Registrati
02.11.2026

La legge di bilancio taglia 7.000 posti, ma gli insegnanti non scioperano

Da Libero Tassella (Scuola Bene Comune) riceviamo e pubblichiamo

Nell’anno scolastico 2027/28 la legge di bilancio – il testo consegnato in Parlamento – prevede 7.000 posti in meno tra docenti e ATA
Non sono un aggiustamento tecnico. Sono tagli che si aggiungono a quelli già previsti nel 2022 per effetto del dimensionamento e della denatalità. Totale a regime: 15.000 posti che vanno in fumo*. Quindicimila posti di lavoro cancellati dalla scuola pubblica.
La giustificazione ufficiale è sempre la stessa, ipocrita e strumentale: il decremento demografico. Meno alunni, dicono. Ma il calo degli alunni, in un paese civile, dovrebbe servire a una cosa sola: diminuire gli alunni per classe. Meno alunni in classe, più tempo per insegnare, più didattica, più inclusione.
Qui avviene il contrario. Il calo demografico non viene usato per migliorare la scuola, ma per diminuire le classi e quindi i posti di lavoro. Meno classi, classi pollaio che restano pollaio, plessi accorpati, istituti comprensivi trasformati in mostri ingestibili con 1.500 alunni e un solo dirigente e una sola DSGA.

La stretta sul turn over

E non finisce qui.
Stretta sul turn over: dal 1° settembre 2027 le assunzioni saranno coperte solo al 75%. Vuol dire che su 4 pensionamenti, un posto viene cancellato. Vuol dire precariato a vita per migliaia di precari storici, vuol dire cattedre scoperte fino a dicembre, vuol dire supplenti spremuti.
Blocco dell’indicizzazione delle pensioni: anche per gli ex insegnanti. Colpiti anche i pensionati che percepiscono una pensione 4 volte la minima, cioè circa 2.300 euro lordi. Non parliamo di nababbi, parliamo di docenti che hanno lavorato 40 anni e che vedranno la loro pensione erosa dall’inflazione galoppante senza alcun recupero.
È la compressione salariale su tutta la linea: si stringe sul salario di chi lavora e su quello di chi ha lavorato.
E poi, tra i tanti tagli, c’è una cosa che non si taglia. Anzi, si consolida.

Confermato il bonus scuola per le paritarie

Il bonus scuola: 1.500 euro per le famiglie che hanno un ISEE non superiore a 30.000 euro e che mandano i figli alle scuole paritarie nell’a.s. 27/28. Soldi pubblici diretti alla scuola privata. Mentre si tagliano 15.000 posti alla statale, si finanzia la paritaria. La scelta politica è chiarissima: impoverire la pubblica, sussidiare la privata.
Contro tutto questo, venerdì 30 ottobre ha scioperato solo il 7,5%di insegnanti e ATA.
Il 92,5% era regolarmente in servizio. Firma, registro, tutto bene.
Evidentemente alla stragrande maggioranza del personale della scuola tutto questo sta più che bene. Il taglio di 15.000 posti sta bene. Il turn over al 75% sta bene. Il blocco delle pensioni sta bene. Il bonus alle paritarie mentre la statale affonda, sta bene.
Poi, però, non lamentiamoci a giugno quando non ci sarà l’organico per le supplenze, quando ci ritroveremo con 28 alunni in prima elementare, quando la segreteria sarà in tilt con un assistente in meno, quando lo stipendio varrà 300 euro in meno per colpa dell’inflazione.
Il 30 ottobre era l’occasione per dire no. Il 7,5% l’ha detto. Il resto ha detto sì.
E un governo che ha davanti una categoria che dice sì ai tagli, perché dovrebbe fermarsi?

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate