Dopo il caso di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, dove una docente, scrive la Repubblica, ieri, 25 marzo, è stata accoltellata da uno studente fuori da scuola, sono state moltissime le reazioni sgomente di molti docenti noti al grande pubblico.
Il maestro e giornalista Alex Corlazzoli, su Il Fatto Quotidiano, ha raccontato un aneddoto della sua vita di studente prima di individuare quella che secondo lui potrebbe essere una soluzione al problema della violenza sui docenti.
“Se fossi nato nel 2010 anziché nel 1975 probabilmente sarei finito sui quotidiani nazionali, non come giornalista, ma come protagonista di un fatto di cronaca nera. A 15-16 anni, infatti, rimandato (senza alcuna spiegazione, senza alcun sostegno didattico) in latino, greco e matematica in prima liceo classico (il terzo anno), venni bocciato a settembre. Quel giorno, arrivato davanti all’ingresso della scuola, alla vista del mio nome scritto in rosso sui famosi tabelloni (quand’è che verranno eliminati?), presi in mano il casco e lo scaraventai sui vetri scaricando sulla scuola tutta la mia rabbia, la mia indignazione, la mia incomprensione da adolescente. Poi entrai all’ingresso e mi rivolsi verso i professori presenti, vomitando loro addosso tutto ciò che avevo covato fin dall’inizio dell’anno scolastico, quando la professoressa di greco (ormai defunta) mi disse fin dai primi giorni: ‘Non arriverai alla fine dell’anno’.
Fatta la mia azione da vandalo, da mostro, da violento mi misi in cammino per meditare su quel gesto, pensando di abbandonare per sempre la scuola. Mi salvò il mio parroco che mi convinse a frequentare le magistrali dove trovai delle donne e degli uomini che seppero valorizzarmi, ridarmi una possibilità e non trattarmi da ‘incapace’. E’ lì che nacque la passione per il giornalismo ed è lì che pensai ‘se insegnerò, non sarò come quei professori del liceo’. Scrivo ciò non per giustificarmi. Avevo sbagliato scuola (un orientamento fasullo, ipocrita). Non ho dubbi. Non amavo il latino e il greco (che ho apprezzato da adulto) per come me lo insegnavano”.
Ecco la riflessione: “La mia vicenda personale mi ha insegnato che non servono professori ma educatori. E’ questo il nocciolo della questione. Lo provo sulla mia pelle, da maestro. Non so la storia professionale della professoressa bergamasca e non so quella umana del ragazzino, ma so che non basta più saper insegnare una disciplina: serve saper relazionarsi con questa nuova generazione, figlia di una generazione molto fragile.
Ergo, fatto salvo che l’accoltellamento è un gesto vergognoso e deprecabile, l’unico decreto utile è un investimento serio perché tutti gli insegnanti siano obbligati a frequentare corsi con educatori di strada, pedagogisti e filosofi (non ho scritto psicologi) affinché ciascun maestro e professore provi a diventare un ‘esperto di empatia’”.
Ecco cosa ha scritto sui social la docente e scrittrice Valentina Petri: “La notizia del giorno, l’insegnante accoltellata da uno studente di 13 anni davanti alla scuola, mi è comparsa nella bacheca di tutti i social prima ancora che io aprissi la homepage di un quotidiano. Ho letto le poche righe che rimbalzano da un sito all’altro, poi ho commesso l’errore di entrare nella sezione commenti. Scritti presumo da gente che ha più di tredici anni, anche soltanto a voler prestare fede alle foto profilo.
C’è chi inneggia al ritorno della pena capitale.
C’è chi vomita odio sul risultato elettorale, asserendo che, con un voto diverso, il giovane colpevole sarebbe stato condannato a una pena esemplare a cui ora certamente sfuggirà, dimostrando così una comprensione dei meccanismi della giustizia piuttosto lacunosa.
C’è chi si interroga sulla nazionalità del ragazzino, che non mi sembra di aver letto da nessuna parte, proponendo rastrellamenti e rappresaglie.
C’è chi si accapiglia insultando sconosciuti rei di aver espresso un’opinione differente.
C’è chi dice di voler mandare i figli a scuola col coltello per difendersi.
C’è chi scrive di volere vendetta.
Che a quanto pare è la parola che stava scritta sulla maglietta di quel ragazzino.
Io non dico che non servano serie azioni di contrasto alla violenza giovanile.
Ma direi che qualcosetta contro la violenza dei più grandicelli bisognerebbe farla comunque, perché altrimenti così non se ne esce”.
Sulla stessa lunghezza d’onda è il docente e comico Filippo Caccamo: “Ora basta. Senza ulteriori riflessioni, accuse, rimbalzi di colpa. Se deve esserci uno spartiacque, un prima e un dopo, che sia questa mattina. Da oggi, senza se e senza ma, bisogna fare qualcosa”.
“L’aggressione è avvenuta, prima delle otto, davanti all’istituto comprensivo del comune in provincia di Bergamo”, si legge nell’articolo de La Repubblica, “una professoressa è stata ferita a coltellate da uno studente. È stata subito soccorsa, poi è stata trasferita in elisoccorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo“. La vittima, scrive ancora il quotidiano, “sarebbe una insegnante di francese di 58 anni: è in codice rosso”. Immediato l’intervento delle forze dell’ordine, già all’opera per chiarire i fatti. “Sul posto sono arrivati subito anche i carabinieri e gli agenti della polizia locale, che stanno cercando di ricostruire la dinamica dell’aggressione e capire i motivi che hanno portato il ragazzo ad aggredire la docente”.
Sulla vicenda è arrivato a stretto il commento del ministro Valditara, in missione a Parigi. “Quanto accaduto in provincia di Bergamo, presso l’Istituto comprensivo di Trescore Balneario, è un fatto di una gravità sconvolgente. Esprimo innanzitutto la mia forte vicinanza alla docente, ai suoi famigliari, alla scuola”. “Questo fatto dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe norme predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani”.
“Ho parlato con l’ospedale di Bergamo: l’insegnante non è fortunatamente in pericolo di vita“, ha detto il ministro. “Mi trovo a Parigi per la riunione globale dei Ministri dell’Istruzione convocata dall’Unesco, porterò questo caso drammatico all’attenzione dei Ministri dei Paesi convenuti. L’Italia è membro attivo e partecipe del Comitato di Coordinamento e condivide la responsabilità di decidere le priorità e le politiche educative a livello mondiale. Purtroppo, la violenza nelle scuole non è solo un grave problema nazionale. Ieri in Messico due insegnanti sono stati uccisi da uno studente e violenze si registrano sempre più frequentemente in tante parti del mondo contro il personale scolastico“.