Indicazioni Nazionali secondo ciclo, ci siamo: ieri, 22 aprile, è stato pubblicato il testo della bozza del nuovo documento volto a riformare i programmi della scuola secondaria di secondo grado.
Il celebre docente Christian Raimo, che insegna in un liceo, ha criticato il nuovo assetto con un post su Facebook: “Le ore di educazione civica sono obbligatorie, non possono essere un’ora di meno. Le ore di orientamento sono obbligatorie, non possono essere un’ora di meno. Le ore di formazione scuola lavoro sono obbligatorie, non possono essere un’ora di meno. Le ore per fare le prove Invalsi sono obbligatorie, non possono essere un’ora di meno. Le ore del corso della sicurezza sono obbligatorie, non possono essere un’ora di meno. Le ore dei progetti Pon sono obbligatorie, non possono essere un’ora di meno. I due, tre, quattro, sei voti a quadrimestre sono obbligatori, non possono essere uno di meno. Metteteci le giornate della memoria, del ricordo, della terra, dell’Europa, delle forze armate, e così”.
“Le uniche ore di fatto facoltative sono quelle di storia, italiano, filosofia, scienze, latino, educazione motoria, arte, eccetera. Infatti, quest’anno, pur’essendo presente, grazie a Dio, praticamente sempre, di ore di filosofia e storia fino a aprile ne ho fatte una sessantina in tutto. I professori che magari si ammalano, quelli con la 104, quelli che hanno un incidente, quelli che hanno delle visite mediche, quelli che hanno dei permessi per la formazione professionale, quante sono riusciti a farne, sul serio? Io le mie per come stanno le cose avrei dovute passarle a interrogare e mettere voti, e non so se mi sarebbero bastate. E invece mi sono incarognito e qualcosa ho anche spiegato, abbiamo anche discusso delle volte intorno al marxismo e al positivismo, sulla prima guerra mondiale e la sua rappresentazione, e letto addirittura di straforo qualche testo. Storiografia, hanno idea di che cos’è, ormai è davvero una rarità”.
“È chiaro che quello che succede dopo la seconda guerra mondiale non è stato, a parte qualche incursione capricciosa, argomento di lezione. Ma ieri sono uscite le nuove Indicazioni nazionali e ci dicono che dobbiamo arrivare alle Torri Gemelle e al miracolo cinese. Anche io sarei d’accordo. E invece delle sperimentazioni in quattro anni al posto di cinque inserirei quelle di sei, il 5+1, un anno in più di scuola così com’è, filosofia, storia, italiano, inglese, biologia, chimica… in cui si fa scuola con un metodo semplice: la calma”, ha concluso.
Si apre ora la fase di consultazione con il mondo della scuola. Per la prima volta le Indicazioni saranno inviate specificamente anche ai rappresentanti delle Consulte studentesche. Il Ministro le adotterà ufficialmente solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica.
Ecco la scheda del Mim: “Con il testo licenziato dalla commissione ministeriale e da oggi offerto alla consultazione pubblica e ai diversi stakeholders, l’Italia compie un passo significativo nella ridefinizione del secondo ciclo di istruzione. Non si tratta di una semplice revisione di programmi: è un ripensamento strutturale della funzione formativa del Liceo, del rapporto tra discipline e tra scuola e società.
Una delle novità più rilevanti sul piano didattico-epistemologico è l’introduzione di una sezione intitolata “Perché studiare questa disciplina”. Questa sezione pone un’esigenza che è epistemologica e didattica insieme: illuminare il valore formativo di ogni disciplina, agganciando i saperi appresi alla realtà contemporanea e alla motivazione ad apprendere degli studenti.
Forse la novità più attesa dagli addetti ai lavori: la Geostoria scompare. Al primo biennio, Storia e Geografia tornano a configurarsi come discipline distinte, ciascuna con la propria specificità metodologica e, per la Geografia, con manuali propri. La Geografia recupera la sua autonomia scientifica e torna a formare cittadini capaci di orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo. La Storia, invece, estende il proprio arco temporale fino alla svolta cinese e ai nuovi equilibri geopolitici, con una scansione che dal nucleo euro-occidentale si apre progressivamente ai nuovi scenari globali. La centralità della storia dell’Italia e dell’Occidente non è un ripiegamento provinciale: è riconoscimento dell’eredità universale che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno — la statualità, i diritti della persona, i fondamenti della ricerca scientifica.
La scelta di incentrare lo studio della storia sulle vicende dell’Italia e dell’Occidente risponde a un’esigenza di profondità, non di chiusura e ovviamente non significa affatto non studiare le altre civiltà e la loro storia.
Le nuove Indicazioni di matematica non si limitano a riordinare i nuclei tematici: propongono un ripensamento profondo della disciplina come esperienza intellettuale. Le tecniche restano, ma cessano di essere il fine. Diventano strumenti per comprendere concetti, modelli e decisioni — ovvero per esercitare quella cittadinanza attiva e critica che è l’obiettivo ultimo del percorso liceale.
Tre novità strutturali meritano attenzione. La prima: l’errore è riconosciuto come parte integrante del lavoro intellettuale, momento fecondo da attraversare con consapevolezza — non stigma da evitare. La seconda: per la prima volta, le Indicazioni trattano esplicitamente il tema dell’intelligenza artificiale, affidando alla matematica il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di AI. La terza: il quinto anno introduce uno spazio strutturato di approfondimento in cui lo studente connette la matematica alla scienza, alla storia delle idee o ai propri interessi personali.
Questa apertura interdisciplinare e alla storia del pensiero matematico riposiziona la disciplina: non più torre d’avorio, ma sistema di idee in dialogo con tutti gli ambiti del sapere.
In attuazione della Legge 132/2025 e dell’AI Act europeo, l’intelligenza artificiale entra nei Licei non come oggetto di fascinazione tecnologica, ma come territorio critico da governare. L’obiettivo è formare una coscienza digitale capace di distinguere tra la simulazione algoritmica — la doxa — e il sapere validato — l’epistéme. L’IA è al tempo stesso oggetto di studio e dispositivo metodologico: gli studenti imparano a usarla consapevolmente, ma anche a interrogarla, a riconoscerne i limiti, a tutelarne i confini rispetto alla propria libertà intellettuale. Il pensiero matematico e il pensiero critico diventano le due leve attraverso cui la scuola presidia l’autonomia del soggetto nell’era degli algoritmi.
L’obiettivo non è addestrare studenti all’uso degli strumenti digitali: è formarli a governarli con consapevolezza.
Il rilancio della lettura come pratica identitaria è uno dei fili rossi delle nuove Indicazioni. Lo scopo dell’insegnamento letterario è che gli studenti prendano gusto alla lettura — e che da ciò che leggono ricavino strumenti per capire meglio se stessi e il mondo. Una formulazione semplice, quasi disarmante, ma di grande densità pedagogica. La letteratura del passato è presentata come specchio dell’esperienza umana da mettere in relazione con quella ancora acerba degli studenti. Leggere i classici non è un atto di deferenza verso il canone: è un modo per capire da dove si viene, cosa si pensa, cosa si desidera. E per poter cambiare, crescere, auto-crearsi. La lingua italiana, in questo quadro, è bene culturale da salvaguardare — lo ribadisce la Corte costituzionale — e strumento di accesso alla conoscenza in un contesto plurilingue.
La Filosofia nei Licei assume una doppia caratterizzazione. Da un lato è pratica concreta — esercizio di riflessione, interrogazione, giudizio, argomentazione. Dall’altro consegna un sapere storico e teorico, una tradizione di autori e testi da conoscere e approfondire. Le due dimensioni non si escludono: si integrano nella formazione di studenti capaci di argomentare una tesi anche in forma scritta, di riconoscere la diversità dei metodi con cui la ragione giunge a conoscere il mondo. Un approccio che richiede ai docenti di uscire dalla comodità del commento storiografico per entrare nella dimensione del laboratorio del pensiero — dove l’errore, l’incertezza e il conflitto tra posizioni diverse diventano risorse e non ostacoli.
In continuità con la scuola del primo ciclo, i Licei dedicano ampio spazio all’educazione emotiva e relazionale così come al contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione. Il rispetto è riconosciuto come presupposto etico che precede e fonda l’agire civile: non una norma da rispettare, ma una disposizione da coltivare. La scuola è chiamata a costruire i fondamenti della convivenza pluralistica, dove l’inclusione non è concessione ma architrave della cultura occidentale moderna. La cura delle relazioni e dell’empatia è presentata come dimensione strutturale del curricolo — non come aggiunta soft alla formazione disciplinare. Una scelta che interpella in modo diretto la professionalità docente e la cultura organizzativa delle scuole”.
Dopo la pubblicazione del documento sarà sottoposto al Cspi e ad altri organi di controllo prima della firma definitiva del ministro prima dell’adozione, presumibilmente, nel settembre 2027.
Torna la geografia, come materia autonoma – addio alla “geostoria” –, ma in compenso la storia sarà incentrata più sull’eredità dell’Occidente e meno sul resto del mondo. L’Eurasia e l’Estremo Oriente faranno capolino invece nei programmi di lingue, dove verranno introdotti dei sillabi specifici per il russo e il cinese, che mancavano nelle vecchie indicazioni.
Lo studio del greco antico, inoltre, scrive La Repubblica, prevederà la drammatizzazione come strumento didattico.
Anche le ore di italiano saranno ispirate al principio del “primato della lingua italiana “richiamato dalla Corte Costituzionale. Ci sarà un paragrafo specifico anche sull’Intelligenza artificiale che dovrebbe essere impiegata trasversalmente un po’ in tutte le discipline – previa (si suppone) accurata formazione dei docenti che in genere dei nuovi chatbot ne sanno assai meno dei loro alunni.