Sessanta prof universitari si sono espressi contro i nuovi programmi di filosofia con una petizione: tra i firmatari, come riporta La Repubblica, ci sono Massimo Cacciari, Giuseppe Licata e Gaetano Lettieri. Le Indicazioni Nazionali del secondo ciclo, lo ricordiamo, sono state pubblicate, sotto forma di bozza, il 22 aprile.
Dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe meritevoli di essere studiati, scrivono i docenti nella petizione, i programmi elaborati dalla commissione procedono alla “temeraria esclusione” di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, “veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico”. Di chi si parla? Per limitarsi “ai casi più sconcertanti” mancano Spinoza, Leibniz e Marx.
A replicare, su La Repubblica, è stata Loredana Perla, presidente della Commissione incaricata dal ministro dell’Istruzione e del Merito per la revisione dei programmi. “Solo indicazioni, agli insegnanti nessuna imposizione. Le loro correnti sono menzionate, i nuovi programmi sono al centro di una democratica consultazione in cui ogni contributo verrà tenuto in considerazione”.
La docente nell’ateneo di Bari, ha voluto anzitutto ringraziare per le loro riflessioni i firmatari dell’appello, tra cui compaiono a esempio Massimo Cacciari, Giuseppe Licata e Gaetano Lettieri. “Questo è il momento – spiega – in cui sta avvenendo una democratica consultazione con tutte le persone interessate alla migliore formulazione delle Indicazioni nazionali e ogni contributo verrà tenuto in considerazione”.
Perla aggiunge che già nei giorni scorsi si è svolto un lungo incontro con tutte le associazioni che si occupano di filosofia in Italia, “nell’ambito del quale, oltre all’apprezzamento per l’impostazione delle Indicazioni, sono state avanzate utili proposte di modifica”.
In tutto il percorso di elaborazione delle nuove indicazioni, precisa che “vi è stata una costante consultazione con le Società di Filosofia appartenenti alla Consulta Nazionale di Filosofia e con la comunità filosofica italiana”.
L’impostazione stessa dell’insegnamento della filosofia, secondo la proposta della Commissione, “consta di due percorsi complementari e integrabili: un percorso che parte dai problemi che la filosofia è in grado di affrontare, e che poi contestualizza questi problemi con precisi riferimenti a testi e autori della storia del pensiero, e un percorso che propone una ricostruzione diacronica della storia della filosofia, mettendo in evidenza le questioni di fondo che i filosofi nei secoli hanno affrontato”.
Dunque, secondo Perla, “il dibattito su chi c’è e chi manca fra i filosofi elencati rischia di essere collegato solo al secondo approccio e di fraintendere l’intero impianto delle Indicazioni”. Insomma, si tratta di “indicazioni”. “Fanno riferimento alla libertà e all’esperienza del docente nel costruire il percorso di studio, pur nominando autori imprescindibili, ma non ritengono di dover imporre agli insegnanti un elenco obbligatorio o una sequela di autori da trattare”, ha concluso Perla.
Ecco la scheda del Mim sulle Indicazioni Nazionali per i licei: “Con il testo licenziato dalla commissione ministeriale e da oggi offerto alla consultazione pubblica e ai diversi stakeholders, l’Italia compie un passo significativo nella ridefinizione del secondo ciclo di istruzione. Non si tratta di una semplice revisione di programmi: è un ripensamento strutturale della funzione formativa del Liceo, del rapporto tra discipline e tra scuola e società.
Una delle novità più rilevanti sul piano didattico-epistemologico è l’introduzione di una sezione intitolata “Perché studiare questa disciplina”. Questa sezione pone un’esigenza che è epistemologica e didattica insieme: illuminare il valore formativo di ogni disciplina, agganciando i saperi appresi alla realtà contemporanea e alla motivazione ad apprendere degli studenti.
Forse la novità più attesa dagli addetti ai lavori: la Geostoria scompare. Al primo biennio, Storia e Geografia tornano a configurarsi come discipline distinte, ciascuna con la propria specificità metodologica e, per la Geografia, con manuali propri. La Geografia recupera la sua autonomia scientifica e torna a formare cittadini capaci di orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo. La Storia, invece, estende il proprio arco temporale fino alla svolta cinese e ai nuovi equilibri geopolitici, con una scansione che dal nucleo euro-occidentale si apre progressivamente ai nuovi scenari globali. La centralità della storia dell’Italia e dell’Occidente non è un ripiegamento provinciale: è riconoscimento dell’eredità universale che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno — la statualità, i diritti della persona, i fondamenti della ricerca scientifica.
La scelta di incentrare lo studio della storia sulle vicende dell’Italia e dell’Occidente risponde a un’esigenza di profondità, non di chiusura e ovviamente non significa affatto non studiare le altre civiltà e la loro storia.
Le nuove Indicazioni di matematica non si limitano a riordinare i nuclei tematici: propongono un ripensamento profondo della disciplina come esperienza intellettuale. Le tecniche restano, ma cessano di essere il fine. Diventano strumenti per comprendere concetti, modelli e decisioni — ovvero per esercitare quella cittadinanza attiva e critica che è l’obiettivo ultimo del percorso liceale.
Tre novità strutturali meritano attenzione. La prima: l’errore è riconosciuto come parte integrante del lavoro intellettuale, momento fecondo da attraversare con consapevolezza — non stigma da evitare. La seconda: per la prima volta, le Indicazioni trattano esplicitamente il tema dell’intelligenza artificiale, affidando alla matematica il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di AI. La terza: il quinto anno introduce uno spazio strutturato di approfondimento in cui lo studente connette la matematica alla scienza, alla storia delle idee o ai propri interessi personali.
Questa apertura interdisciplinare e alla storia del pensiero matematico riposiziona la disciplina: non più torre d’avorio, ma sistema di idee in dialogo con tutti gli ambiti del sapere.
In attuazione della Legge 132/2025 e dell’AI Act europeo, l’intelligenza artificiale entra nei Licei non come oggetto di fascinazione tecnologica, ma come territorio critico da governare. L’obiettivo è formare una coscienza digitale capace di distinguere tra la simulazione algoritmica — la doxa — e il sapere validato — l’epistéme. L’IA è al tempo stesso oggetto di studio e dispositivo metodologico: gli studenti imparano a usarla consapevolmente, ma anche a interrogarla, a riconoscerne i limiti, a tutelarne i confini rispetto alla propria libertà intellettuale. Il pensiero matematico e il pensiero critico diventano le due leve attraverso cui la scuola presidia l’autonomia del soggetto nell’era degli algoritmi.
L’obiettivo non è addestrare studenti all’uso degli strumenti digitali: è formarli a governarli con consapevolezza.
Il rilancio della lettura come pratica identitaria è uno dei fili rossi delle nuove Indicazioni. Lo scopo dell’insegnamento letterario è che gli studenti prendano gusto alla lettura — e che da ciò che leggono ricavino strumenti per capire meglio se stessi e il mondo. Una formulazione semplice, quasi disarmante, ma di grande densità pedagogica. La letteratura del passato è presentata come specchio dell’esperienza umana da mettere in relazione con quella ancora acerba degli studenti. Leggere i classici non è un atto di deferenza verso il canone: è un modo per capire da dove si viene, cosa si pensa, cosa si desidera. E per poter cambiare, crescere, auto-crearsi. La lingua italiana, in questo quadro, è bene culturale da salvaguardare — lo ribadisce la Corte costituzionale — e strumento di accesso alla conoscenza in un contesto plurilingue.
La Filosofia nei Licei assume una doppia caratterizzazione. Da un lato è pratica concreta — esercizio di riflessione, interrogazione, giudizio, argomentazione. Dall’altro consegna un sapere storico e teorico, una tradizione di autori e testi da conoscere e approfondire. Le due dimensioni non si escludono: si integrano nella formazione di studenti capaci di argomentare una tesi anche in forma scritta, di riconoscere la diversità dei metodi con cui la ragione giunge a conoscere il mondo. Un approccio che richiede ai docenti di uscire dalla comodità del commento storiografico per entrare nella dimensione del laboratorio del pensiero — dove l’errore, l’incertezza e il conflitto tra posizioni diverse diventano risorse e non ostacoli.
In continuità con la scuola del primo ciclo, i Licei dedicano ampio spazio all’educazione emotiva e relazionale così come al contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione. Il rispetto è riconosciuto come presupposto etico che precede e fonda l’agire civile: non una norma da rispettare, ma una disposizione da coltivare. La scuola è chiamata a costruire i fondamenti della convivenza pluralistica, dove l’inclusione non è concessione ma architrave della cultura occidentale moderna. La cura delle relazioni e dell’empatia è presentata come dimensione strutturale del curricolo — non come aggiunta soft alla formazione disciplinare. Una scelta che interpella in modo diretto la professionalità docente e la cultura organizzativa delle scuole”.
Dopo la pubblicazione del documento sarà sottoposto al Cspi e ad altri organi di controllo prima della firma definitiva del ministro prima dell’adozione, presumibilmente, nel settembre 2027.
Torna la geografia, come materia autonoma – addio alla “geostoria” –, ma in compenso la storia sarà incentrata più sull’eredità dell’Occidente e meno sul resto del mondo. L’Eurasia e l’Estremo Oriente faranno capolino invece nei programmi di lingue, dove verranno introdotti dei sillabi specifici per il russo e il cinese, che mancavano nelle vecchie indicazioni.
Lo studio del greco antico, inoltre, scrive La Repubblica, prevederà la drammatizzazione come strumento didattico.
Anche le ore di italiano saranno ispirate al principio del “primato della lingua italiana “richiamato dalla Corte Costituzionale. Ci sarà un paragrafo specifico anche sull’Intelligenza artificiale che dovrebbe essere impiegata trasversalmente un po’ in tutte le discipline – previa (si suppone) accurata formazione dei docenti che in genere dei nuovi chatbot ne sanno assai meno dei loro alunni.