Sulle competenze scolastiche l’Italia ha ancora molta strada da fare, e i risultati acquisiti negli anni passati non vanno dati per scontati. È la sintesi del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2026 dell’Istat, Istituto nazionale di statistica, che ogni anno analizza diversi aspetti della vita sociale, culturale ed economica del Paese, comprese l’istruzione, la formazione e l’acquisizione di competenze.
“Meno giovani abbandonano gli studi, ma peggiora ciò che imparano“, scrive la Repubblica, citando il documento. “Nel 2025 la quota di ragazzi tra 18 e 24 anni usciti precocemente dal sistema educativo scende all’8,2%, sotto l’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030“. Anche i cosiddetti neet, vale a dire i giovani che non studiano e non lavorano, “calano al 13,3%, dal 23,7% del 2020″.
Se questi dati risultano in miglioramento, altri sono meno soddisfacenti. “Nell’anno scolastico 2025-2026 il 43,1% degli studenti di terza media non raggiunge competenze sufficienti in italiano e il 45,5% in matematica. Prima della pandemia erano rispettivamente il 34,4% e il 39,3%”. Il ritardo riguarda anche l’istruzione superiore. “Appena il 31,3% dei 25-34enni è laureato, 13,7 punti sotto la media europea”.
Per quanto riguarda la frequenza dei servizi per l’infanzia, prosegue la testata, “fra zero e due anni è salita al 37,4%, dal 19,6% di dieci anni prima. Ma al Sud si ferma al 29,4%“. Come detto, lo studio analizza diversi altri aspetti. In generale, in Italia “si vive più a lungo, si lavora di più, i redditi tornano a crescere”. Allo stesso tempo, tuttavia, “oltre 5,4 milioni di persone restano in povertà assoluta“.
Degli oltre cento indicatori confrontabili con l’anno precedente, in conclusione, “54 migliorano, 55 restano stabili e 23 peggiorano. Un ‘generale avanzamento del benessere’, osserva l’Istituto. Ma su 40 indicatori confrontabili con l’Europa l’Italia fa peggio della media Ue in 18 e meglio in 12”. Un quadro in chiaroscuro, insomma, non solo sulla scuola.