Prima di puntare forte sui concorsi per diventare insegnante, sarebbe bene riuscire a svuotare per bene le graduatorie delle precedenti tornate concorsuali, quindi stabilizzare i cosiddetti ‘idonei’, derivanti sia da concorsi tradizionali sia dalle procedure Pnrr, come pure i precari storici delle GaE e delle Gps dove stazionano centinaia di migliaia di candidati abilitati all’insegnamento e specializzati su sostegno agli alunni con disabilità. A sostenerlo è Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega, che in questo modo rilancia la richiesta di adozione del cosiddetto ‘doppio canale’ di reclutamento, con la metà dei posti assegnati direttamente da GaE e GpS.
Sul reclutamento scolastico, “per il futuro – sostiene l’ex presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama – si ragiona su concorsi per docenti meno ‘invadenti’ rispetto agli attuali, per lasciare spazio adeguato allo svuotamento delle graduatorie”.
Lo stesso Pittoni ammette che si tratta di una prospettiva completamente diversa rispetto “a quanto previsto dal Governo precedente (di fatto l’asse Pd-M5s, la scorsa legislatura numericamente autosufficiente) nelle intese con Bruxelles”.
Per raggiungere l’obiettivo, però, il leghista si rende conto che occorra l’intervento di tutti, non solamente della politica.
“È importante, comunque, si facciano sentire anche i sindacati, in larga misura già orientati a favore del doppio canale di reclutamento e del riallineamento della spesa tra posto di ruolo e supplenza, che comportano le stesse responsabilità. O la supplentite non si ferma”, conclude il responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega.
Il progetto dell’ex senatore Pittoni, tuttavia, rimane legato a doppio filo alla necessità di cancellare gli organici di fatto: sul sostegno, in particolare, almeno l’80 per cento delle supplenze annuali continuano ad essere sottoscritte su posti privi di titolare, ma inquadrati come cattedre ‘in deroga’, quindi con scadenza 30 giugno e di conseguenza non utili alle immissioni in ruolo.
Qualora, quindi, dovesse essere attuato il ‘doppio canale’, è chiaro che servirà anche una base importante di posti per dargli “sfogo”: posti che, al momento, non risultano invece utili per questo scopo, proprio perché sono liberi dalla titolarità ma non collocati nell’organico di diritto, quello utile a fare scattare le agognate immissioni in ruolo.