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L’Anquap, il suo Congresso e i Quadri che Quadri non sono

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Prima di tutto mi sembra doveroso presentarmi. Sono Placido Olivieri, ho 75 anni e per 38, nelle varie denominazioni succedutesi, ho prestato servizio di Segretario nelle Istituzioni scolastiche. Ben 26 di questi anni li ho dedicati, come inoppugnabilmente possono testimoniare quanti mi hanno conosciuto, alla difesa dei diritti di tutto il Personale A.T.A., non sottacendo mai i doveri che la categoria doveva anteporre nei confronti dell’Amministrazione e dell’utenza. E proprio in questo spirito ho deciso di formulare le considerazioni che seguono, prendendo spunto dalla notizia del congresso nazionale ANQUAP (in corso di svolgimento nel momento in cui formulo queste considerazioni).

Partiamo dalla denominazione associativa “Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche”.

Icotea

Una autodefinizione priva di ogni fondamento giuridico, come dichiarato dall’ARAN, in data 8 aprile 2003, relativamente al contratto-scuola 2002/2005, in risposta a specifico quesito del Tribunale di Milano –Sezione Lavoro- concernente l’esistenza dell’area Quadri nel Comparto Scuola: <Le parti firmatarie dei relativi CCNL sottoscrivono il seguente accordo di interpretazione autentica circa la categoria “quadri” nel comparto Scuola: ”Le parti convengono che alla sottoscrizione del contratto in questione non è stata prevista la categoria “quadri”, che, pertanto, allo stato non esiste”>.
In nessuno dei contratti successivi, compreso quello vigente, è stata prevista la categoria “quadri” che, ancora oggi, non esiste. Appare assolutamente evidente, quindi, l’
inesistenza -nell’assetto contrattuale che disciplina la collocazione professionale dei DSGA- della categoria dei “quadri”.

Poiché la denominazione associativa fa esplicito riferimento alle pubbliche amministrazioni e si autodefinisce come Quadri, che l’ARAN dichiara non esistenti, basterebbe, a mio modestissimo avviso, solo questo perché, appunto, l’associazione medesima venisse non riconosciuta dalle Pubbliche Amministrazioni, Miur e Mef in testa.

Invece, le Pubbliche Amministrazioni riservano, a detta associazione dei Quadri inesistenti (lo dice l’ARAN non io), riconoscimento ed interlocuzione. Ma tant’è.

Nelle umane storie succede sempre che negli aggregati che si dichiarano rappresentativi di una intera categoria, quando non si cura e garantisce la partecipazione di tutti, inevitabilmente si instaurano oligarchie al cui vertice siede un monarca, se non addirittura un tiranno.

In occasione delle elezioni del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, indette per il 28 aprile 2015, il Monarca, che avrebbe voluto occupare anche quell’altro scranno, così si esprimeva<Il contenuto delle nostre proposte programmatiche riguarda: l’autonomia delle scuole e il loro funzionamento, il sistema di governance e la professionalità richiesta al personale amministrativo tecnico ed ausiliario.> ed ancora <…… Queste caratteristiche debbono essere necessariamente possedute da Dirigenti, Direttori e Docenti, ma in certa misura anche dagli Assistenti Amministrativi e Tecnici e dai Collaboratori Scolastici.> ed oltre <L’attuale connotazione del sistema di classificazione e dei profili professionali può definirsi parzialmente adeguata solo per i Direttori SGA, mentre deve essere completamente rivista per gli Assistenti Amministrativi e Tecnici e per gli stessi Collaboratori Scolastici.> in conclusione <Nel votare la lista ANQUAP, il personale ATA può contare su un’azione determinata e competente>.

Queste le dichiarazioni di circostanza, nei fatti i Collaboratori scolastici, tanto cercati nelle elezioni non sono mai stati citati nelle attività dei Quadri (che non esistono); e così accade che nella relazione dell’ultimo congresso, 2-5 giugno 2016, non si trova traccia alcuna di riferimento ai collaboratori scolastici, invece enfaticamente citati in occasione di elezioni scolastiche.

Una democrazia che si dichiari rappresentativa di tutto il Personale Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario dovrebbe curare quotidianamente gli interessi di tutte le categorie che assume di rappresentare. Nella pratica succede che ANQUAP ignora del tutto gli ausiliari, tranne ricordarsene in occasione di elezioni nelle quali non è riuscita mai ad emergere, avendo sempre riportato un numero di voti inferiore a quello degli associati.

L’elezione ad una carica costruita in forma oligarchica determina l’esercizio di un potere o di chi non ha il diritto di esercitarlo o di chi persegue fini ed interessi particolari e propri, a scapito di quelli di un popolo.

Quando, invece, gli eletti esercitano il potere nell’interesse generale e nel rispetto altrui si realizza una vera aristocrazia che è il governo dei migliori al servizio di tutti.

Norberto Bobbio sosteneva che “La partecipazione democratica dovrebbe essere efficace, diretta e libera”.

Quando si va verso la elezione di un organismo che prevede, per statuto, la presentazione delle candidature appare lapalissiano che alla carica da eleggere partecipino più concorrenti in rappresentanza di un pluralismo democratico che porti alla scelta del migliore in nome e nell’interesse di tutti.

L’Associazione (dei Quadri che non esistono) celebra il suo quinto congresso nazionale con la presentazione, come sempre, di una unica candidatura che, guarda caso, è sempre la stessa dalla sua costituzione.

Non penso e non credo che tra gli associati Direttori dei Servizi Generali ed Amministrativi e Assistenti Amministrativi non vi siano elementi capaci e validi di assumere la carica di Presidente in democratica alternanza al Monarca, che con la sua unica candidatura resterà ancora sul trono.

Egli stesso si propone “nel libero determinarsi di una dinamica di relazioni sempre caratterizzata da partecipazione, libertà di espressione, collegialità e nel pieno rispetto delle regole interne”.

Giorgio Gaber diceva che “la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.

Se la partecipazione è di uno solo, spontaneo sorge il dubbio che nella Associazione dei Quadri che Quadri non sono, non ci siano spazi di libertà tali da consentire la libera volontà di proporsi in alternativa al Regnante. Sembra, anzi, che si abbia paura a proporsi.

E che si tratti di un Monarca regnante lo dimostra il fatto che, se altri vogliono scrivere e/o intervenire lo debbano fare “D’INTESA CON LUI”.

Chi in passato ha definito i sindacati “la quadrupede con stampella”dovrebbe riflettere un tantino su se stesso magari d’intesa con qualcuno che lo aiuti.

Succede poi – sempre nelle umane cose – che i monarchi deboli provino a trovare stampella all’insufficiente consenso instaurando mirabolanti alleanze con monarchi più forti.

E’ sotto gli occhi di tutti (con eccezione di quelli che hanno deciso di non vedere né sentire) che in una rilevante (e preoccupante) percentuale delle realtà scolastiche, risulta permanente il conflitto tra il D.S. e il DSGA. Ebbene il nostro Monarca che fa? Si allea, o meglio, si genuflette al un Monarca più potente – uno Zar per esempio – mortificando, ulteriormente, i propri colleghi al monopolio di chi nella scuola irrazionalmente si sente padrone.

Mai un intervento a difesa dei colleghi vessati dai rappresentati dallo Zar. Anzi, di questi, si fa spesso il portavoce dando spazio ad iniziative e argomentazioni inerenti alla CIDA, che alla categoria che si vuole rappresentare non interessano, quando non sono addirittura contrastanti.

In uno scritto in data 28 aprile 2016, il Monarca, in riferimento alla Legge 107 e alla riforma della Pubblica Amministrazione sulla disciplina del ruolo unico della dirigenza, giudica, in ossequio allo Zar, “incomprensibile l’esclusione dei dirigenti scolastici” da detto ruolo unico e non spende una sola parola sulla esclusione del Personale ATA e, quindi, dei DSGA, dalla Legge 107, dove vengono completamente ignorati. Invece di auspicare e chiedere il pieno riconoscimento della carriera direttiva per i DSGA – che soltanto così potrebbero essere riconosciuti quali QUADRI – piange sulla esclusione dei DD.SS dal ruolo unico della carriera dirigenziale.

L’alleanza tra il Monarca e lo Zar si fa sempre più forte al punto tale che nella FP-CIDA che è <costituita da Associazioni, organizzate ove possibile in Unioni sindacali, dei dirigenti, dei professionisti e dei quadri del settore pubblico allargato, e con queste aderisce alla Confederazione CIDA – Manager e Alte Professionalità per l’Italia, della quale condivide i valori.> egli diventa nella qualità di presidente dell’ANQUAP (che c’azzecca l’Associazione ANQUAP con i quadri del settore pubblico allargato?) <vice presidente con delega in materia di profili della categoria dei quadri nelle amministrazioni pubbliche nonché delega per le strutture territoriali della Federazione>.

Come possono esistere i Quadri delle Amministrazioni Pubbliche se non riconosciuti e previsti nel C.C.N.L.? Alla FP-CIDA e alla CIDA possono aderire, quali Associati, le organizzazioni a carattere nazionale rappresentative dei dirigenti e delle alte professionalità dei settori pubblico e privato che siano firmatarie di contratti collettivi (quali contratti collettivi ha mai firmato l’Anquap?) applicati alle predette categorie o comunque riconosciute rappresentative delle stesse sul piano nazionale (chi ha mai riconosciuto l’Anquap rappresentativa sul piano nazionale?).

Che c’azzecca, quindi, un DSGA con la dirigenza del settore pubblico?

Sembra tutto un marchingegno finalizzato all’ottenimento dell’esonero sindacale del Monarca, che non potendo altrimenti conseguirlo, riesce ad ottenerlo, per intercessione dello Zar, dalla CIDA, della quale a norma di legge e per statuto non potrebbe mai fare parte perché non appartenente né alla dirigenza né ai quadri del settore pubblico allargato.

Offro le superiori considerazioni all’attenzione dei Colleghi perché riflettano sul proprio futuro associativo e di carriera.