Una lettera aperta al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, pubblicata su Il Fatto Quotidiano, solleva l’urgente necessità di costruire la pace a scuola, coinvolgendo i “nuovi” cittadini che un giorno saranno responsabili della democrazia. L’autore, il maestro e giornalista Alex Corlazzoli, si interroga su come raccontare ai bambini la bellezza di costruire la pace e come aiutarli a comprendere il lavoro dei “costruttori di pace”, citando le riflessioni di Alberto Pellai.
Il primo e fondamentale passo nel lavoro educativo sul tema della pace è riconoscersi in solidarietà ed empatia con chi si trova sotto le bombe. Per chi osserva i conflitti da lontano, la guerra può apparire distante e persino simile a un videogioco, rendendo difficile l’immedesimazione nella tragica realtà che essa comporta, dove le persone non sono “sagome” ma individui reali. In questo momento, non si può ignorare la drammaticità di oltre 56 conflitti armati attivi nel mondo, che impediscono a migliaia di bambini di accedere all’istruzione. La lettera menziona specificamente situazioni come Gaza e Israele, Ucraina e Russia, la guerra civile in Sudan, Somalia, Etiopia, la regione del Sahel, la Repubblica Democratica del Congo, il Myanmar, le tensioni tra India e Pakistan, la Siria, la Nigeria orientale, il Camerun e il Sud Sudan.
Per affrontare questa sfida, l’autore propone di istituire 60 secondi di silenzio (chiaramente accompagnati da una spiegazione) nel primo giorno di scuola, in ogni istituto di ogni ordine e grado. Sebbene un singolo minuto di silenzio non possa cambiare la situazione nei luoghi di guerra, esso serve a ricordare le parole di Gino Strada: “Se vuoi la pace, prepara la pace”. L’autore condivide un’esperienza personale in cui il minuto di silenzio per Aldo Moro, osservato durante la sua infanzia, ha agito come un “seme” nella sua coscienza, portandolo in età adulta ad approfondire il tema. Questo gesto simbolico è visto come un modo per seminare consapevolezza nei giovani studenti, seguendo l’esempio di scelte ministeriali passate che hanno lasciato un’impronta duratura.
Ecco il testo integrale della lettera:
“Caro ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, abbiamo bisogno di pace. E chi meglio di lei può aiutarci a costruirla coinvolgendo i ‘nuovi’ cittadini, coloro che quando noi non ci saremo più saranno i responsabili della democrazia?
“’Nel lavoro educativo, parlare della guerra ai più piccoli deve significare soprattutto capire insieme a loro qual è il lavoro dei costruttori di pace. Come possiamo raccontare ai bambini la bellezza di costruire pace?’”, scrive Alberto Pellai nel libro Guerra. Le parole per dirla.
Sono tanti i modi con i quali maestri/e, professori e professoresse lungo l’anno lavoreranno sul tema ma il primo passo, la mossa essenziale è quella di riconoscerci tutti insieme in solidarietà, in empatia con chi si trova sotto le bombe. La guerra è lontana per chi non la vive. Il primo ostacolo per chi guarda la guerra da lontano è l’incapacità di capirla. D’immedesimarsi. ‘Da qui può sembrare un videogioco ma gli attori, in questo caso – scrive Paola Caridi – non sono sagome. Sono ciascuno di noi trasportato in un altro spazio’.
In questo tragico momento, non possiamo iniziare l’anno scolastico senza pensare agli oltre 56 conflitti armati attivi nel mondo e alle migliaia di bambini che non entreranno in aula. Penso a Gaza e Israele, naturalmente, all’Ucraina e alla Russia ma anche alla guerra civile in Sudan; in Somalia; al conflitto in Etiopia, alla regione del Sahel, alla repubblica democratica del Congo, al Myanmar, alla tensione tra India e Pakistan, alla Siria, alla Nigeria orientale così come al Camerun, al Sud Sudan e a tutte le altre guerre. Ecco perché da maestro, da giornalista, da cittadino sono a chiederle di istituire 60 secondi di silenzio (chiaramente accompagnati da una spiegazione) per il primo giorno di scuola in ogni istituto, di ogni ordine e grado.
A cosa può servire un minuto? Oggi a nulla. In nessuno dei luoghi ove c’è una guerra in corso succederà qualcosa per il nostro minuto di silenzio ma giova ricordare quanto diceva Gino Strada, ‘Se vuoi la pace, prepara la pace’.
Da alunno, ogni 9 maggio, nel nostro Paese, arrivava una circolare dal ministero dell’Istruzione per ricordare con un minuto di silenzio il presidente Aldo Moro ucciso dalle Br. Non capivo bene chi fosse quell’uomo, cosa fossero le Brigate Rosse, ma nel corso della mia maturità ho scelto di approfondire il tema, leggendo testi sulla questione, conoscendo persone vicine a Moro. Quel minuto di silenzio è stato un seme nella mia coscienza di bambino. Se oggi, ogni 9 maggio (e non solo) faccio la stessa cosa con i miei alunni è grazie alla scelta di quel ministro dell’Istruzione”.
Favorevole la Uil Scuola: “Quella di Alex Corlazzoli, maestro e giornalista, è un’idea che appoggiamo. Un minuto di silenzio per la pace, nel primo di giorno scuola, in tutte le classi del nostro Paese. È un modo semplice e diretto – si sofferma Giuseppe D’Aprile, Segretario generale Uil Scuola – per affrontare, nei vari ordini di scuola, il tema delle guerre e dei conflitti in atto”.
“L’educazione è il primo strumento per creare consapevolezza. La scuola ha il delicato compito di aiutare gli studenti a leggere la realtà. E quello del minuto di silenzio ci sembra un momento simbolico a cui è possibile dare molti significati, far seguire molti spunti di riflessione. Siamo certi – e ce ne faremo a nostra volta sostenitori – che il ministro Valditara vorrà approvare questa proposta che punta alla convivenza pacifica e offre un ‘seme di coscienza’ – come lo definisce Corlazzoli – per costruire la cultura della pace e del rispetto dei diritti fondamentali, proprio in un momento nel quale a migliaia sono privati del loro diritto all’istruzione a causa della guerra, le scuole distrutte, le aule chiuse, conclude”.