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15.07.2026
Aggiornato alle 15:39

Istituti tecnici, Valditara: “La riforma non comporta la perdita della cattedra”

Mercoledì 15 luglio si è svolto il question time dall’Aula di Montecitorio. A intervenire, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha risposto su diverse interrogazioni. In particolare, sulle iniziative in merito ai quadri orari e all’offerta formativa degli istituti tecnici ha affermato: “La riforma degli istituti tecnici di cui si discute è stata introdotta dal Governo precedente ed è una milestone del PNRR, dunque obbligatoria. Grazie agli interventi attuati da questo Governo, tale riforma non comporterà la perdita della titolarità della cattedra per alcun docente. Infatti, il Ministero ha introdotto specifiche misure di tutela del personale per garantire una transizione graduale e sostenibile della riforma: dal decreto sulle classi di concorso, predisposto con particolare attenzione agli effetti sulle discipline più interessate, alle indicazioni operative fornite alle scuole con la nota del 19 marzo 2026 per un utilizzo equilibrato della quota del curricolo, fino alla norma introdotta nell’ultimo decreto-legge PNRR, che rafforza sul piano normativo tali garanzie, salvaguardando la titolarità degli insegnamenti e prevenendo ogni esubero.

Per adottare ulteriori misure finalizzate a consolidare definitivamente la sostenibilità della riforma, ci siamo confrontati con le organizzazioni sindacali, con le quali abbiamo condiviso un percorso volto a rendere la riforma ancora più efficace e pienamente rispondente alle esigenze degli studenti, delle famiglie e delle istituzioni scolastiche. Ricordo, a tale riguardo, che le organizzazioni sindacali – e mi riferisco a Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief – fin dall’8 aprile hanno concordato, con atto formale, sull’ipotesi di intervento presentata dal Ministero che prevedeva la riduzione della quota del curricolo riservata all’autonomia delle istituzioni scolastiche.

A rivendicare tale risultato è stata recentemente anche la Cgil che, però, non aveva aderito alla procedura di conciliazione e che ha espresso apprezzamento per il lavoro presentato dall’amministrazione, prendendosi addirittura il merito, a suo dire, della pressione esercitata sul Ministero dalla mobilitazione promossa dallo stesso sindacato tra maggio e giugno. In realtà, tale mobilitazione, realizzata con lo sciopero del 6 maggio – cioè a distanza di un mese dall’accordo già raggiunto con le altre organizzazioni sindacali – aveva riscontrato percentuali molto basse di partecipazione, pari a circa il 6%.

Il Ministero, dunque, proporrà un intervento normativo nel senso concordato con le organizzazioni sindacali nel primo provvedimento utile, in modo che anche la riforma obiettivo PNRR degli istituti tecnici possa attuarsi nelle modalità concordate con chi rappresenta il mondo della scuola. Sia ben chiaro: questa è una riforma dettata dal PNRR. La nostra riforma è il 4+2“.

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