Si svolge oggi, mercoledì 15 luglio, alle 15, il question time dall’Aula di Montecitorio. A intervenire, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che risponde a interrogazioni sugli esiti dell’accertamento ispettivo dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna a seguito dei fatti avvenuti presso il liceo classico “Vincenzo Monti” di Cesena (Sasso – MISTO-FNV-F); sulle iniziative in merito ai quadri orari e all’offerta formativa degli istituti tecnici (Manzi – PD-IDP); sulle ulteriori iniziative volte a valorizzare l’introduzione delle competenze non cognitive in attuazione della legge n. 22 del 2025 (Lupi – NM(N-C-U-I)M-CP); sul piano scolastico “Gli studenti italiani in Europa” (Maffioli – LEGA).
Ecco tutte le interrogazioni integrali.
SASSO, ZIELLO, DAVIDE BERGAMINI, BOF, FURGIUELE, PIERRO, POZZOLO e RAVETTO
Il sistema scolastico italiano trova il suo fondamento cardine nella Costituzione, la quale garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, un principio che all’interno delle istituzioni scolastiche si declina nella libertà di espressione e di discussione democratica sancita specificamente dal Testo unico della scuola e dal Regolamento recante lo statuto delle studentesse e degli studenti;
l’esposizione di uno striscione recante la frase «L’Italia agli italiani», avvenuta il 6 giugno 2026 presso il Liceo Classico «Vincenzo Monti» di Cesena per opera di due studenti maturandi, costituisce, per gli interroganti, un legittimo esercizio delle menzionate libertà costituzionali di manifestazione del pensiero e di espressione, non integrando di per sé alcuna fattispecie discriminatoria o razzista;
a seguito di tale episodio, il consiglio di classe dell’istituto ha comminato ai due studenti la sanzione del sei in condotta e la correlata imposizione di redigere e discutere in sede di esame di Stato un elaborato critico di cittadinanza attiva avente a oggetto temi quali le leggi razziali, le migrazioni e il saggio «Gli africani siamo noi»;
sotto il profilo del diritto scolastico e della riforma del voto di condotta, il «6» e il correlato obbligo di elaborato sono istituti preordinati esclusivamente a sanzionare gravi e reiterati comportamenti contrari ai doveri degli studenti e non possono essere distorti per finalità di censura;
l’imposizione di letture e commenti volti a correggere l’opinione politica espressa configura un’anomala attività rieducativa, estranea alle funzioni dell’istruzione e potenzialmente lesiva della libertà didattica e d’insegnamento così come costituzionalmente affermate;
l’azione impositiva e coercitiva posta in essere dai docenti, costringendo gli studenti a elaborare testi conformi a un predeterminato indirizzo di pensiero per non subire pregiudizi nel proprio percorso d’esame, potrebbe integrare gravi illeciti disciplinari, eccesso di potere e violazione del dovere di imparzialità della pubblica amministrazione;
peraltro, da notizie apprese dai media, l’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna ha avviato un formale accertamento ispettivo volto a verificare i presupposti documentali della decisione adottata dall’Istituto scolastico –:
se il Ministro interrogato, in relazione agli esiti complessivi dell’accertamento ispettivo, intenda adottare urgenti iniziative o provvedimenti di competenza, anche di natura disciplinare nei confronti del personale coinvolto, qualora da tali riscontri emerga che le sanzioni irrogate e l’assegnazione guidata dell’elaborato abbiano costituito di fatto una censura ideologica in violazione delle libertà costituzionali e del diritto scolastico.
MANZI, FERRARI, ORFINI, BERRUTO, IACONO, CASU, FORNARO e GHIO
Il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 ha definito i nuovi quadri orari della riforma degli istituti tecnici, in attuazione del decreto-legge n. 144 del 2022, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 175 del 2022, introducendo una significativa rimodulazione delle discipline e ampliando gli spazi di autonomia curricolare delle istituzioni scolastiche;
fin dalla pubblicazione dei nuovi quadri orari, la riforma ha suscitato diffuse preoccupazioni tra docenti, dirigenti scolastici, studenti e famiglie, che hanno denunciato la riduzione delle ore dedicate alle discipline di base e di indirizzo, il rischio di un impoverimento dell’offerta formativa, le possibili ricadute sugli organici e l’indebolimento del valore nazionale del diploma;
il mondo della scuola si è attivamente mobilitato contro la riforma attraverso molteplici iniziative dirette ad evidenziare le numerose criticità di una riforma priva di un adeguato confronto con le comunità scolastiche;
nell’incontro dell’8 luglio 2026 con le organizzazioni sindacali, il Ministero dell’istruzione e del merito ha annunciato un significativo ripensamento dell’impianto originario della riforma, prevedendo modifiche ai quadri orari con il recupero delle ore sottratte alle discipline scientifiche, economiche, geografiche e di indirizzo;
in particolare, è stata annunciata l’eliminazione, nel primo biennio, della quota di autonomia di 132 ore, con il ripristino delle ore destinate alle scienze sperimentali e al potenziamento della geografia e della seconda lingua straniera; analoghe riduzioni della quota di autonomia sono previste nel secondo biennio e nel quinto anno, con la restituzione delle ore alle discipline di indirizzo;
il passo indietro annunciato dal Ministero costituisce un implicito riconoscimento della fondatezza delle criticità sollevate dal personale della scuola, dagli studenti e dalle famiglie –:
entro quali tempi e con quale veicolo normativo il Ministro interrogato intenda rendere effettive le modifiche annunciate ai quadri orari degli istituti tecnici e come intenda assicurare alle istituzioni scolastiche le condizioni per garantire il corretto avvio del prossimo anno scolastico.
LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI
L’articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana afferma: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»;
la legge 19 febbraio 2025, n. 22, ha introdotto lo sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti, nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale;
il decreto ministeriale 15 gennaio 2026, n. 6, del Ministro interrogato, ha attuato l’articolo 4 della legge citata con riferimento alla sperimentazione nazionale finalizzata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici;
l’avviso pubblico 30 marzo 2026, n. 537, del Ministero dell’istruzione e del merito, ha fornito indicazioni in merito all’elaborazione e alla presentazione delle proposte progettuali per la partecipazione alla sperimentazione nazionale sulle competenze non cognitive e trasversali;
le candidature presentate all’avviso pubblico ai fini della sperimentazione suddetta sono state 596, tra cui numerose richieste presentate da reti di più scuole, per un totale di 1.491 istituzioni scolastiche coinvolte. Su un totale di circa 7.600 istituzioni scolastiche statali autonome la percentuale delle scuole che si sono candidate per partecipare alla sperimentazione rappresentano circa il 20 per cento del totale;
il Ministero dell’istruzione e del merito è impegnato a concludere l’istruttoria delle candidature giunte dalle istituzioni scolastiche ed emanare il decreto che conterrà l’indicazione delle scuole ammesse alla sperimentazione;
il successo dell’adesione alla sperimentazione da parte delle istituzioni scolastiche conferma il forte interesse verso l’introduzione delle competenze non cognitive nel metodo d’insegnamento, un obiettivo che richiede anche la programmazione di fondi sufficienti a finanziare le attività di formazione degli insegnanti –:
quali ulteriori iniziative intenda assumere per valorizzare l’introduzione delle competenze non cognitive in attuazione della legge 19 febbraio 2025, n. 22.
MAFFIOLI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CENTENARO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, DI RUBBA, FORMENTINI, FRASSINI, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI
Il Ministro Valditara ha recentemente presentato il piano «Gli studenti italiani in Europa», volto a rafforzare la dimensione internazionale del sistema scolastico italiano;
alla presentazione dell’iniziativa è intervenuto anche il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a conferma della rilevanza strategica che il Governo attribuisce all’investimento nel sistema dell’istruzione e allo sviluppo delle competenze linguistiche delle nuove generazioni;
il piano prevede un programma di mobilità educativa e di formazione nei Paesi europei destinato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, finalizzato al potenziamento delle competenze linguistiche e all’internazionalizzazione dei percorsi formativi;
è ormai ampiamente riconosciuto come la conoscenza delle lingue straniere rappresenti una competenza essenziale per la formazione dei giovani, per il loro percorso universitario, per l’accesso al mercato del lavoro e per l’esercizio di una piena cittadinanza europea;
il progetto, infatti, valorizza un modello educativo che integra la didattica tradizionale con esperienze immersive in contesti europei, favorendo lo sviluppo di competenze linguistiche, interculturali e trasversali sempre più richieste in una società aperta e in un’economia globale;
il piano assume anche un rilevante valore sociale, poiché rende concretamente accessibili esperienze formative di elevato valore educativo anche agli studenti che, per ragioni economiche, sociali o territoriali, non avrebbero altrimenti la possibilità di sostenerne i costi;
esso contribuisce così a trasformare la mobilità internazionale da opportunità riservata a pochi a strumento di effettiva uguaglianza, in grado di rimuovere gli ostacoli che limitano l’accesso a percorsi di crescita e di merito e di garantire a tutti i giovani, indipendentemente dal contesto familiare e socio-economico di provenienza, la possibilità di vivere un’esperienza di studio e formazione in un Paese europeo, rafforzare le competenze linguistiche, confrontarsi con culture diverse e arricchire il proprio percorso umano, educativo e professionale;
tale iniziativa rappresenta quindi un investimento non soltanto sulla qualità della scuola italiana e sulla sua proiezione internazionale, ma anche sulla coesione sociale e sulla piena attuazione del principio costituzionale di pari opportunità nell’accesso alle esperienze formative più qualificanti –:
se intenda illustrare i contenuti e gli obiettivi del piano «Gli studenti italiani in Europa» e di indicare quale sia la traiettoria programmatica che il Ministero intende perseguire per garantirne la piena attuazione, affinché l’iniziativa possa rappresentare un’effettiva occasione di crescita, formazione e pari opportunità per tutti gli studenti, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali di partenza.