L’Italia è uno dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea che investe meno in istruzione: destinerebbe all’istruzione il 7,3% della spesa pubblica complessiva, a fronte di una media europea pari al 9,6%, con la Francia che si attesta all’8,8%, la Germania al 9,2% e la Spagna al 9,3%. A sostenerlo, qualche giorno fa, è stato il Procuratore Generale della Corte dei Conti, che ha realizzato la sua analisi sulla base dei dati della Commissione europea sintetizzati nel Rapporto ‘Investing in Education’, realizzato sulla base dei numeri di Eurostat.
Il definanziamento del settore è stato però contestato, punto per punto, dal ministero dell’Istruzione e del Merito: secondo il Mim, i dati utilizzati dalla Corte di Conti non sarebbero prima di tutto aggiornati.
Aattraverso una lunga nota, dal dicastero di Viale Trastevere hanno tenuto a precisare, come premessa, che i dati Ue “si riferiscono all’aggregato di spesa del sistema scolastico e di quello universitario e sono relativi all’anno 2023” e “urgono” una serie di “precisazioni“.
“Da una parte – scrivono dal Mim -, occorre far presente che Eurostat ha pubblicato i dati relativi all’anno 2024 in cui il medesimo aggregato di spesa istruzione/università è salito all’ 8% della spesa pubblica complessiva. Dall’altra, è necessario, per quanto riguarda specificatamente il sistema scolastico, tenere conto dei rilevanti incrementi di investimento intervenuti nei tre anni finanziari successivi al 2023. A tal riguardo è importante citare i dati elaborati dagli Uffici studi della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, che hanno evidenziato che nel 2024 la spesa destinata alla scuola ha rappresentato il 5,8% della spesa pubblica complessiva”: secondo il Ministero si tratterebbe di “un valore in linea con i principali Paesi europei, come certificato dal Rapporto Eurostat 2024. Il medesimo Rapporto evidenzia, inoltre, che l’Italia destina all’istruzione non universitaria una quota del Pil pari al 3,3%, superiore a quella registrata in Germania (3,2%) e in Spagna (3,1%)”.
“Gli investimenti nel sistema scolastico sono stati ulteriormente rafforzati nel 2025, nel quale, sempre secondo gli uffici parlamentari, la spesa per l’istruzione ha raggiunto il 6,2% della spesa finale del bilancio dello Stato, con un incremento di 0,4 punti percentuali rispetto all’esercizio precedente. Nel 2026 tale valore è cresciuto ancora, attestandosi al 6,3%. Le attuali proiezioni di bilancio indicano, infine, il mantenimento di questo livello di investimento anche per il 2027 e il 2028, confermando il carattere strutturale delle misure adottate a sostegno del sistema scolastico”.
Uno dei capitoli di spesa più importanti, assieme a quello del sostegno agli alunni con disabilità, è sicuramente quello del precariato: ogni anno si reclutano, soprattutto a ridosso dell’avvio delle lezioni di settembre, circa 200.000 supplenti annuali. Il Governo ha cercato di tamponare la situazione con tre procedure consecutive di concorsi Pnrr e sul sostegno ha anche deciso da alcuni anni di assumere direttamente da prima fascia Gps. I risultati, al momento, non sono però entusiasmanti.
Dal dicastero bianco tengono a precisare, tuttavia, che “i dati testimoniano, invero, una prima diminuzione del fenomeno, dopo numerosi anni. Va ricordato, infatti, che la Commissione europea, dopo aver avviato una procedura d’infrazione sul tema fin dal 2014, ha deciso, nel 2025, di non proseguirla, prendendo atto delle numerose misure di sistema adottate dal ministero che hanno portato a una prima inversione di tendenza nell’annosa problematica. Grazie, infatti, alla importante stagione di concorsi avviati in questa legislatura, e alle misure specificamente volte a favorire l’assorbimento del precariato storico, già in occasione dell’anno scolastico 2023/2024, in esito al primo concorso indetto dal ministero, è stata registrata una riduzione del numero dei contratti a tempo determinato nel numero di 2.194 unità”.
Il numero, sempre secondo il Mim, “è destinato a ridursi ulteriormente quando si saranno consolidati i dati relativi al secondo concorso, già concluso, relativo all’anno scolastico 2024/2025, e al terzo, tuttora in corso di svolgimento. Secondo le stime disponibili, circa il 40% dei vincitori apparterrà, infatti, al personale precario, contribuendo in modo significativo al progressivo assorbimento del precariato”.
Sul fronte degli aumenti stipendiali, infine, dal ministero dell’Istruzione parlano di “uno straordinario risultato connesso al rinnovo di ben tre rinnovi contrattuali della scuola dopo numerosi anni di sostanziale blocco”, sottoscritti durante il Governo Meloni e la gestione guidata dal professor Giuseppe Valditara.
Nell’ultimo triennio, “grazie a tali rinnovi – concludono da Viale Trastevere – sono stati riservati al personale della scuola quasi 9 miliardi di euro, consentendo aumenti medi pari a 412 euro mensili per i docenti e a 304 euro per il personale Ata”. L’ultimo rinnovo, relativo al Ccnl 2025/27, sulla base di quanto anticipato dal sindacalista Anief Stefano Cavallini, dovrebbe concretizzarsi con aumenti in busta paga con le mensilità di agosto e gli arretrati probabilmente anticipati già nel corso del prossimo mese di luglio.
Passi avanti, secondo il Mim, sarebbero arrivati anche sull’edilizia scolastica: “vanno evidenziati – ha replicato il Ministero – i rilevanti investimenti di questi ultimi anni resi possibili da una attenta sinergia tra fondi Pnrr e fondi nazionali, che ha consentito l’adozione di un piano complessivo da oltre 12 miliardi, di cui circa 2 miliardi di risorse nazionali, che ha riguardato più di un quarto degli edifici pubblici adibiti ad uso scolastico. Infatti, nonostante la competenza diretta degli Enti locali, il ministero ha investito, oltre al Pnrr, ingenti risorse e continua a farlo anche grazie ai piani antincendio, di messa in sicurezza, di abbattimento delle barriere architettoniche e di bonifica amianto per circa 430 milioni di risorse nazionali e circa ulteriori 110 milioni di fondi di bilancio per interventi di vulnerabilità sismica”.
“Questi investimenti restituiranno agli studenti, di qui a poco, scuole nuove, più sicure, più moderne e accessibili e spazi per una didattica laboratoriale e innovativa, per nuove mense e palestre e nuove strutture per la prima infanzia. Quanto alle politiche scolastiche – hanno continuato da Viale Trastevere – negli ultimi tre anni ci sono stati investimenti senza precedenti, sia sulla digitalizzazione delle aule e degli ambienti di apprendimento sia sui laboratori, ma anche sul potenziamento delle discipline STEM e sul contrasto alla dispersione scolastica che ha, proprio nel 2025, raggiunto un risultato storico, attestandosi all’8,2% e per la prima volta al di sotto della media europea del 9,1%”.
Secondo il Mim, si tratta di “risultati raggiunti anche grazie agli innovativi Piani Agenda Sud e Agenda Nord, che hanno stanziato ulteriori 1,046 miliardi per azioni di contrasto alla dispersione scolastica e ai divari territoriali, ai Piani Estate con oltre 900 milioni e alle azioni per l’orientamento scolastico e per la figura del tutor, finalizzate alla personalizzazione degli apprendimenti e alla valorizzazione dei talenti, per ulteriori 680 milioni circa negli ultimi tre anni scolastici”.