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03.11.2026

Neodiplomati e neolaureati, cresce l’occupazione: lavora quasi l’80% di chi ha conseguito un titolo terziario

Nel 2025 aumentano le opportunità di lavoro per i giovani che hanno da poco terminato gli studi. Secondo il rapporto ISTAT Livelli di istruzione e ritorni occupazionali – Anno 2025, il tasso di occupazione dei neodiplomati raggiunge il 62,9%, con un incremento di 2,3 punti percentuali rispetto al 2024. Tra i neolaureati sale invece al 78,7%, in crescita di 1,4 punti.

I dati riguardano i giovani tra i 20 e i 34 anni che hanno conseguito il titolo da almeno un anno e non più di tre e che non sono più inseriti in un percorso di istruzione o formazione.

I progressi rispetto al 2018

Il miglioramento appare ancora più evidente nel confronto di lungo periodo. Rispetto al 2018, l’occupazione è aumentata di 12,6 punti tra i neodiplomati e di 15,8 punti tra i neolaureati.

Parallelamente diminuisce la disoccupazione, che nel 2025 si attesta al 21% per i neodiplomati e al 10% per i neolaureati.

Il divario con l’Europa

Nonostante i progressi, l’Italia continua a registrare risultati inferiori alla media dell’Unione europea, dove lavora il 77,2% dei neodiplomati e l’87% dei neolaureati.

La distanza si è comunque ridotta sensibilmente dal 2021: da 22,8 a 14,3 punti per i neodiplomati e da 17,4 a 8,3 punti per i neolaureati.

L’Italia rimane tuttavia penultima nell’UE per occupabilità dei giovani appena usciti dagli studi.

Il peso del territorio e del genere

Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione è del 47% tra i neodiplomati e del 62,4% tra i neolaureati. Rispetto al 2018 si registrano aumenti importanti, rispettivamente di 14,7 e 21,2 punti, ma la distanza dal Nord resta superiore a 26 punti in entrambi i gruppi.

Persistono anche le differenze di genere: tra i neodiplomati lavora il 66,5% degli uomini contro il 56,9% delle donne; tra i neolaureati l’81,3% degli uomini contro il 76,9% delle donne.

Il quadro restituito dall’ISTAT mostra quindi un miglioramento della transizione tra istruzione e lavoro, senza che siano ancora superati gli squilibri territoriali e di genere.

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