Home Attualità Inizio scuola. Figliuolo: 83% di docenti vaccinati, ma dobbiamo fare di più

Inizio scuola. Figliuolo: 83% di docenti vaccinati, ma dobbiamo fare di più

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Il generale Figliuolo, commissario per l’emergenza, a Radio 24 interviene sul tema dei vaccini, dell’inizio scuola, delle mascherine.

“600 mila dosi iniettate giornalmente. Il nuovo tetto?” viene chiesto al generale. Figliuolo chiarisce: “Oggi siamo a 39 milioni di somministrazioni, questo porta ad avere quasi il 48% di italiani che hanno ricevuto una prima dose con una efficienza della macchina erogatrice che va oltre il il 90%. La bella Italia che si mette insieme, fa squadra e vince. Dalla prossima settimana potremo anche fare meglio ma dovremo avere una dose più massiccia di vaccini”.

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Diminuzione del ritmo in agosto?

“La sfida si vince tra giugno e luglio. Ad agosto forse piccola flessione ma l’invito agli italiani è quello di continuare ad aderire alla campagna. L’abbassamento dell’ospedalizzazione e dei decessi è anche frutto dell’adesione dei nostri concittadini alla campagna vaccinale”.

Vaccini in vacanza è più uno spot che una necessità. I lavoratori non residenti possono già vaccinarsi fuori regione, anche in sede di prenotazione,” ci ricorda il commissario Figliuolo.

80% di vaccinati entro fine settembre?

“L’obiettivo è avere l’80% di italiani vaccinati per fine settembre. Previsione eccessiva?” è un’altra domanda che l’intervistatore rivolge al commissario Figliuolo. “Il tema dello scetticismo c’è – ammette il generale – ma i valori del virus in questo momento non sono preoccupanti e si vede tangibilmente il risultato. Tuttavia continueremo a spingere sulla capillarizzazione”.

Quanti vaccini servono per il 2022?

Figliuolo precisa: “Oggi la comunità scientifica non ha ancora certezza sulla durata della copertura vaccinale. Noi ci stiamo organizzando come se questo vaccino durasse un anno e stiamo già opzionando le dosi necessarie”.

Ancora una gestione con gli hub o una gestione più ordinaria?

“Dovremo andare verso un’organizzazione più ordinaria, con un passaggio dagli hub più grandi agli ospedali, i nosocomi, i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, le farmacie e i punti vaccinali aziendali”.

Il mondo della scuola

La sollecitazione dell’intervistatore: “Lei ha chiesto al mondo della scuola ditemi cosa vi serve per l’inizio dell’anno scolastico in sicurezza e noi ve lo daremo. ha ricevuto risposte?”

Il commissario Figliuolo ha risposto: “Siamo in un stato avanzato di ragionamenti, ma quello che va detto è che noi abbiamo l’arma della vaccinazione, circa l’83% del personale scolastico è vaccinato ma dobbiamo fare qualche sforzo in più; e ora iniziamo con i 12enni”.

E ha continuato: “Le scuole si devono aprire in presenza grazie alla vaccinazione, poi continueremo con il tracciamento e con la mascherina almeno per il primo periodo scolastico, poi valuteremo i rischi”.

Polemiche sul vaccino AstraZeneca

Intanto sul vaccino AstraZeneca nuove polemiche, a seguito della diciottenne che ha manifestato effetti trombotici dopo essersi sottoposta al vaccino anglo-svedese, un vaccino che – lo ricordiamo – oggi in Italia per volontà dell’Aifa, è sconsigliato sotto i 60 anni. Non vige alcun divieto ma la raccomandazione è di somministrare il vaccino con attenzione all’anagrafica dei soggetti e anche al genere, peraltro, dato che in molti casi sono state le donne a manifestare effetti particolarmente seri.

L’immunologa Antonella Viola, ad esempio, ha più volte ribadito che AstraZeneca non venga somministrato a donne giovani. In questi giorni, intervistata sul Corriere della Sera, ha affermato: “È sbagliatissimo proporre questi vaccini ai giovani, specialmente alle donne. Sono sempre stata convinta che non bisognerebbe darli a persone di età inferiore ai 55 anni”. Per i più giovani, infatti, i rischi sono più elevati dei benefici, dato che “nei più giovani il pericolo di avere conseguenze gravi a causa del Covid è molto basso”. Insomma, il gioco non vale la candela tra i giovani e giovanissimi. Un tema che pone una questione etica, come ha precisato anche il microbiologo Andrea Crisanti, in quanto ci ritroviamo a dovere scegliere tra le esigenze di raggiungere l’immunità di gregge (che non si raggiungerebbe se i più giovani non si vaccinassero) e l’esigenza di tutelare la salute di chi dal vaccino non avrebbe benefici all’altezza dei rischi.

Così oggi ci si interroga sulla scelta di molte regioni di distribuire il vaccino AstraZeneca già a partire dai 18enni, come nel caso dei maturandi e dei vari open day.

Sull’argomento il commissario Figliuolo chiarisce: “Sicuramente il vaccino toglie la terra da sotto i piedi al virus, poi che si debbano fare discorsi di costi-benefici legati anche alla curva epidemiologica è anche questo un fatto. Noi sappiamo che questi vaccini possono essere somministrati a tutte le fasce di età, ma siamo sempre pronti ad applicare le raccomandazioni”.