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Inaugurato a Catania l’Istituto Francesco Ventorino

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Una grande festa per gli studenti che già lo frequentano, per gli insegnanti che li conducono nell’avventura dello studio come scoperta della realtà, per le famiglie che hanno scelto di affidarli a questa “scuola-campus” pensata per accoglierli e accompagnarli in tutta la loro crescita.

Una grande festa per coloro che da sempre, con grande affetto e partecipazione, seguono e sostengono l’opera della Fondazione Sant’Orsola e per coloro che portano nel proprio cuore il segno dell’incontro con Don Francesco Ventorino. Ma una grande festa anche per l’intera città di Catania, che da oggi arricchisce la propria offerta didattica con una realtà scolastica grande, innovativa, inclusiva, pronta sin da quest’anno ad accogliere tanti altri bambini e ragazzi per le attività extracurriculari.

Tutto questo è stata, ieri pomeriggio, la cerimonia di inaugurazione dell’Istituto Francesco Ventorino, che eredita la lunga storia del Sant’Orsola, scuola che ha già formato numerose generazioni di studenti negli ultimi decenni, ma che con il trasferimento nell’istituto che fu dei Salesiani cambia, “diventa grande” negli spazi e nei progetti per il futuro.

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Un nuovo punto di inizio e una nuova prospettiva a cui fa già da buon viatico proprio la nuova intitolazione a Don Francesco Ventorino, scomparso nell’agosto del 2015: con lui è iniziata l’avventura che ha portato alla nascita della Fondazione Sant’Orsola e nel suo nome ora prosegue, con un approccio sempre attento ad offrire ai ragazzi una significativa e qualificata esperienza educativa, come formazione globale dal punto di vista umano, culturale e sociale.

Non a caso a tenere a battesimo l’Istituto col nome di “Don Ciccio” è arrivato direttamente Don Julian Carron, il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione. “Come diceva lui, non si tratta solo di apprendere un metodo, ma di imparare uno sguardo”, ha detto Don Carron: “È questa oggi la grande sfida dell’insegnamento ai giovani ed è veramente coraggioso che voi lo stiate facendo con un’opera come questa in tempi come questi. Dobbiamo dare ai nostri ragazzi gli strumenti per entrare nel reale, per saper giudicare tutto, per raggiungere una certezza che consenta loro di vivere ovunque vadano, portando un solido punto di riferimento dentro se stessi pur muovendosi in un mondo incerto. Se noi generiamo uomini e donne con questa coscienza di sé, avremo vinto la sfida del tempo presente: qui sta l’importanza di contare su testimoni che incarnino questa possibilità di vivere, sapendo che l’educazione è innanzitutto comunicazione di sé. Noi educatori, gli insegnanti, i genitori, abbiamo questo compito: spingere i ragazzi ad allargare la ragione e renderli sicuri che tutte le sfide del mondo e della vita saranno sempre per loro delle sfide per crescere”.

Con Don Carron, al taglio del nastro hanno voluto essere presenti l’Arcivescovo di Catania S.E. Mons. Salvatore Gristina, l’Arcivescovo di Monreale S.E. Mons. Michele Pennisi, il sindaco di Catania Salvo Pogliese e l’assessore alla Pubblica Istruzione Barbara Mirabella, l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla, l’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità Marco Falcone, il rettore dell’Università di Catania prof. Francesco Basile e numerose altre autorità civili e religiose.

Sono stati loro, durante il giro inaugurale, a scoprire ed esplorare per primi la consapevolezza che ha sostenuto l’intero progetto: anche gli spazi insegnano, permettendo a chi li vive – insegnanti e alunni – di lavorare in maniera più proficua e dinamica. Proprio quella consapevolezza che ha spinto la Fondazione a compiere questo ulteriore passo di consolidamento e sviluppo: ora la scuola ha a disposizione 14500 metri quadri di superficie, di cui 8500 metri quadri coperti, che oltre alle aule per la scuola dell’infanzia (italiano e inglese) e la scuola primaria e secondaria primo grado, contano un ampio cortile, una palestra regolamentare, un campo di calcio a 11, un campo polivalente da basket e volley, un teatro da 340 posti, una Chiesa da 500 posti, palestre per scherma, arti marziali e ginnastica ritmica, una mensa di 120 posti con centro cottura interno, bar, sale ricreative e auditorium da 150 posti. Una vera e propria cittadella pensata per essere interamente uno spazio educativo, dalla stanza “scoprimondo” per i bambini più piccoli ai laboratori di scienze, arte, musica, informatica per i più grandi, dalle aree sportive alla biblioteca open space e al giardino in cui fermarsi a leggere e studiare.

A rendere possibile la realizzazione – peraltro in tempi record – di questo progetto, completando i lavori e acquistando gli arredi, sono intervenuti numerosissimi contributi che la Fondazione ha ricevuto in questi mesi, contributi che si sono concretizzati sotto la forma di un entusiasmante lavoro volontario collettivo, così come attraverso significative erogazioni liberali e progetti di sponsorship o partenrship, coerentemente con la tradizione dell’Istituto, da sempre aperto al dialogo e al confronto con il territorio.

“Cominciamo a realizzare ciò che Don Ciccio sempre ci sollecitava: un’opera bella e grande per la città”, ha concluso il Presidente della Fondazione Sant’Orsola, avv. Michele Scacciante: “Nell’amicizia con lui abbiamo sperimentato la bellezza, la grandezza e il rischio della vita. È per questo che, mentre in tutta Italia tante esperienze di scuole non statali chiudono, in assoluta controtendenza noi ne apriamo una: con tutti coloro che partecipano all’opera della Fondazione e la sostengono, condividiamo il desiderio di dare un contributo concreto alla crescita delle nuove generazioni, accompagnandole nel loro tentativo di cammino, di ricerca, di sogno. Ed è un desiderio vivo nel cuore di tanti, se è vero che decine di imprenditori e semplici cittadini si sono lasciati tirar dentro questo progetto e hanno accettato di dare il loro contributo per fare una scuola, comprendendo che l’educazione è il primo strumento di vero cambiamento della nostra società. Nel ringraziare tutti coloro che hanno reso per noi possibile arrivare fin qui – ha concluso Scacciante – ringrazio in particolare Don Carron, che con la sua presenza a Catania non ci dà solo un grande motivo di gioia ma ci ricorda che ora la nostra responsabilità è tutta nella prosecuzione di quest’opera”.