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Italiano per tutti, come voleva il maestro Manzi

Italiano per tutti. Non potrà mai essere dimenticata la trasmissione televisiva degli anni ‘60 (dal ‘60 al ‘68) del Maestro Manzi “Non è mai troppo tardi” (corso di istruzione popolare per adulti analfabeti). Un programma dedicato totalmente ad insegnare l’italiano (lettura e scrittura) a quegli italiani fuori età scolare (adulti) ancora totalmente o parzialmente analfabeti (non per colpa loro). Ci piace pensare che il Ministro dell’Istruzione abbia avuto in mente questo ‘mitico programma’ della R.A.I. quando, durante il ritualistico Meeting di Rimini di quest’anno (21-26 agosto) ha lanciato la proposta di rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per quei genitori, non italiani (che non conoscono la nostra lingua) i cui figli vanno male a scuola. “La conoscenza dell’italiano da parte dei genitori rappresenta un fattore determinante per il successo formativo degli alunni ‘stranieri’.

Certo, non nascondiamolo, obbligare qualcuno a fare qualcosa (magari controvoglia) può far storcere il naso a qualche irriducibile sostenitore della piena e indefinita libertà decisionale di ognuno, in questo caso, però, questo tipo di obbligatorietà sarebbe utile per tutti. Gioverebbe non solo agli alunni ‘stranieri’ per ottenere risultati gratificanti a scuola, ma anche ai loro genitori sia per l’inserimento nel tessuto sociale del Paese, sia per lo svolgimento del loro lavoro sia, infine, per il rapporto con i propri figli e con i docenti. Invece di obbligo (se pare termine troppo drastico) si possono trovare alternative terminologiche meno impositive (forte invito, coinvolgimento, opportunità, occasione) ma con l’identico fine: convincere i genitori stranieri che la conoscenza (adeguata) della lingua italiana è indispensabile e quindi persuaderli a frequentare corsi di italiano. Si potrebbe anche fare di più. Aprire (dopo una meticolosa procedura di controllo sulla conoscenza della lingua italiana da parte degli ‘stranieri’) le scuole serali anche a tutti quegli stranieri adulti che stentano a parlare l’italiano, lo padroneggiano in misura minima o non lo sanno. Indipendentemente dal fatto che abbiano o non abbiano figli in età scolare e senza subordinare la loro frequenza ai corsi di italiano all’andamento scolastico dei loro figli. Più si conosce la lingua e la cultura del Paese dove si vive e meglio si vive (tutti vivono meglio).

La proposta del Ministro ha, dunque, giuste motivazioni ed è, in generale, apprezzabile. E’ anche attuabile? Quante scuole serali per adulti ci sono in Italia? In Italia esistono circa 127 CPIA che coordinano una serie di punti di erogazione distribuiti sul territorio. In queste strutture si tengono corsi (la cui iscrizione è volontaria) di primo livello, di alfabetizzazione (riservata agli stranieri) e corsi di secondo livello.

Ora, se si attuasse la proposta del Ministro dell’Istruzione (forse rimarrà solo una proposta o magari una promessa elettorale), basterebbero le strutture e i corsi esistenti per ‘soddisfare’ la domanda dei potenziali utenti o occorrerebbero nuove strutture, una moltiplicazione dei corsi e un piano di assunzione di non pochi docenti specializzati nell’insegnamento agli adulti ‘stranieri’? Bisognerebbe ampliare sensibilmente gli investimenti, ma ciò non è facile. Dove trovare adeguate risorse in un periodo, più che pluriennale, di crisi economica e con la consequenziale mancanza di soldi, di fronte a ‘mille’ e ‘varie’ urgenze e difficoltà, che frena lo sviluppo del Paese e inibisce l’attività dei governi in ogni settore sociale e produttivo? Di quanto lo Stato potrebbe implementare gli investimenti da destinare alle scuole per ‘stranieri’? Una soluzione potrebbe venire, secondo un principio di sussidiarietà, dall’inserimento, nel campo dell’istruzione per adulti ‘stranieri’, dei corpi intermedi dello Stato (sindacati, associazioni di categoria, enti del terzo settore (no profit), cooperative, fondazioni, comitati locali e gruppi di volontari). Invero questo già avviene (molte sono le associazioni laiche o religiose che si dedicano con grande impegno all’alfabetizzazione degli ‘stranieri’), si tratterebbe forse, per attuare, realizzare e rendere pienamente reale l’idea ministeriale, che lo Stato aumentasse il suo impegno economico verso i corpi intermedi (per quanto concerne l’istruzione agli adulti stranieri), che, comunque, per quanto ampio, non inciderebbe sul suo bilancio complessivo in maniera così importante come accadrebbe se tutto il lavoro di alfabetizzazione per adulti non italiani gravasse su di lui.

L’idea del Ministro appare, quindi, sensata, ragionevole e migliorabile, se si estendesse, senza limitazioni, a tutti coloro che non conoscono l’italiano. Forse si potrebbe mitigare il termine ‘obbligo’ con sinonimi meno ‘impositivi’, ma questa è questione ‘secondaria’. Idea ‘giusta’, quindi, e realizzabile con più investimenti (anche misurati) e un maggior coordinamento con i ‘corpi intermedi’. Inoltre necessita della convinzione degli ‘stranieri adulti e lavoratori dell’utilità di imparare l’italiano e di un atteggiamento aperto e favorevole da parte dei loro datori di lavoro, al fine di agevolare e favorire l’istruzione dei loro dipendenti ‘stranieri’. Per i docenti poter comprendere i genitori dei loro alunni è importante per dare agli allievi il massimo aiuto possibile.

La proposta ‘lanciata’ dal Ministro nella ‘sfilata’ estiva (culturale, sociale, politica) di Rimini avrà un seguito o cadrà, come foglia, al primo autunno? Non so. Comunque ricordiamo: “Non è mai troppo tardi”.

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