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Insegnante-tutor: Cgilscuola dichiara guerra

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La guerra del tutor è ufficialmente iniziata. Fino a pochi giorni fa si poteva parlare di schermaglie e di "avvertimenti" più o meno pesanti, ma adesso la situazione è diversa. In provincia di Salerno CgilScuola ha deciso di rompere gli indugi ed ha diffidato un capo di istituto che aveva manifestato l’intenzione di affidare l’incarico di funzione tutoriale ad un insegnante per ciascun team e non a tutti i docenti.
Azioni analoghe sarebbero già state preannunciate in altre province, come per esempio a Roma.
In provincia della Spezia si segnalano casi ancora più clamorosi: in una scuola il collegio dei docenti si è espresso per l’attivazione della funzione tutoriale e le RSU sarebbero disponibili a sottoscrivere un accordo con il dirigente scolastico in modo da poter fruire della riduzione dell’orario di insegnamento frontale; ma i sindacati provinciali hanno già fatto sapere – per ora verbalmente – che ogni accordo in tal senso sarebbe del tutto illegittimo e forse persino fonte di responsabilità contabile per il capo di istituto che non avrebbe la facoltà di applicare quanto previsto dall’allegato B del decreto n. 59 (per l’insegnante tutor si prevede un orario di cattedra compreso fra le 18 e le 21 ore settimanali).
Presidi e direttori didattici si trovano in una posizione sempre più difficile: chi cerca di applicare la legge rischia di essere citato per comportamento antisindacale e chi asseconda troppo le posizioni sindacali incorre nelle responsabilità tipiche di chi ricopre un ruolo dirigenziale all’interno della Pubblica Amministrazione.

In Emilia-Romagna il direttore regionale ha richiamato ai propri doveri alcuni dirigenti scolastici che nei mesi scorsi avevano trasmesso al Miur le delibere dei propri collegi dei docenti che dichiaravano di non voler applicare le norme previste dal decreto n. 59.
L’Anp non ha dubbi su quale sia la strada da seguire: la legge va comunque applicata e le istituzioni scolastiche possono far valere sì le prerogative della autonomia ma solo per adattare alle proprie peculiari caratteristiche le norme di carattere generale. E – a rinforzo di questa tesi – pubblicano nel proprio sito web anche il parere di un giurista come Giuseppe Pennisi il quale non esclude che l’Amministrazione possa a buon diritto revocare l’incarico dirigenziale ai quei capi di istituto che dovessero decidere di frapporre ostacoli ad una corretta applicazione della legge.
Va segnalato però qualche tentativo di distensione: in provincia di Torino, dove i sindacati confederali avevano apertamente dichiarato che ogni iniziativa assunta prima della chiusura del contratto nazionale potrebbe configurare forme di comportamento antisindacale, i toni si stanno smorzando anche perché l’Andis (associazione molto vicina a Cgil, Cisl e Uil) ha inviato alle scuole una propria bozza di delibera e persino un modello di decreto dirigenziale per l’affidamento della funzione tutoriale. Forse i sindacati confederali si stanno rendendo conto che potrebbe essere davvero difficile "mettersi contro" i propri stessi iscritti!

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