Home I lettori ci scrivono Immissioni in ruolo: un capolavoro di mistificazione e ingratitudine

Immissioni in ruolo: un capolavoro di mistificazione e ingratitudine

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Da anni abbiamo atteso un Governo serio, equo e democratico; purtroppo assistiamo ancora una volta alla deprimente continuità con il remoto che talvolta ci fa rimpiangere le miserevoli vicende dei governi passati.

Al riguardo, qualche riflessione sull’immissione in ruolo dei docenti precari che appare un provvedimento divisivo e discriminatorio nella parte in cui esclude dai benefici insegnanti precari che si trovano nella identica condizione culturale e di servizio dei colleghi favoriti.

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Anzi, in non pochi casi, si privilegiano precari privi di servizio e con scarsi titoli professionali, in spregio sia alle direttive europee sul divieto di reiterazione dei contratti a T.D, sia allo stesso spirito del jobs act che, almeno a parole, vorrebbe limitare i contratti di lavoro a termine e, ancor di più, al principio di uguaglianza sostanziale che la Costituzione con forza pone a fondamento del nostro ordinamento democratico.

I miliardi per l’immissione in ruolo (150.000 posti X 28.000 euro lordi annui =4,20 miliardi)

Per l’immissione in ruolo di 150.000 precari la Legge di Stabilità prevede lo stanziamento di otre 4 miliardi di euro. La cosa, a dire il vero, appare alquanto strana dato che a conti fatti la stabilizzazione dovrebbe essere realizzata a costo zero o quasi.

In buona sostanza non si tratta di posti nuovi bensì di cattedre in organico già assegnate ad altrettanti precari che percepiscono una retribuzione equivalente ai docenti di ruolo. Inoltre, gli eventuali posti dell’organico funzionale saranno recuperati in buona parte dall’abolizione delle supplenze.

A cosa serviranno, allora, tutti questi soldi? E’ solo una questione di movimenti contabili da un capitolo all’altro del bilancio statale? E’ forse un altro bluff per dimostrare il finto interesse della politica alla soluzione della questione precari o dovranno essere destinati ad altro? Se così non fosse ci sarebbero soldi in abbondanza per sistemare precari di mezza Italia. Allora, se non è una questione finanziaria perché tante chiacchiere inconcludenti a cassa armonica per la stabilizzazione progressiva dei precari della scuola?

Precari in Gae

I precari in Gae sono docenti che da anni si trovano per puro caso parcheggiati in una graduatoria provinciale che nel frattempo è diventata ad esaurimento (Gae). Grazie alla loro giusta e sacrosanta pressione sindacale vari Governi hanno garantito loro enormi privilegi mai accordati ad altri precari nel corso della storia della scuola italiana.

Hanno avuto la graduatoria bloccata, la precedenza nel conferimento delle supplenze e, in mancanza, anche la certezza dell’indennità economica e del punteggio e soprattutto hanno beneficiato della garanzia della progressiva immissione in ruolo al 50%. Tutti sono ritenuti meritevoli del passaggio in ruolo ope legis (senza concorso) anche di quelli senza servizio, senza esperienza e perfino senza abilitazione(idonei concorso). Per loro non si invoca il concorso pubblico di richiamo costituzionale, non si parla di merito, non si pretende la selezione, la competenza, la professionalità e… non si rispettano le leggi.

“Gli scartati”

Poi ci sono i precari di un’altra graduatoria (II fascia): sono quelli che negli anni di vigenza delle Gae si sono accontentati degli avanzi, degli spezzoni, delle situazioni di disagio; non più giovanissimi ma motivati ed entusiasti, con il loro bagaglio stracolmo di titoli, di anni di servizio, di rinunce, sofferenze, ansie, hanno aiutato a sollevare le condizioni della scuola, hanno contribuito a renderla vivibile ed operativa e ad assicurarne la dignità giorno dopo giorno.

Ciò nonostante, pur con la identica situazione professionale dei loro colleghi Gae sono stati lasciati, solo per sfiga e per ingratitudine politica, a stazionare nell’ultimo girone da dove difficilmente potranno vedere la luce.

Sono gli scartati, gli unici che dovrebbero sacrificarsi per garantire il riscatto di un sistema politico che ha assicurato da sempre l’indulto, l’amnistia, il patteggiamento, le sanatorie agli evasori, agli abusivi, ai fuorilegge, ai delinquenti, ai corrotti e corruttori e che ora non riesce nella sua miserevole miopia a normalizzare una situazione di precarietà da esso stesso generata.