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Aggiornato il 26.01.2026
alle 22:48

Referendum giustizia 2026, progetti a scuola per il Sì? Mim: “Nessuna intesa, protocollo scaduto”

In questo weekend è scoppiata la polemica sull’utilizzo delle scuole durante la campagna referendaria sulla giustizia, in vista del referendum sulla giustizia del prossimo 22 e 23 marzo. Il Partito Democratico e il Comitato Giusto Dire No hanno chiesto chiarimenti al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara in merito a un progetto didattico promosso in Calabria che, secondo le accuse, conterrebbe riferimenti espliciti a iniziative a sostegno del “Sì” al referendum.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha replicato con un comunicato a firma della direttrice generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica del Ministero dell’Istruzione e del Merito, Francesca Carbone.

Ecco cosa è stato detto: “Le attività descritte nel progetto di iniziativa locale, destinate secondo la notizia ad essere realizzate nell’anno scolastico 2026/2027, non costituiscono oggetto di alcuna intesa con questo Ministero dal momento che il Protocollo d’intesa fra il Ministero e l’Unione camere penali italiane risulta scaduto nel 2025 e, dunque, non più vigente”.

“In relazione agli organizzatori del Progetto si rappresenta, inoltre, che non è noto al Ministero un ‘Osservatorio MIUR”’, non solo perché il dicastero ha perso questa denominazione ormai dall’anno 2020, ma perché nello stesso documento è riportato che al progetto “prenderanno parte gli Avvocati componenti dell’Osservatorio Miur”.

Il progetto incriminato

Al centro della contestazione il progetto “Il diritto di avere diritti”, promosso dall’Unione delle Camere Penali di Catanzaro nell’ambito di una convenzione nazionale con il Ministero dell’Istruzione. L’iniziativa, almeno formalmente, è rivolta agli studenti delle scuole superiori e ha l’obiettivo di approfondire temi costituzionali e di educazione alla legalità. Tuttavia, secondo quanto denunciato dalla segreteria nazionale del Pd, all’interno del documento ufficiale del progetto comparirebbero riferimenti all’organizzazione di campagne pubblicitarie, slogan ed eventi a sostegno del “Sì” al referendum sulla giustizia.

Le critiche

Un aspetto giudicato “grave e inaccettabile” da Irene Manzi e Debora Serracchiani, che parlano di propaganda politica veicolata attraverso progetti ministeriali. “La scuola non può diventare lo strumento per promuovere posizioni di parte, senza contraddittorio, nel pieno di una campagna referendaria”, affermano le esponenti dem, annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare per verificare se il ministero e l’Ufficio scolastico regionale fossero a conoscenza dei contenuti del progetto e se li ritengano compatibili con il ruolo della scuola pubblica.

Sulla stessa linea il Comitato Giusto Dire No. Il presidente onorario Enrico Grosso chiede un chiarimento urgente da parte del ministero dopo le dichiarazioni delle Camere penali di Catanzaro. “Se fosse confermato che il progetto promuove esclusivamente le ragioni del Sì alla legge Nordio all’interno degli istituti scolastici – afferma – saremmo di fronte a un uso proprietario della scuola pubblica, che metterebbe in discussione le regole democratiche a partire dalle loro fondamenta”.

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