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Insegnamento delle lingue straniere in Europa

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Oltre a presentare una panoramica della situazione attuale, il rapporto rete Eurydice, Key Data on Teaching Languages at School in Europe 2012, prodotto in stretta collaborazione con la Commissione europea, offre un quadro completo dei sistemi di insegnamento delle lingue in 32 paesi e una serie temporali utili per individuare le tendenze nell’insegnamento delle lingue negli ultimi anni .
Intanto appare importante il fatto che gli studenti europei iniziano ad apprendere le lingue straniere sempre più precocemente,tra i 6 e i 9 anni, mentre nella Comunità tedesca del Belgio, gli studenti iniziano addirittura prima, a livello prescolare, già dall’età di 3 anni. Di fatto molti paesi hanno introdotto, negli ultimi anni, riforme per iniziare l’apprendimento della lingua straniera ad un’età più precoce.
Altro dato messo in luce dallo studio è il numero sempre più elevato di studenti che impara due lingue straniere e infatti nella maggior parte dei paesi europei imparare due lingue straniere per almeno un anno durante l’istruzione obbligatoria è obbligatorio per tutti gli studenti con l’inglese come lingua straniera dominante in Europa.
Al secondo posto, nella maggior parte dei paesi, dopo l’inglese viene il tedesco, o il francese, come seconda lingua straniera più insegnata. Lo spagnolo si attesta la terza o quarta posizione fra le lingue più insegnate in un significativo numero di paesi, specialmente a livello secondario superiore.
Lo stesso vale per l’italiano ma in un numero più basso di paesi.
Pochissimi studenti imparano lingue diverse da inglese, francese, spagnolo, tedesco o russo.
Nel 2009/10 la percentuale di studenti che imparano lingue diverse da inglese, francese, spagnolo, tedesco o russo era inferiore al 5% nella maggior parte dei paesi e, in una numero significativo di questi, la percentuale era inferiore all’1%.
La percezione da parte degli studenti dell’utilità di una lingua è un fattore che favorisce l’apprendimento e l’inglese è considerata di gran lunga la lingua più utile
Nella maggioranza dei paesi europei le linee guida ufficiali per l’insegnamento delle lingue stabiliscono i livelli minimi di apprendimento per la prima e per la seconda lingua straniera. Tali livelli corrispondono ai sei livelli di competenza definiti dal Quadro comune europeo di riferimento pubblicato dal Consiglio d’Europa nel 2011.
Il CEFR definisce i sei livelli di riferimento A1, A2, B1, B2, C1, C2 per i quali A corrisponde alla fascia di competenza definita “Base”, B alla fascia definita “Autonomia”, C alla fascia detta “Padronanza”. Per la fine dell’istruzione generale obbligatoria, le linee guida ufficiali nella maggior parte dei paesi stabiliscono il livello minimo fra A2 e B1 per la prima lingua straniera e fra A1 e B1 per la seconda.
Alcuni capi di istituto segnalano difficoltà a coprire posti vacanti degli insegnanti di lingua
In media, nei paesi partecipanti all’ESLC, circa il 25% degli studenti frequenta una scuola in cui il capo di istituto dichiara di incontrare difficoltà a coprire posti di insegnamento vacanti e a sostituire insegnanti di lingua assenti.
Tuttavia questa media nasconde enormi differenze fra paesi.
La situazione più critica si riscontra nella Comunità francese del Belgio dove l’84,6% degli studenti frequenta una scuola in cui il capo di istituto incontra difficoltà.
Altro dato significativo su cui lo studio fa il punto è il fatto che pochi paesi richiedono ai futuri insegnanti di trascorrere un periodo di immersione nel paese della lingua che andranno a insegnare. In media il 53,8% degli insegnanti di lingua straniera partecipanti all’ESLC dichiara di avere già trascorso più di un mese per motivi di studio in un paese in cui si parla la lingua che insegna. Questa media tuttavia nasconde ampie variazioni fra i paesi: il 79,7% degli insegnanti spagnoli lo ha fatto, mentre in Estonia si arriva appena all’11%.