Con lo sciopero di venerdì 30 ottobre, che coinvolge anche la scuola, torna una domanda: quanto viene trattenuto dallo stipendio a chi sciopera? La risposta non è unica, perché dipende da classe stipendiale, ruolo ricoperto nella scuola e aliquota Irpef applicata. Per un’intera giornata di astensione, in media la perdita netta è di circa 68 euro, mentre in alcuni casi la trattenuta lorda può sfiorare i 100 euro.
Come ha spiegato il nostro esperto, il prof Lucio Ficara, per un’intera giornata di sciopero la trattenuta corrisponde a 1/30 dell’imponibile fiscale, cioè la differenza tra l’imponibile contributivo e i contributi previdenziali. Tradotto in termini netti, tenendo conto dell’impatto dell’Irpef, pari a circa il 25%, scioperare costa in media 68 euro. La forbice va da 40 euro netti per un collaboratore scolastico a inizio carriera fino a 85 euro netti per un docente o un Dsga a fine carriera.
Un docente laureato della secondaria di secondo grado in classe stipendiale 35, quindi all’ultimo scatto di carriera, subisce una trattenuta lorda compresa tra 96 e 98 euro. Una docente di scuola primaria in classe stipendiale 0, a inizio carriera, vede decurtarsi tra i 57 e i 59 euro lordi. Per un collaboratore scolastico in classe stipendiale 21 la trattenuta lorda è tra i 51 e i 53 euro. Sono importi indicativi, che cambiano a seconda della posizione di ciascun lavoratore. La partecipazione allo sciopero non è automatica per tutti gli addetti: la trattenuta riguarda chi aderisce.
Lo sciopero incide anche sulle casse pubbliche. Con un’adesione stimata tra il 6 e il 7%, pari a circa 80 mila dipendenti della scuola, il risparmio per lo Stato oscilla tra i 5 e i 6 milioni di euro netti, arrivando a oltre sette milioni lordi.