Breaking News
14.07.2025

In un liceo di Trento 1 candidato su 4 non arriva al diploma. La provincia ai prof: cambiate modello e adeguatevi al nostro piano

Tempi duri per i prof del liceo Prati di Trento, ritenuta scuola di alto livello, ma sorvegliato speciale per l’eccessivo rigore.

I primi, e come al solito, a lamentarsi sono stati i genitori che denunciano, fra le altre cose, “un clima teso e senza umanità” che determinerebbe, si legge sul Corriere della Sera, un elevato tasso di bocciature. 

E dunque, e siccome i dati sono quelli, ecco intervenire la Provincia, con tutto il suo peso politico, che manda una ispezione a seguito della quale viene confermato quanto segnalato da genitori e alunni: troppo rigore.

Scrive una alunna in una lettera, diventata virale: “A volte pare che per alcuni insegnanti sia normale trattarci con durezza. Molti di noi rinunciano a qualsiasi attività extra scolastica per far fronte a un carico di studio che divora ogni energia. Ma il prezzo da pagare è alto, e lo paghiamo con l’ansia, con crisi di pianto, con quella sensazione costante di non essere mai abbastanza. Eppure tutto continua come se nulla fosse”.

E l’ispezione avrebbe evidenziato ben cinque criticità, secondo l’assessore all’istruzione: l’elevato tasso di selezione, tanto che si ritira o viene bocciato 1 studente su 4 e “lo scorso anno scolastico in quarta ginnasio, ci sono state sette bocciature”; 

la pressione valutativa, nel senso che i voti vengono usati “in modo penalizzante senza arrivare al massimo e mediamente inferiori rispetto alla media delle altre scuole”; 

ciò innesca un clima di ansia, in particolare rispetto all’eccessiva pressione esercitata da parte di alcuni docenti. 

A queste tre criticità si aggiungono gli aspetti tecnici: turnover pesante del personale ata che rende complicato gestire le cose; 

forte criticità nei percorsi di supporto alle difficoltà, a partire dagli studenti Bes, arrivando alle strategie di rafforzamento, di recupero delle materie”.

La Provincia di Trento dunque in trincea contro i prof del liceo Prati, i quali d’ora in avanti saranno “seguiti da vicino “con diversi step di monitoraggio e valutazioni da rifare. Abbiamo consegnato all’istituto un piano di miglioramento con diverse aree di intervento e azioni da attuare entro delle deadline”.

“Se così tante persone stanno male è una scuola ingiusta, non è una scuola seria”, si legge sul Corriere, e dopo l’ispezione sarebbe pure un’analisi per mettere a punto un piano di miglioramento, così come lo chiama il Dipartimento istruzione: “Ci si aspetta dal dirigente scolastico che metta in campo le azioni per far sì che situazioni come quelle che ci sono non ci siano più – dice l’assessore. – Nel piano c’è tutto, obiettivi e azioni da mettere in atto. Con le tempistiche e diversi step di monitoraggio. Rifaremo le valutazioni opportune tra qualche tempo. La prima scadenza? A fine luglio”

Dove non può la magistratura, può la politica che entra a piè giunti (o a gamba tesa) sulle cose della scuola, imponendo il suo diktat attraverso “un piano di intervento” al quale i prof devono attenersi, senza tenere conto né della libertà di insegnamento, né dell’autonomia didattica della scuola, né della professionalità dei docenti, né della loro personalità di professionisti della cultura.

Un passo ulteriore per condizionare l’istruzione e il giudizio valutativo dei consigli di classe, con l’evidente primato della politica che decide cosa fare e come fare anche su una materia estranea ai suoi compiti.

Ci domandiamo tuttavia che succederebbe se i prof non si adeguassero a questa sorta di dettato della Provincia di Trento, anche se appare evidente la robusta intimidazione: verrebbero puniti, licenziati, sculacciati, messi alla gogna? 

In ogni caso sembra pure di capire che l’amministrazione trentina in questo modo, cavalcando cioè la protesta, tenterebbe di blandire genitori e alunni, nella prospettiva di acchiappare voti e consensi.

Ma un’altra riflessione pretende pure di sottolineare quell’altra questione, relativa al rifiuto da parte di alcuni ragazzi di sostenere la prova orale dell’esame di maturità. Anche questi sono “segnali che ci arrivano dalle classi a fine anno scolastico”, segnali di qualcosa che non funziona come dovrebbe, insieme a quel 50 per cento di studenti insufficiente in italiano e matematica.

Da qui pure  l’invito a considerare l’istruzione e la formazione come i cardini principali e dunque più importanti del nostro Paese che se vuole progredire, invece di diktat e proclami, ha bisogno di docenti motivati e preparati, giammai imbeccati, intimiditi e svalutati.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate

I nostri Corsi