Il tetto del 30% di alunni stranieri verrà inserito in una legge e non rimarrà solamente l’indicazione contenuta in una circolare: lo ha ribadito il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara.
In questo modo – sostiene il Ministro – la regola diventerà cogente e dovrà essere obbligatoriamente rispettata.
Forse ci potranno essere eccezioni ma solo per situazioni molto particolari.
Vedremo quale soluzione escogiteranno gli uffici legislativi del Parlamento per rendere davvero attuabile questa nuova regola a cui stanno pensando non solo il Ministro ma l’intero Governo, regola che, non dimentichiamolo potrebbe piacere anche a Futuro Nazionale di Vannacci.
Gli ostacoli pratici, per la verità, non mancano e non è detto che si riesca a superarli tutti.
Prendiamo per esempio alcuni casi emblematici dove la popolazione straniera è preponderante rispetto a quella italiana; pensiamo a quanto accade a Prato, dove i cinesi rappresentano una quota massiccia della popolazione locale, o a Monfalcone dove indiani e pakistani consentono all’industria cantieristica di funzionare.
Ma poi ci sono decine, centinaia di quartieri di importanti città del centro nord popolati quasi per intero da nordafricani, da senegalesi e, ultimamente, anche da brasiliani.
Secondo l’idea del Ministro, da quanto si può intuire, per evitare di superare il tetto del 30%, gli alunni di famiglie straniere dovranno spostarsi in quartieri viciniori o addirittura in altri comuni.
E qui potrebbe nascere qualche problema di compatibilità con la normativa già esistente.
Il primo comma dell’articolo 12 della legge 820 del 1971, tuttora in vigore, recita esattamente così: “L’amministrazione scolastica è tenuta a provvedere alla istruzione dei fanciulli obbligati nei luoghi ove questi, entro il raggio determinato dal comma seguente, siano in numero non inferiore a dieci”.
Il comma successivo precisa: “Ogni scuola deve accogliere i fanciulli obbligati che abitino nel raggio di due chilometri di percorso, computati su strada ordinaria”.
In altre parole, ad oggi, i Comuni sono obbligati a provvedere in qualche modo a garantire l’assolvimento dell’obbligo scolastico istituendo scuole che distino non più di 2 km dall’abitazione. Ove questo risulti impraticabile a causa del ridotto numero di alunni è necessario che l’Ente locale istituisca un adeguato servizio di trasporti.
Bambine e bambini di scuola primaria senegalesi o indiani potrebbero così essere spostati di diversi chilometri in modo da poterli inserire in classi dove non si supera il 30% di stranieri.
Potrebbero verificarsi persino casi paradossali: la piccola Fatima, tunisina, che abita a Sesto San Giovanni e che magari a 14 anni è già campionessa europea dei 50 dorso, potrà tranquillamente allenarsi tutti i giorni nella sua città, ma dovrà frequentare la scuola secondaria di Cologno perché a Sesto le classi sono già strapiene di stranieri.
E chi abita a Ventimiglia dovrà cercarsi un posto a Mentone, in Francia, o meglio ancora a Montecarlo? E su chi ricadranno le spese di trasporto, visto che si tratta di scuola dell’obbligo?
Insomma, allo stato attuale la legge non sembra facile da attuare, ma la fantasia italica non ha limiti, quindi è meglio aspettare gli eventi, anche in base al ben noto principio del “fatta la legge trovato l’inganno”.