La storia della docente di sostegno che ha deciso di usare le ferie per stare accanto al proprio alunno operato ha scaldato i cuori. La donna, che insegna in Sicilia, ha pagato il biglietto aereo di tasca propria e viaggiato fino a Rimini per stare vicina al suo alunno durante un intervento chirurgico lungo e complesso.
“Conoscevo già la struttura sanitaria e, prima della partenza, ho preso contatti con il progetto Inclusive Care, che coinvolge pedagogisti, psicologi e insegnanti. Mi sono occupata dei trasferimenti, dei biglietti e dell’organizzazione del viaggio. È stato tutto molto naturale. Ho voluto dare una mano e contribuire e tengo a precisare contribuire: non ho sostenuto da sola tutti i costi. Ho semplicemente voluto fare un regalo”, ha detto a La Repubblica.
Ecco come descrive il rapporto con l’alunno in questione: “Un rapporto che va oltre la scuola. È un legame familiare. Siamo molto uniti, è un bambino con una forza di volontà straordinaria e in questi anni abbiamo condiviso tantissime esperienze. Quando lavori accanto a un bambino per tanto tempo, entri nella sua vita”.
“Sono stata accanto a lui durante il prericovero, le visite e tutti i momenti più importanti. Per me era normale esserci. Lo rifarei altre mille volte. Appena tornerà andrò subito a trovarlo e ad abbracciarlo”.
“Bisogna lavorare con professionalità, ma anche con umanità. Tutti i bambini sono come figli e vanno aiutati a crescere. Io non mi sento soltanto un’insegnante di sostegno: mi sento insegnante della classe e di tutti i miei alunni. L’inclusione vera è questa: esserci ogni giorno”, ha concluso.
Uno studente affetto da disabilità motoria e intellettiva, il 14 maggio scorso è stato operato presso una clinica di Rimini, struttura specializzata che la stessa insegnante aveva segnalato alla famiglia dopo averla conosciuta negli anni in cui lavorava nella zona. Non si è limitata al consiglio: ha organizzato il viaggio in aereo da Catania all’aeroporto di Bologna, si è occupata di predisporre un transfer adatto alle esigenze particolari del bambino e ha contribuito in parte anche alle spese. “Lo assisto a scuola da tre anni”, racconta al Corriere.
“Ho scelto di accompagnarlo per il legame speciale che si è creato con lui e con la sua famiglia. Mi emoziona ancora pensare a quei giorni”. Per farlo, ha impiegato le proprie ferie. “Ho deciso di investire così il mio tempo”, spiega con semplicità, prima di dover rientrare in Sicilia per riprendere servizio.
La presenza dell’insegnante ha rappresentato, secondo il personale della clinica, un punto di riferimento educativo e affettivo fondamentale per il bambino, contribuendo a rendere più sereno il periodo di degenza. Un sostegno concreto anche per la madre, che ha potuto affrontare un momento difficile con maggiore sicurezza. A Rimini, il bambino ha potuto usufruire del progetto sperimentale Inclusive Care, promosso da Sol et Salus in collaborazione con il Comune, il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, la cooperativa Il Millepiedi e il Cidi.
Il progetto offre ai piccoli pazienti uno spazio educativo e ricreativo per socializzare, esprimersi e rafforzare la propria identità al di là della malattia, rendendo l’esperienza del ricovero meno traumatica. La storia ha raggiunto anche le istituzioni: la vicesindaca di Rimini ha inviato una lettera di encomio alla dirigente scolastica, definendo il gesto di della docente “un esempio concreto di passione professionale e autentico affiancamento umano, che supera ciò che è richiesto dal ruolo e restituisce alla scuola la sua dimensione più alta: essere comunità, cura, responsabilità condivisa”. Lo studente sta bene ed è ancora ricoverato per le terapie riabilitative.