Continua a diminuire in Italia la quota dei giovani che non studiano, non seguono percorsi di formazione e non lavorano.
Secondo il rapporto ISTAT Livelli di istruzione e ritorni occupazionali – Anno 2025, i cosiddetti NEET rappresentano il 13,3% dei giovani tra i 15 e i 29 anni, con una riduzione di 1,9 punti percentuali rispetto al 2024.
Il divario con la media dell’Unione europea, pari all’11%, si è progressivamente ridotto: era di 10 punti nel 2021 e oggi è di 2,3 punti.
Il rapporto evidenzia che il fenomeno interessa giovani con livelli di istruzione differenti.
Il 34,1% possiede al massimo un titolo secondario inferiore, il 54,1% ha un diploma e l’11,8% un titolo terziario.
Oltre la metà dei NEET (50,8%) ha tra i 25 e i 29 anni. Il fenomeno risulta particolarmente diffuso tra le donne, soprattutto se madri, tra gli stranieri e nel Mezzogiorno.
Un elemento importante riguarda la condizione lavorativa.
Il 35% dei NEET è disoccupato, cioè cerca attivamente un impiego ed è disponibile a lavorare. Un ulteriore 33,3% appartiene alle cosiddette forze di lavoro potenziali: giovani che non soddisfano uno soltanto dei requisiti richiesti per essere classificati come disoccupati.
Il restante 31,7% è costituito da inattivi che non cercano lavoro e non sono disponibili a iniziarlo.
Nel Mezzogiorno il 75,5% dei NEET rientra tra i disoccupati o le forze di lavoro potenziali, contro il 58,7% del Nord e il 62,7% del Centro.
Tra i NEET disoccupati, il 40,3% cerca attivamente un’occupazione da almeno un anno, una quota in diminuzione rispetto al 2024.
Nel Mezzogiorno la percentuale sale però al 48,5%, contro il 29% del Nord.
I dati confermano che, accanto agli interventi di prevenzione dell’abbandono formativo, rimane centrale il tema dell’accompagnamento dei giovani verso il lavoro e del contrasto allo scoraggiamento.