Home Archivio storico 1998-2013 Riforme La “ricetta” di Confcommercio: più apprendistato e riformare i professionali

La “ricetta” di Confcommercio: più apprendistato e riformare i professionali

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‘Rivitalizzare’ in fretta il contratto di apprendistato e riformare gli istituti professionali: sono in questo modo sarà possibile favorire realmente l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. A chiederlo è la Confcommercio attraverso un rapporto dell’ufficio studi su economia e lavoro diffuso al forum di Cernobbio.
I rappresentanti dei commercianti hanno ricordato che “il contratto di apprendistato in Germania inserisce circa 1,5 milioni di giovani studenti-lavoratori nelle schiere dell’occupazione” e che “nel nostro paese va rivitalizzato con urgenza”.
Secondo la
Confcommercio bisogna quindi puntare su una maggiore flessibilità lavorativa “in entrata tramite un nuovo apprendistato efficace”. Ma non solo: occorre anche attivare “una revisione dei contenuti e delle modalità dell’istruzione superiore per creare o riformare gli istituti professionalizzanti (eppure una riforma è stata compiuta appena tre anni fa ed ancora deve entrare a regime n.d.r.): sono le priorità irrinunciabili per l’Italia, se si vuole davvero mettere al centro delle politiche economiche il lavoro e l’occupazione nell’impresa, l’unico posto dove si può creare ricchezza e benessere”.
Dai dati forniti nel corso
del Forum risulta che in Italia su 100 persone ne lavorano solo 38. Mentre in Germania oltre 49. Con questi distacchi si può ragionare di competitività soltanto in termini di nicchie, importanti ma non decisive. Sul piano sistemico, invece, non c’è partita. “Detto in altre parole – spiega l’ufficio studi – oggi per ogni occupato in Italia, addirittura considerando occupati anche i cassaintegrati, ci sono 1,6 persone che non lavorano; in Germania lo stesso calcolo porta a una sostanziale parità tra lavoratori e non-lavoratori”.
Ma c’è di più: sempre secondo i rappresentanti dei commercianti, “gli indici italiani sono in peggioramento, contro il miglioramento della Germania e la stazionarietà della Francia, che comunque presenta uno scarto largamente positivo nei nostri confronti. La crisi spagnola – aggiunge lo studio – si vede bene da questi dati, con il crollo del rapporto occupati-popolazione, a conferma che il mercato del lavoro è un’eccellente cartina di tornasole per valutare la salute di un sistema socio-economico”.
Viene allora da chiedersi se in questa situazione generale così difficile possa essere realmente possibile puntare al rilancio dell’occupazione giovanile. Il Governo uscente ci ha provato, ma con risultati modesti. Per quello che verrà costituito, anche se al momento l’impresa appare ardua, il doppio compito (tenere a bada i conti e investire sulla formazione e l’occupazione dei giovani) appare davvero in salita.