In una scuola dell’infanzia di Mestre ben 100 su 102 iscritti sono di origine straniera, perlopiù asiatica, si parla del 98%. Il caso, come riporta Il Corriere della Sera, andrà a finire sul tavolo dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto.
Questo non significa che le coppie italiane non facciano figli: queste ultime, a quanto pare, preferiscono portare i figli in scuole “a minor concentrazione” di bimbi stranieri, anche se nati in Italia. La neo assessora alle Politiche educative Maika Canton ha il fascicolo sul tavolo: “Non conosco i numeri precisi ma chiederò un incontro al direttore dell’ufficio scolastico regionale Marco Bussetti per discutere del caso”.
La normativa del ministero fissa il tetto degli stranieri al 30% per ciascuna classe, anche se poi molti di questi bimbi sono di seconda generazione. Tuttavia frequentare l’asilo non è obbligatorio e non ci sono percentuali da rispettare, i genitori sono liberi di iscrivere i loro figli dove ritengono più opportuno.
Non è la prima volta che accade qualcosa del genere. In una cittadina il plesso di un istituto comprensivo è stato popolato da studenti figli di coppie italiane, mentre un altro è composto da una percentuale altissima di bambini stranieri.
Secondo un insegnante questa pratica non è per niente positiva: “Tanto per cominciare, i bambini tra loro non manifestano nessuna distinzione etnica. Simpatie e antipatie sono, come è normale che sia, individuali. Quanto al problema del divario linguistico, in una classe con un’equa distribuzione tra chi conosce bene l’italiano e chi fatica, i ragazzini stranieri beneficiano di uno scambio linguistico corretto e, a quell’età, colmano il gap linguistico con estrema rapidità”.
Due anni fa, in una scuola laziale, appena quattro giorni dall’inizio delle lezioni, i genitori di 12 alunni di prima elementare di nazionalità italiana hanno preso la drastica decisione di spostare i figli in un’altra scuola a causa dei troppi stranieri in classe.