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30.07.2025

La Germania, come l’Italia, preme perché il nuoto diventi materia obbligatoria nelle scuole

Proprio ieri abbiamo parlato della proposta del pediatra Italo Farnetani, secondo il quale il nuoto andrebbe insegnato nelle scuole, per evitare che ogni anno si contino a centinaia i bambini e adolescenti che muoiono per annegamento.

Ebbene, il problema non è soltanto italiano.  L’agenzia di comunicazione berlinese, Il Mitte, pubblica infatti qualche giorno fa un articolo che inizia con una frase che più chiara non si può: i bambini tedeschi non sanno nuotare. A chiedere lezioni di nuoto obbligatorie in tutte le scuole elementari del Paese è il leader di Die Linke, partito politico tedesco di sinistra, che definisce il nuoto “un diritto fondamentale”, proponendo un piano d’azione che punta a un cambiamento strutturale, con lezioni di nuoto fin dall’infanzia.

Il contesto, sostiene il partito, è preoccupante. Gli ultimi dati dicono che circa metà dei bambini non è in grado di nuotare in modo sicuro al termine della scuola elementare. Di conseguenza, è cresciuto – e di molto – il numero di morti per annegamento: dai 99 casi del 2021 si è passati ai 411 nel 2024. Per Die Linke, si tratta di una catastrofe annunciata. In un solo fine settimana di giugno, almeno quindici persone hanno perso la vita in incidenti balneari, il dato più alto dell’anno.

Non si può più, dunque, ignorare il problema della sicurezza in acqua a fronte di numeri così inquietanti. Die Linke solleva la questione con forza, ribadendo che il diritto al nuoto non può essere lasciato al caso, alla fortuna o alla disponibilità economica delle famiglie.

A monte del fenomeno c’è un problema che molti ignorano: la chiusura sistematica delle piscine pubbliche. Problema che non viene percepito come tale dall’opinione pubblica, ma che negli anni ha ridotto drasticamente le possibilità per i bambini di imparare a nuotare. Piscine chiuse, strutture degradate, carenza cronica di personale qualificato, sempre meno bagnini, sempre meno istruttori.

Quando si sommano condizioni simili su scala nazionale – continua l’organo di stampa –  è facile capire come un semplice tuffo in acqua possa trasformarsi in tragedia, se non si sono appresi i più semplici rudimenti del nuoto e della sicurezza in acqua.

La proposta di Die Linke, dicevamo, è che il nuoto diventi parte integrante del curricolo scolastico, a partire dalla scuola elementare. Ma rendere obbligatorie le lezioni di nuoto non basta, servono le condizioni materiali per renderlo possibile. A partire da piscine funzionanti e vicine al luogo di residenza, perché non è pensabile costringere famiglie e alunni a lunghi spostamenti per una lezione di mezz’ora.

Secondo il piano, ogni scuola dovrebbe poter contare su orari adeguati d’accesso agli impianti, su personale competente e infrastrutture in buono stato. Inoltre, l’ingresso alle piscine pubbliche dovrebbe essere accessibile a tutti i bambini, con un biglietto simbolico di un euro – e addirittura gratuito laddove necessario.

Oltre alle lezioni obbligatorie – conclude il giornale tedesco –  la sinistra chiede un impegno finanziario concreto da parte del governo federale. Non solo una tantum, ma un investimento continuativo: almeno un miliardo di euro all’anno fino alla metà del prossimo decennio, destinato esclusivamente al recupero e alla modernizzazione delle piscine pubbliche. Per affrontare davvero l’emergenza, servono infatti strutture accessibili, sostenibili e prive di barriere architettoniche. E poi c’è il nodo del personale. La proposta è chiara: creare posti di lavoro regolati da contratti collettivi, con salari dignitosi e condizioni sicure. Anche chi insegna nuoto volontariamente dovrebbe poter contare su permessi e supporti concreti, in ogni Land.

Sogno o possibile, futura, realtà? Allo stato attuale, non è dato sapere cosa pensi il Governo tedesco della proposta di Die Linke.

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