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La lettera del prof agli alunni: “A Natale 15 giorni di non compiti”

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Sandro Marenco insegna in un liceo scientifico di Alessandria e da marzo 2020 è, grazie a TikTok e a Instagram, un punto di riferimento per tante ragazze e ragazzi. Nel 2021 è stato nominato “Learning Hero” e nei mesi scorsi Salani ha pubblicato il libro “Dillo al prof” che racconta la vicenda (autobiografica) di un insegnante e amico sempre pronto a offrire il proprio affetto agli alunni. Di una persona che passa molto tempo sui social. Di lui anche il nostro portale si è interessato, intervistandolo.

Ed è sempre lui che scrive una lettera ai suoi alunni, spiegando che a Natale non si assegnano compiti cosicchè ciascuno possa dedicarsi alle gioie che la festa propone, scrivendo pure: “Ci ha già pensato la pandemia a togliervi i sogni e a chiudervi in casa, io non ci penso proprio…”

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Da altri ambiti viene un altro rifiuto ad assegnare i compiti per Natale, un altro docente che si rivolge invece ai suoi colleghi: se assegnate compiti, togliendo ai ragazzi gli spazi per vivere in pace le feste, al loro rientro correggete almeno quello che avete assegnato, con scrupolo e attenzione, evitando di dimenticare il carico che avete loro lasciato.

Ma bisognerebbe pure non dimenticare che i compiti per casa vanno bene per chi è seguito dalle famiglie e per chi ha strumenti a casa, non certo per coloro che devono magari provvedere alle necessità della famiglia, non hanno libri nella loro stanza (se ne hanno una) e gli strumenti tecnologici scarseggiano, a parte la mancanza di quella privacy, in periodo di festa, per potere spendere parte del tempo con gli esercizi assegnati invece di vivere con spensieratezza il clima, quando c’è, del Natale.

Questa la lettera del prof Marenco ai suoi alunni.

Care ragazze e cari ragazzi,

si avvicinano i giorni di festa, forse il periodo più magico dell’anno. Sarete sommersi da verifiche e compiti, i famosi voti “prima di Natale”. Purtroppo di quelli non possiamo liberarcene, nemmeno noi prof, almeno fino a quando non cambierà (se cambierà) il sistema scolastico. Di una cosa però possiamo fare sicuramente a meno: i compiti delle vacanze.

Fin da quando ho iniziato a fare il prof ho subito capito che in questo accostamento di “vacanze” e “compiti” ci fosse qualcosa di strano, non suonano bene, dai. Per me è un ossimoro, è come dire lucida follia o momento eterno, due concetti che vengono affiancati pur avendo significati opposti.

Questo poi è un anno molto particolare, lo sentiamo dire spesso, da tutte le parti. Come al solito se ci fermiamo a dirlo e basta non risolviamo nulla e possiamo solo fermarci a guardare quello che ci succede attorno. Dobbiamo agire per cambiare almeno il nostro piccolo mondo, e allora io agisco: quest’anno niente compiti, solo magia. Non saranno di certo quindici giorni di esercizi di inglese che vi faranno diventare dei geni o vi faranno perdere quanto abbiamo imparato fin qui.

Io, tra l’altro, non ho l’ambizione o la presunzione di creare dei geni attraverso le mie lezioni ma desidero piuttosto che stiate bene, che la scuola, anche quando non si va a scuola, sia un pensiero lieve per voi e che non vi crei ansia. Quindici giorni di non compiti, liberi, finalmente, di fare quello che vi fa stare bene, di stare con le persone che vi permettono di essere voi stessi senza giudicarvi. Quindici giorni di luna park, di panettoni, di regali, di sale giochi e di serate al bowling. Che meraviglia, ma chi sono io per privarvi di tutto questo? Ci ha già pensato la pandemia a togliervi i sogni e a chiudervi in casa, io non ci penso proprio. Quindici giorni di leggerezza valgono ben di più che quindici giorni di esercizi sul genitivo sassone.

Mi rivolgo anche ai colleghi e ai genitori. Provate a pensare a Leopardi, a ventun anni scrive L’infinito. Riuscite a immaginare un ragazzo di ventun anni di oggi comporre qualcosa di simile? Probabilmente la risposta è no, e altrettanto probabilmente vi sarà venuto in mente che i ragazzi di oggi non hanno più quelle capacità, quella sensibilità, che sono sempre sui social e bla bla bla. Proviamo a dar loro fiducia, proviamo a metterci in ascolto, lasciamo che ci stupiscano, alimentiamo i loro sogni, permettiamo loro di creare. Non è detto che perché siamo più grandi, allora siamo migliori di loro, anzi, io da loro imparo ogni giorno.

Ragazzi, torno da voi perché, ora che ci penso, un piccolo compito vorrei darvelo: godetevi ogni momento come solo voi sapete fare, sfruttate la magia di questo periodo per sognare, non mettete limiti al vostro futuro, tutto può succedere. Ve lo dice uno che ha sempre avuto 4 in inglese e poi si è laureato in Lingue.

Buone vacanze, ragazzi, sono sicuro che se fate i miei compiti tornerete a gennaio rigenerati, nuovi, con la voglia di guardare avanti perché senza quella nessuna nozione ha senso di esistere.

OH OH OH, un abbraccio dal vostro prof!