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Aggiornato il 10.09.2025
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In ruolo a 21 anni: “Criticano i giovani dicendo che siamo inesperti, io voglio imparare dai colleghi con entusiasmo” – INTERVISTA

Cosa vuol dire insegnare a 21 anni alle scuole superiori e avere praticamente solo pochi anni in più rispetto ai propri alunni? A raccontarcelo il giovane docente Martin Mansour, che insegnerà da quest’anno, dopo anni di supplenze, in ruolo all’Istituto professionale Cattaneo-Deledda di Modena.

In ruolo a soli 21 anni, dal diploma in soli quattro anni al Concorso docenti

Il suo percorso è particolare: è riuscito a diplomarsi tre anni fa in soli quattro anni anziché cinque in un istituto professionale per la sanità e l’assistenza sociale a Bologna, con la formula dell’abbreviazione per merito. E, immediatamente, la rincorsa alle Gps, con un piccolo rallentamento nel 2022.

Poi le Mad, le supplenze in vari istituti, già da settembre 2022. Fino al ruolo, da Insegnante Tecnico Pratico, dopo aver sostenuto il Concorso Pnrr 2. Il giovane docente ha da sempre voluto insegnare, già da piccolo, e ha fatto di tutto per raggiungere l’agognata cattedra. Ecco cosa ci ha raccontato.

“Essere un docente giovane è una potenzialità”

Essere in ruolo a 21 anni è possibile, soprattutto per chi ha questa passione da quando era piccolo, quindi da tanti anni. Siamo in collegamento telefonico con Martin Monsour. Martin, i docenti giovani hanno davvero una marcia in più oggi? Eh, in che senso e come ti trovi tu con quelli più grandi?

“Io credo che essere un un docente giovane possa essere una potenzialità, una potenzialità in termini di rapporto di fiducia e rapporto che poi diventa anche didattico che si può creare con i propri studenti. Molte persone criticano dicendo che siamo inesperti e quant’altro. Sicuramente avremo tanto da imparare e io con questo spirito entrerò nel mondo della scuola con questa nuova esperienza e cercando anche di imparare dai colleghi più grandi di me che hanno più anni di servizio. Però entro con molto entusiasmo, con una ventata di innovazione, con una preparazione che comunque c’è e chiaramente i concorsi accertano questo aspetto e tanta voglia di mettermi in gioco”.

Quali difficoltà hai vissuto per diventare insegnante, se ne hai vissute e cosa cambieresti?

“Premetto che subito dopo il diploma ho avuto esperienze di insegnamento come supplente nella scuola primaria con incarichi brevi da tramite messa a disposizione e poi interpello. Quindi, comunque, sono già 3 anni che che lavoro nel mondo scuola e mi sono trovato molto molto bene nella scuola primaria e nella scuola dell’infanzia e questo mi ha fatto sì che io potessi comunque già familiarizzare con l’ambiente scolastico e sicuramente parliamo di un ordine di scuola differente da quello in cui andrò a lavorare adesso, però è stato sicuramente molto utile per entrare nel meccanismo scolastico, capire certe dinamiche. il fatto di essere supplente breve sicuramente porta con sé anche delle difficoltà legate a conoscere sempre nuovi studenti, nuovi alunni, nuovi colleghi, adattarsi alle regole di ciascuna scuola, eh familiarizzare anche con l’ambiente, con la programmazione, cambiare spesso disciplina. Al contempo, però queste sono anche gli aspetti positivi. Il fatto di poter vedere contesti anche socioculturali, socioeconomici differenti, ha fatto sì che il mio bagaglio culturale si arricchisse.

Quali strumenti ti sono stati utili per diventare insegnante e anche il nostro sito immagino ti sia stato d’aiuto.

“Assolutamente sì. Diciamo che Internet è stata un po’ la la mia fonte primaria. Ho avuto modo di conoscere, per esempio, l’abbreviazione per merito, conoscere anche la figura dell’insegnante tecnico-pratico e vedere quali fossero i requisiti per accedere alle classi di concorso della tabella B”.

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