I 7.000 posti in meno nella scuola, indicati nel ddl di Bilancio approvata dal Governo, faranno risparmiare allo Stato circa 252 milioni di euro l’anno, a partire dal 2028. Il dato sulle economie è scritto nella relazione tecnica al disegno di legge di Bilancio, che quantifica gli effetti delle riduzioni previste dall’articolo 66 per il personale docente e Ata a partire dall’anno scolastico 2027/2028: 4.925 posti in meno nell’organico dell’autonomia scolastica e 2.049 posti nelle dotazioni organiche del personale Ata, per un totale di 6.974 unità. Secondo le stime della relazione tecnica, la stretta consentirà di risparmiare 83,9 milioni di euro nel 2027 e 251,7 milioni annui dal 2028.
La notizia ha colpito di sorpresa gli addetti ai lavori, ma soprattutto quegli studenti che da alcune settimane protestano in piazza per rivendicare maggiori risorse, anche umane, per alzare la qualità dell’offerta formativa.
“Quando c’è da fare cassa, il governo sa sempre dove colpire: sulla scuola”, commenta il Partito democratico.
Anche per il M5s i tagli al personale della scuola rappresentano “una vergogna assoluta”.
“Vergognoso oggi leggere nelle pieghe della legge di bilancio ci sono tagli alla scuola di 7mila tra docenti e personale Ata. Stanno tagliando a scuola e sanità”, ha detto il leader del M5s Giuseppe Conte nella registrazione di Accordi e Disaccordi sul Nove.
“Il governo non apre asili, aspetta che nascano meno bambini”, commenta amara la responsabile scuola del Pd Irene Manzi.
“Per distribuire mance e finanziare la propaganda, il governo taglia sulla scuola e sulle pensioni”, commenta il capogruppo Dem al Senato Francesco Boccia.
Con 7mila posti in meno, 5mila docenti e 2mila ATA il segnale è molto chiaro mentre servirebbero più insegnanti stabili”, ha detto Giuseppe Buondonno responsabile scuola di Sinistra Italiana. “E tutto questo accade mentre migliaia di studenti, in piazza, urlano: ‘soldi alle scuole, non alle bombe!’, ha chiosato l’esponente di Avs.
Dello stesso parere si dicono i sindacati. Ad iniziare dalla segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, che chiede al governo di aprire subito un confronto con il sindacato.
“Di fronte al disagio delle nuove generazioni, alle povertà educative e alle crescenti difficoltà del lavoro scolastico, servono investimenti e personale, a partire da docenti e ATA e non certamente tagli”, avverte. Si allarga invece a tutta la manovra il giudizio fortemente critico che arriva dalla Cgil. Con l’inflazione alle stelle, la perdita di potere d’acquisto dei salari, e l’emergenza costi dell’energia, la manovra “sembra scritta dal governo di un altro Paese, per non dire di un altro pianeta”, commenta il sindacato di Maurizio Landini, che si prepara allo sciopero del 20 novembre: “Qui siamo al di là delle peggiori aspettative”: “si accelerano declino e impoverimento”.
“I tagli agli organici del personale docente e Ata previsti nel disegno di legge di bilancio 2027 vanno cancellati”. Lo afferma in una nota la Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori (Confsal), che parla di un “provvedimento che va nella direzione opposta rispetto alle reali esigenze della scuola”.
“Non si può chiedere alle istituzioni scolastiche di affrontare responsabilità sempre maggiori, garantire inclusione, qualità dell’offerta formativa e servizi efficienti e, contemporaneamente, ridurre le risorse professionali necessarie ad assolvere tutte queste funzioni. La Confsal invita fermamente il Governo a ritirare questa inaccettabile proposta di tagli agli organici, perché la scuola ha bisogno di personale, stabilità e investimenti”. Su questo punto la Confsal, unitamente alla Federazione della Scuola Snals-Confsal, “manterrà una posizione ferma e porterà avanti un’azione coerente e decisa”.
“Non possiamo accettare – incalza Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che la scuola continui a essere considerata un settore sul quale intervenire attraverso tagli e riduzioni di personale. In un sistema che dovrebbe puntare sulla personalizzazione degli apprendimenti, sulla lotta alla dispersione scolastica, sull’inclusione e sul rafforzamento delle competenze, ridurre ulteriormente gli organici significa rischiare di compromettere proprio quegli obiettivi che il Governo dichiara di voler perseguire”.
“Chiediamo di conoscere con trasparenza i criteri utilizzati per determinare queste riduzioni e, soprattutto, di escludere qualsiasi intervento sui posti di sostegno, che rappresentano una condizione essenziale per garantire il diritto all’inclusione. Servono investimenti, organici adeguati e stabilità del personale, non nuovi tagli che rischiano di scaricarsi sulle scuole, sugli studenti e sui lavoratori”, conclude Pacifico.
Il vicepremier Matteo Salvini, invece, cerca di minimizzare i tagli e di rivendicare i meriti dell’attuale titolare del Mim.
“Onestamente – ha detto Salvini a Roma commentando la riduzione degli organici della scuola – il ministro Valditara ha fatto miracoli in questi quattro anni, rinnovando non uno ma tre contratti per il personale scolastico e rimettendo al centro l’insegnante e lo studente. Sto seguendo la manovra per quello che riguarda il mio ministero, e quindi una volta che avrò completato la ricognizione sul mio ministero seguirò anche quella degli altri”.
“Però – ha proseguito il ministro dei Trasporti -, se ci fossero delle variazioni e delle migliorie, il Parlamento è lì apposta. Il Parlamento non è solo ad osservare quello che arriva dal governo. Il Parlamento può anche intervenire per migliorare, laddove creda, alcuni passaggi”.