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26.10.2026
Aggiornato alle 12:04

Istat, “il 43% degli studenti di terza media non raggiunge competenze sufficienti in italiano e il 45% in matematica”. Il rapporto Bes 2026

Sulle competenze scolastiche l’Italia ha ancora molta strada da fare, e i risultati acquisiti negli anni passati non vanno dati per scontati. È la sintesi del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) 2026 dell’Istat, Istituto nazionale di statistica, che ogni anno analizza diversi aspetti della vita sociale, culturale ed economica del Paese, comprese l’istruzione, la formazione e l’acquisizione di competenze.

I numeri sull’abbandono degli studi

“Meno giovani abbandonano gli studi, ma peggiora ciò che imparano“, scrive la Repubblica, citando il documento. “Nel 2025 la quota di ragazzi tra 18 e 24 anni usciti precocemente dal sistema educativo scende all’8,2%, sotto l’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030“. Anche i cosiddetti neet, vale a dire i giovani che non studiano e non lavorano, “calano al 13,3%, dal 23,7% del 2020″.

Competenze, alle medie dati preoccupanti

Se questi dati risultano in miglioramento, altri sono meno soddisfacenti. “Nell’anno scolastico 2025-2026 il 43,1% degli studenti di terza media non raggiunge competenze sufficienti in italiano e il 45,5% in matematica. Prima della pandemia erano rispettivamente il 34,4% e il 39,3%”. Il ritardo riguarda anche l’istruzione superiore. “Appena il 31,3% dei 25-34enni è laureato, 13,7 punti sotto la media europea”.

Servizi dell’infanzia, cresce l’utenza

Per quanto riguarda la frequenza dei servizi per l’infanzia, prosegue la testata, “fra zero e due anni è salita al 37,4%, dal 19,6% di dieci anni prima. Ma al Sud si ferma al 29,4%“. Come detto, lo studio analizza diversi altri aspetti. In generale, in Italia “si vive più a lungo, si lavora di più, i redditi tornano a crescere”. Allo stesso tempo, tuttavia, “oltre 5,4 milioni di persone restano in povertà assoluta“.

Benessere generale in crescita

Degli oltre cento indicatori confrontabili con l’anno precedente, in conclusione, “54 migliorano, 55 restano stabili e 23 peggiorano. Un ‘generale avanzamento del benessere’, osserva l’Istituto. Ma su 40 indicatori confrontabili con l’Europa l’Italia fa peggio della media Ue in 18 e meglio in 12”. Un quadro in chiaroscuro, insomma, non solo sulla scuola.

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