Home Generale Istat: nascite al minimo storico. Meno alunni in classe nel medio periodo?

Istat: nascite al minimo storico. Meno alunni in classe nel medio periodo?

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L’Istat, nel suo Bilancio demografico nazionale 2019, certifica che la diminuzione delle nascite (-4.5%) è di oltre 19 mila unità rispetto al 2018: nel 2019 sono stati iscritti in anagrafe per la nascita 420.170 bambini. Il calo si registra in tutte le ripartizioni, ma è più accentuato al Centro (-6,5%). Il saldo naturale della popolazione residente, nel complesso, è negativo in tutte le regioni: unica eccezione la provincia autonoma di Bolzano, che prosegue il suo trend positivo in termini di capacità di crescita naturale. Il tasso di crescita naturale, che si attesta a -3,6 per mille a livello nazionale, varia dal +1,5 per mille di Bolzano al -8,1 per mille della Liguria. Anche Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Molise presentano livelli del saldo naturale particolarmente accentuati, superiori al -5,5 per mille.

Emigrazione all’estero

E’ di +16,1% l’aumento di cittadini cancellati dalle anagrafiche che vanno all’estero: nel 2019 le cancellazioni di cittadini trasferitisi all’estero sono state 182.15. Il deficit di nascite rispetto ai decessi è tutto dovuto alla popolazione di cittadinanza italiana (-270 mila), mentre per la popolazione straniera il saldo naturale resta ampiamente positivo (+55.510).

La popolazione residente

Al 31 dicembre dello scorso anno la popolazione residente in Italia – spiega l’Istat – ammonta a 60.244.639  unità, quasi 189 mila in meno rispetto all’inizio dell’anno pari al  -0,3%. Rispetto alla stessa data del 2014 diminuisce di 551 mila unità, confermando la persistenza del declino demografico che ha caratterizzato gli ultimi cinque anni. Il calo di popolazione residente è dovuto ai cittadini italiani, che al 31 dicembre ammontano a 54 milioni 938 mila unità, 236 mila in meno dall’inizio dell’anno (-0,4%) e circa 844mila in meno in cinque anni: una perdita consistente, di dimensioni pari, ad esempio, a quella di province come Genova o Venezia.   

Le aree più popolose del Paese si confermano il Nord-ovest (dove risiede il 26,7% della popolazione complessiva) e il Sud (23,0%), seguite dal Centro (19,9%), dal Nord-est (19,4%) e infine dalle Isole (11%).

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Il decremento in tutte le ripartizioni

Il decremento di popolazione coinvolge tutte le ripartizioni: nel Nord-ovest e nel Nord-est è contenuto (rispettivamente-0,06% e -0,03% rispetto a inizio anno), mentre i maggiori decrementi, sopra la variazione media nazionale (-0,31%), si rilevano nelle Isole (-0,70%) e al Sud (-0,63%). A livello regionale, il primato negativo in termini di perdita di popolazione è del Molise (-1,14%), seguito da Calabria (-0,99%) e Basilicata (-0,97%). All’opposto, incrementi di popolazione si osservano nelle province di Bolzano e Trento (rispettivamente +0,30% e +0,27%), in Lombardia (+0,16%) ed Emilia-Romagna (+0,09%).

Dall’esame dei dati pubblicati dall’Istat appare evidente che nel prossimo futuro ci sarà una forte decrescita della popolazione scolastica soprattutto al Sud dove già le cose vanno male per l’emorragia migratoria, per la mancanza di lavoro, per le difficoltà oggettive legate alla balbuzie dei servizi e delle strutture adeguate, a cominciare dagli asili nido a fine al tempo pieno alla dispersione.

La ricchezza, come la provincia di Bolzano, consente invece la crescita della popolazione; ma qui c’è pure la percentuale più bassa di dispersione, la maggiore concentrazione di strutture per l’infanzia, una ricca rete di servizi in supporto alle famiglie.

Con questi numeri purtroppo la scuola fra qualche anno deve fare i conti, considerato il reale rischio di ritrovarsi con tanti insegnanti e pochi alunni.

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