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La protesta dei presidi fa discutere

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Una giornata importante quella del 25 maggio 2017 per i 7.000 dirigenti scolastici italiani coinvolti tutti nella protesta indetta da tutti i sindacati dell’area, anche se con forme e modalità diverse.

L’ANP di Giorgio Rembado, detentore di 3.292 deleghe pari al 38, %, ha proclamato il sit-in della rabbia dei presidi con concentramento in P.zza S. Cosimato (nei pressi del MIUR) e Piazza Montecitorio, con uno sforzo logistico e organizzativo imponente, investendo risorse economiche per rimborsare le spese dei propri soci. Al di là dei comunicati trionfalistici che rivendicavano migliaia di adesioni, sicuramente la presenza di 800 presidi a S. Cosimato e qualche centinaio a Montecitorio è stato un risultato significativo e non scontato.

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L’UDIR, il neo sindacato promosso dalla CONFEDIR, la più grande Confederazione del Pubblico impiego, è stato l’unico a proclamare una giornata di sciopero della dirigenza scolastica, sempre per la stessa giornata del 25 maggio; mentre l’ANP ha invitato i soci a prendere le ferie.

La quatriade FLC-CGIL CISL UIL SNALS di Carlini, Serafin, Cirillo e Ragone, che detiene il cartello di maggioranza assoluta delle deleghe dell’area con il suo 52% complessivo, invece, ha indetto una ventina di assemblee decentrare nelle regioni per distinguersi e contare e tenere lontani da Roma i propri iscritti. In tutto alcune centinaia di presenze nelle città più importanti come a Napoli.

Non fa gioco il sindacatino folcloristico della Puglia che con le sue 462 deleghe ha portato a Roma 19 buontemponi che hanno tentato uno sciopero impossibile della fame e della sete con incatenamento davanti ai cancelli del Miur, subito abbandonato.

Questo il succo della mattinata della rabbia dei presidi del 25 maggio.

Quale è stata la risposta del MIUR? Nella stessa serata del 25 la Fedeli ha prima convocato, in separata sede al Miur, la quatriade di Carlini con il quale si era incontrata l’11 maggio lasciando in sospeso la firma di un verbale di intesa Fedeli-Carlini; firma rinviata sia il 15 sia il 17 maggio con due convocazioni slittate appunto in attesa della manifestazione dell’Anp del 25.

Il comunicato della quatriade fornisce anche l’orario, le ore 19, e i nomi dei partecipanti, De Filippo Sabrina del Bono e tutti i capi dipartimento; nel frattempo la delegazione dell’ANP con Rembado e Rusconi faceva anticamera in attesa di essere ricevuta.
Terminato l’incontro Fedeli-Carlini con la firma di un’intesa, si aprono le porte della stanza alle altre delegazioni in attesa che si aggiungono al tavolo e si ricomincia a discutere daccapo con il macigno di un accordo già stipulato tra il MIUR e la quatriade.

Questo è quanto si ricava dalla congerie di comunicati stampa emanati dalla parti con la singolarità che la quatriade mai cita l’ANP e l’ANP che mai cita la quatriade. Una guerra endosindacale feroce e sotterranea giocata a colpi e contraccolpi bassi.
Vediamo ora di capire quali risultati  ciascuno sindacato ha portato a casa e proviamo a capire se la categoria ci ha guadagnato o perso e che cosa ci attende ora. Vediamo di capire prima qual è la risposta del governo al riconoscimento della perequazione stipendiale dei presidi.
Premettiamo, altrimenti non ci capiamo, che mentre i presidi erano in agitazione il governo ha approvato il 17 maggio 2017 il testo definitivo del Pubblico impiego che all’art. 23 statuisce il blocco di tutti i FUN e il loro congelamento al 2016: a decorrere dal 1º gennaio 2017, l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2016.
Non solo ma all’art. 24 statuisce la famosa invarianza di risorse, cioè, non ci sono soldi aggiuntivi e freschi per i contratti: Art. 24 (Clausola di invarianza finanziaria) 1. All’attuazione delle disposizioni di cui al presente decreto si provvede nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, ivi comprese quelle di cui all’articolo 22, comma 3, e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Questo significa che chi promette impegni per il “reperimento delle risorse necessarie all’armonizzazione delle retribuzioni dei dirigenti“ dice una bugia sapendo scientemente di mentire.
Eppure questo è quello che c’è scritto al 3 punto del comunicato finale: “impegno della ministra Fedeli all’avvio di un’interlocuzione con MEF e FP per il reperimento delle risorse necessarie all’armonizzazione delle retribuzioni dei dirigenti della nuova area“.

Una presa in giro pazzesca per i 7.000 presidi da parte della Fedeli che vanifica in toto la giornata di protesta e rabbia.
Presa in giro anche da parte della quatriade che si dichiara vincitrice e soddisfatta dei primi risultati raggiunti.

Ma di quali risultati parla Carlini? Di che cosa è soddisfatto?
Ah! E’ soddisfatto dell’apertura dei tavoli, la solita fuffa per tacitare la burocrazia dei distaccati dei sindacati che trovano spazio e tempo per discettare sul sesso degli angeli con i loro omologhi burosauri dell’apparato dello stato.
E questa volta i tavoli aperti sono veramente tanti: si tratta di tavolati enormi; vediamo quali sono.

Una tavolata per la parte economica del contratto; una tavolata per la parte normativa; un tavolato tecnico sulle semplificazioni amministrative; un mega tavolato sull’osservatorio nazionale sulla valutazione della dirigenza; e dulcis in fundo una tavolata per valutare e curare  lo stress da lavoro-correlato dei dirigenti scolastici, prima che tutti e 7.000 i dirigenti diventino pazzi da manicomio.

E’ incredibile, ma con questi 5 tavoli il ministro ha avuto il consenso dei sindacati!
Il Presidente ANP Giorgio Rembado ha sottolineato che ANP accoglie con interesse e disponibilità le proposte di confronto e condivisione“. Roba da saltare sulla sedia! Un sindacalista navigato come Rembado che si dichiara interessato e disponibile al nulla!
Carlini che dichiara “La mobilitazione dei dirigenti scolastici produce i primi risultati“.
Ma quali sono questi primi risultati? Ah vero si tratta dell’incremento del FUN: Jacopo Greco ha riferito che l’Amministrazione ha individuato 10 milioni di euro lordo stato nel bilancio del ministero (esercizio finanziario 2017) finalizzati a compensare, almeno parzialmente, i progressivi tagli che hanno ridotto in modo considerevole il fondo;

Cioè si esulta per avere ottenuto la restituzione parziale di un furto perpetrato ai danni dei presidi nel 2016 ! Roba da far cascare le braccia.
E questo mentre tutte le altre dirigenze dello stato stanno a rottura di collo firmando i loro CIR per mantenere i privilegi acquisiti con i loro FUN di settore. L’altro giorno il 26 maggio  hanno firmato i dirigenti di 2 fascia del MISE, Ministero dello sviluppo economico, che sono 151 e il loro FUN 2016 é di 10.138.476 euro (dieci milioni….). Facendo la media e dividendo il FUN per 151 si ottiene 67.142 pro capite. Ognuno faccia il confronto con la propria retribuzione di posizione e di risultato! E il 31 maggio firmeranno anche i medici.

L’UDIR-CONFEDIR ha ribadito nei suoi comunicati che desidera si svolga un referendum consultivo prima di firmare qualsiasi ipotesi di rinnovo contrattuale e ribadisce al governo la richiesta di riscrivere il DPCM per formare un montante unico dei FUN dello stato pari a 2,5 miliardi da ripartire, a risorse invariate come vuole la Madia, tra tutta la dirigenza dello Stato eliminando i privilegi acquisiti dalle aree dirigenziali più forti a scapito di quelle più deboli.

La quatriade e l’ANP non si pronunciano su queste due proposte dell’UDIR-CONFEDIR per paura di perdere consensi nelle altre aree dirigenziali, mentre la situazione precipita con l’incombente crisi di governo ed elezioni anticipate.

E la perequazione rischia le calende greche.

[n.d.r. L’autore è l’amministratore del Gruppo FB  DS Professionals]