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Prima Ora - Notizie del 24 luglio

Stop ai genitori a scuola, ingresso consentito solo il 4 novembre: la proposta di Crepet al ministro

Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet si è scagliato ancora contro i genitori degli studenti, spesso troppo invadenti, definiti da molti “sindacalisti” dei figli. Lo ha fatto lo scorso giugno, nel corso del Festival Cultura Liberata.

“La ricerca della perfezione ammala l’anima”

L’esperto ha innanzitutto parlato agli educatori: “La pianta tirchia non fa fiori, ma anche la pianta da frutto non produce se viene messa sotto un albero più grande. Questo è ciò che educatori e genitori dovrebbero sapere: ogni pianta ha bisogno della sua pioggia, del suo vento e della sua neve. Un eccesso di tutela ci rende solo più fragili”.

“Non capisco certi aspetti della cultura odierna. Ad esempio, nel caso di Jannik Sinner, quando ha avuto un inciampo, ho letto commenti incredibili di chi diceva che bisognava interrompere i rapporti perché aveva perso. Capita di perdere. Non possiamo pretendere un ragazzo di 25 anni invincibile come Hulk. La troppa ricerca della perfezione ammala l’anima, che invece è fatta anche di imperfezioni”, ha aggiunto.

“Temo che avremo di nuovo il 99,9% di promossi alla Maturità. Se promuoviamo tutti, non promuoviamo nessuno. Io credo nel merito e nella voglia di un ragazzo di esprimere se stesso, anche attraverso la ribellione, che non è spaccare vetrine, ma seguire la propria via nonostante i ‘no'”.

Crepet ministro per un giorno?

Ecco cosa farebbe Crepet se fosse ministro per un giorno: “I genitori non dovrebbero accompagnare i figli maggiorenni ai concerti. Se fossi Ministro per un giorno, proibirei l’ingresso degli adulti nelle scuole, tranne un giorno all’anno. Il controllo eccessivo, come il registro elettronico, crea fragilità. Assumersi le proprie responsabilità, per un quattro in italiano o per una rissa, è fondamentale. Dobbiamo creare i presupposti affinché chi va all’estero possa tornare con un salario dignitoso, non trattenerli con il ricatto affettivo. Voglio una gioventù cosmopolita che impari le lingue vivendo nel mondo, non solo a scuola.

“Ma cosa ci andate a fare i sindacalisti a scuola? Ma io non lo so, ma non c’avete niente da fare? Siete disoccupati? Veramente non capiscono il danno che si fa. Metterei un bidello che dica: ‘Scusi chi è lei? La mamma? Non si può entrare. Il papà di Giovanni? Non si può entrare’. […] Ho anche suggerito al ministro la mia idea: il 4 di novembre, il giorno della patria, tutti i genitori entrano a scuola, porti anche la nonna e dici: ‘Guarda che bello, basta'”, ha concluso.

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