Nonostante i segnali di miglioramento complessivo degli indicatori nazionali di istruzione e formazione, il Paese continua a essere profondamente diviso: permangono “differenze consistenti dal punto di vista territoriale” che creano marcate disuguaglianze nelle opportunità educative e nell’accesso ai beni culturali tra il Centro-nord e il Mezzogiorno.
Questo è quanto emerge dal Rapporto Bes 2024: il benessere equo e sostenibile in Italia, presentato dall’ISTAT.
Giunto alla dodicesima edizione, il Rapporto Bes offre un quadro integrato dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali che caratterizzano il nostro Paese, attraverso l’analisi di un ampio set di indicatori suddivisi in 12 domini, tra cui Istruzione e Formazione.
Il primo, cruciale divario si manifesta nell’accesso ai servizi per la prima infanzia. La frequenza dei bambini tra 0 e 2 anni presso i nidi (che a livello nazionale si attesta al 35,2% nel triennio 2022-2024) ricalca fedelmente la distribuzione delle strutture disponibili, con “ampie carenze nel Mezzogiorno, a eccezione della Sardegna”.
Se regioni come l’Emilia-Romagna (49,7%) e la Sardegna (45,7%) superano il target europeo del 45% previsto per il 2030, in regioni del Sud come Campania (23,9%), Calabria (22,8%) e Sicilia (27,6%), meno del 30% dei bambini di 0-2 anni frequenta il nido. Il dato medio del Mezzogiorno si ferma infatti al 27,5%.
Paradossalmente, all’età di 4-5 anni, la partecipazione al sistema educativo raggiunge i valori più alti proprio al Sud (98%), sebbene al Centro si registrino i valori più bassi (92,5%).
Le differenze territoriali nelle competenze di base degli studenti di terza media sono particolarmente pronunciate. Nell’anno scolastico 2024/25, la quota di studenti con competenze non adeguate è nettamente più alta nel Sud.
Queste disuguaglianze si riflettono nell’abbandono scolastico. Nonostante il calo nazionale, la quota di early leavers (individui di 18-24 anni con al più la licenza media che non studiano o lavorano) rimane alta nel Mezzogiorno (12,4%) rispetto al Nord (8,4%). Le Isole in particolare registrano il valore massimo di dispersione (15,0%).
I divari persistono anche nei livelli di istruzione conseguiti.
La problematica dei NEET (giovani 15-29 anni che non lavorano e non studiano) è l’indicatore più drammaticamente sbilanciato a livello territoriale.
Nonostante un calo nazionale (15,2% nel 2024), la quota di NEET è altissima nel Mezzogiorno, dove si attesta al 23,3%, in netto contrasto con il Nord (9,8%). Le regioni più colpite superano il 20%: Calabria (26,2%), Sicilia (25,7%), Campania (24,9%) e Puglia (21,4%).
Le disuguaglianze si estendono all’ambito culturale e digitale.
Meno della metà degli italiani ha competenze digitali almeno di base (45,9% nel 2023). Emerge un forte gradiente a favore del Centro-nord rispetto al Mezzogiorno, con la sola eccezione della Sardegna. Il Nord registra il 51,3% di persone con competenze digitali di base, il Centro il 49,9%, mentre il Mezzogiorno si ferma al 36,1%.
Nel 2024, la partecipazione culturale fuori casa (due o più attività) è cresciuta, ma il divario tra Centro-nord e Mezzogiorno resta elevato (10,7 punti percentuali). La partecipazione è del 42,5% al Centro e del 40,4% al Nord, ma solo del 30,3% nel Mezzogiorno. A livello regionale, si va dal 46,0% in Trentino-Alto Adige/Südtirol a solo il 24,9% in Calabria.
La lettura di libri e/o quotidiani è praticata dal 41% nel Centro-nord, rispetto al 24,1% nel Mezzogiorno. Anche la fruizione delle biblioteche (14,5% a livello nazionale) è significativamente maggiore al Nord (19,7%) e al Centro (13,1%), crollando all’8,2% nel Mezzogiorno, con punte minime in Campania (6,2%) e Calabria (6,9%).
In conclusione, sebbene si registrino progressi nazionali, il quadro territoriale mostra una persistente Italia a due velocità, dove il Mezzogiorno sconta un deficit sistemico che abbraccia l’intero ciclo di vita formativo e culturale.