Ieri, 22 luglio, in commissione Cultura Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati, presentata su iniziativa del movimento Futuro Nazionale, è stata approvata una risoluzione in merito ad una presunta “islamizzazione” della scuola italiana.
La risoluzione, a prima firma Rossano Sasso, impegna il Governo “a intraprendere azioni affinché iniziative proposte nel senso indicato in premessa, dalle scuole non diventino occasione per propagandare ideologie in contrasto con il nostro ordinamento e per assicurare che tutte le attività proposte nelle scuole del Paese rispondano a criteri di oggettività e trasparenza, nonché che venga acquisita preliminarmente l’autorizzazione delle famiglie”.
Molte sono le reazioni. “Sono anni che l’onorevole Sasso e altri deputati ex leghisti che adesso sono passati al partito di Vannacci fanno grande grancassa sul tema dell’islamizzazione della scuola e noi ogni volta rispondiamo che non c’è nessuna islamizzazione, sono tutte fesserie. Quello che fa davvero ridere arrivati a questo punto è che il ministro Valditara ha deciso di avviare un monitoraggio per sapere quanti incontri con gli imam si siano fatti nelle scuole italiane”, questo quanto dichiara Elisabetta Piccolotti di Avs.
“Ecco, i risultati: su 7000 istituti ci sono stati 7 incontri con imam, 5 di questi sono stati organizzati nell’ambito dell’insegnamento della religione cattolica per approfondire la conoscenza delle altre religioni monoteiste. Siamo di fronte ad una figura barbina. La risoluzione approvata oggi certifica solo una cosa: il centrodestra continua a costruire emergenze inesistenti per alimentare paure e divisioni. Devono andare a casa – conclude la deputata rossoverde della Commissione Cultura alla Camera – al più presto”.
Ecco l’opinione di Ivana Barbacci, segretaria generale Cisl Scuola: “A Vannacci e Sasso vorrei ricordare che la scuola, in una società sempre più multiculturale, è luogo dell’integrazione e del dialogo fecondo tra culture. Piuttosto che alimentare tensioni e polarizzazioni di questo genere, ci si aspetterebbe da chi siede in Parlamento un impegno responsabile nell’aiutare la scuola a promuovere tolleranza, equilibrio, con uno spirito di pacificazione che troppo spesso manca ai rappresentanti politici, spesso inclini a utilizzare la scuola per scopi propagandistici. Va da sè che esistono tutti gli strumenti per far fronte nella scuola a eventuali comportamenti anomali, non conformi al dovere di evitare strumentalizzazioni e di fanatismo ideologico, lo stesso errore in cui cade chi enfatizza oltre ogni misura episodi che, se esistono, sono del tutto marginali in una scuola pubblica che resta presidio insostituibile di libertà, pluralismo, democrazia”.
“In un momento in cui la politica dovrebbe concentrarsi solo sulle vere emergenze della scuola, sceglie invece di intervenire sulla libertà di insegnamento, alimentando contrapposizioni ideologiche che nulla hanno a che vedere con la qualità dell’istruzione”. Così Giuseppe D’Aprile, segretario generale Uil Scuola.
La scuola, sottolinea D’Aprile, “non può diventare il luogo in cui si alimentano paure, contrapposizioni e discriminazioni, né essere trasformata in un terreno di propaganda e di scontro politico”. Ed ancora: “Ogni limitazione della libertà di insegnamento costituisce un ostacolo al ruolo educativo della scuola e alla sua missione istituzionale. Non spetta alla politica stabilire quali culture o religioni possano trovare spazio nelle attività didattiche, né delegittimare il lavoro dei docenti attraverso generalizzazioni prive di qualsiasi fondamento”. La scuola, incalza il segretario, “è il luogo dell’inclusione e della scoperta, capace di costruire comunità. È questa la visione delineata dalla Costituzione: un’istituzione che promuove il rispetto delle differenze culturali e religiose, costruisce relazioni fondate sulla fiducia e contrasta ogni forma di discriminazione”.