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Aggiornato il 10.03.2026
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Referendum Giustizia, Valditara: col ‘no’ vincerebbe l’insulto e il Pd massimalista di Schlein, i tempi di Berlinguer sono lontani

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, torna a parlare del referendum sulla Giustizia, in programma il 22 e 23 marzo: a margine dell’evento “Io voto sì”, svolto a Roma, il numero uno del Mim ha detto che “se dovesse vincere il no vincerebbe il massimalismo, l’estremismo, vincerebbe la contumelia, l’insulto, la delegittimazione della persona, vincerebbero coloro che danno del bandito a un avversario politico e noi non lo vogliamo proprio perché siamo sinceri democratici, perché amiamo la nostra Costituzione e perché rispettiamo i nostri giudici e i nostri procuratori della Repubblica, perché vogliamo che la magistratura torni a essere un corpo autorevole, rispettata”.

Le agenzie di stampa, scrivono che secondo Valditara “la battaglia contro questa riforma tradisce una visione, una riflessione, una battaglia politica che la sinistra riformista ha sempre avuto in passato il coraggio di fare e che ha portato anche riforme importanti. Oggi la sinistra riformista conta molto poco: in questo Partito democratico c’è una svolta massimalista che ha preso piede e se qualcuno dovesse fare qualche paragone avrebbe voglia di rimpiangere Enrico Berlinguer rispetto a Elly Schlein e Luciano Lama rispetto a Landini“.

Secondo il responsabile del dicastero di Viale Trastevere, i toni sul referendum sulla Giustizia “non sono stati” esasperati “da entrambe le parti, assolutamente no. Io vedo che c’è un fronte del no che è arrivato, ieri, a parlare di banditi, c’è un fronte del no che ha usato toni irricevibili. Invito a concentrarsi sull’oggetto della riforma e a smetterla di parlare di autoritarismo, di pieni poteri, di fascismo e sciocchezze di questo tipo”.

Secondo Valditara, dunque, la riforma che la maggioranza avalla “allinea la nostra giustizia, il nostro ordinamento giudiziario, a quello che in altri 23 Paesi in Europa è normale. La riforma completa un percorso riformista che ha visto in passato la sinistra svolgere un ruolo importante”.

Quindi, il Ministro sostiene che “allora o erano fascisti i piddini e la sinistra del tempo, o qualche cosa oggi viene purtroppo falsificata oppure alcune affermazioni sono del tutto inaccettabili, improprie e false”.

Quindi, Valditara è entrato nel merito della proposta referendaria su cui si esprimeranno gli italiani tra meno di due settimane: “Qualcuno ha fatto dell’ironia sul sorteggio, qualcuno ha detto addirittura: ma non si sorteggia un premio Nobel. Non ci siamo proprio”.

Le elezioni – ha continuato – sono funzionali alla rappresentanza di interessi. Tu eleggi un parlamentare perché rappresenti certi interessi. E in democrazia chi governa, chi fa le leggi deve rappresentare degli interessi, possibilmente interessi diffusi”

“Ma se io vengo eletto al Csm, secondo voi, quando si tratta di decidere della carriera di un magistrato, della promozione di un magistrato, del trasferimento o di una sanzione, di un procedimento disciplinare io devo rappresentare il suo interesse?”.

In questo modo, “se io dovessi rappresentare gli interessi di chi sta sotto procedimento disciplinare sarebbe il fallimento della democrazia. Ecco perché il sorteggio: sbaracca le correnti“, ha concluso Valditara.

Qualche giorno fa, lo stesso ministro dell’Istruzione e del Merito, a colloquio con Il Messaggero, aveva detto: “il 22 e 23 marzo voterò convintamente sì perché sarà un’occasione importante per dare ai cittadini la garanzia che sia rispettato il loro diritto ad avere magistrati sempre imparziali, liberando la magistratura dall’influenza delle correnti”.

Il responsabile del ministero di Viale Trastevere aveva quindi ricordato che in passato “si sono fatte tante battaglie contro tante ‘caste’, ora dobbiamo fare una battaglia contro la casta delle correnti perché la magistratura sia sempre indipendente e la giustizia giusta, come prevede la Costituzione, senza condizionamenti di tipo politico”.

Riguardo alla possibilità che qualche insegnante o dirigente possa schierarsi politicamente a scuola, di fronte agli alunni, riguardo sempre il referendum, Valditara aveva messo le cose in chiaro: “Sarò molto esplicito – ha detto -: chiunque dovesse alterare la par condicio lo fa a suo rischio e pericolo e può incorrere in sanzioni disciplinari“.

Secondo il titolare del dicastero dell’Istruzione, “non è accettabile che ci sia all’interno delle scuole una propaganda o un indottrinamento”.

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