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L’Irap sarà abbattuta nella ricerca. Perché no nella scuola?

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Ecco il testo del comunicato dell’Associazione professionale dirigenti scuole statali e paritarie "Di.S.A.L.", ente qualificato dal Miur alla formazione:

"L’Irap sulla ricerca sarà abbattuta. E gli incentivi per le imprese saranno rivisti, perché il meccanismo attuale non funziona, o meglio è distorsivo".
Così hanno comunicato Domenico Siniscalco e Letizia Moratti, rispettivamente ministri dell’Economia e dell’Istruzione, Università e Ricerca, l’altro giorno agli industriali, preoccupati per le novità che saranno contenute nella prossima Finanziaria. Il ministro Moratti poi ha assicurato agli industriali che nella prossima Finanziaria sarà previsto l’abbattimento dell’Irap per il personale addetto alla ricerca. "L’uso della leva fiscale" – ha detto – "terrà conto, d’ora in avanti, dell’incidenza dei settori produttivi sulle esportazioni e dell’intensità tecnologica riferita ai livelli di spesa in ricerca e sviluppo sul valore aggiunto dei singoli settori’.
DiSAL prende atto di questi intenti per la ricerca: ma fatichiamo a comprendere come mai le stesse riflessioni ed intenzioni non si applicano alla scuola. Una scuola statale con mille alunni paga, con aliquota agevolata, in media 10.000 € all’anno, mentre una scuola paritaria del sistema pubblico di istruzione con 500 alunni paga all’anno addirittura 70.000 € in quanto si vede applicare la stessa aliquota di una azienda! Ci sono state proposte di legge che hanno indicato l’eliminazione dell’Irap come forma di agevolazione ed incentivo allo sviluppo qualitativo della scuola, ma nulla ha avuto seguito. Risulta difficile comprendere come mai si pensi solo alla ricerca, che tra l’altro coinvolge settori privati che hanno profitti imparagonabili ai bilanci delle scuole, e non si voglia invece considerare il settore scuola che non solo ha bisogno di agevolazioni e investimenti ma che tutti dichiarano strategico per lo sviluppo socio-economico".

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