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La “banca delle ore”

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Con la stabilizzazione di150mila precari si consentirà a ciascuna scuola di avere un numero di professori sufficiente non solo a svolgere le lezioni ma anche le supplenze brevi. E se non vi è la necessità della supplenza? O se il docente supplente è già in supplenza, per cui occorre chiamare un supplente che ha già dato del suo? Ecco l’idea della banca. Dal momento che si potrà chiamare ogni docente e in qualsiasi momento a coprire i buchi che si sono creati all’interno dell’istituto, chi incappa nella chiamata, invece di essere pagato, prende quell’ora e la mette nella banca. Una sorta di libretto a risparmio insomma, dove si depositano le ore, ma da cui non si prendono interessi. “E’ più immorale fondare una banca che rapinarla”, diceva Bert Brecht e a quanto pare Renzi e il suo staff ne hanno fondata una.

In altre parole, spiegano i sindacati, gli insegnanti si trasformerebbero in lavoratori senza più un orario certo, saprebbero quando entrano a scuola se hanno lezione dalla prima ora, ma non quando ne escono.

“Si tratta di uno degli argomenti delle linee guida affrontati in maniera a dir poco discutibile. Chiediamo piuttosto una vera stabilizzazione dei precari, lo svuotamento delle graduatorie e di evitare un appesantimento dell’orario dei docenti”, tuona Domenico Pantaleo.

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“E’ una proposta insensata”, conferma Rino Di Meglio della Gilda, “non solo per l’assenza di una remunerazione ma anche perché non può funzionare. Nella scuola secondaria un professore di filosofia non potrà mai sostituire uno di matematica o di chimica. È un meccanismo troppo semplicistico”.