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La riforma arriva in CdM, il nodo rimane l’assunzione dalla seconda fascia d’Istituto

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Alla vigilia dell’arrivo in CdM dei due decreti di riforma della scuola, un decreto legge e una legge delega (con tempi molto più lunghi dei canonici 60 giorni utili all’approvazione finale) facciamo il punto della situazione sui provvedimenti in arrivo e che potrebbero mutare l’assetto dell’istruzione italiana già a partire dal prossimo mese di settembre. Su tutti, come ovvio, prevale quello relativo alle assunzioni.

Secondo la prima bozza della Buona Scuola sarebbero dovute essere quasi 150mila; dalle indiscrezioni degli ultimi giorni, invece, sembra che il numero sia stato ridimensionato. Perché se è vero che il ministro Giannini, venerdì scorso nel corso della riunione dei vertici Pd al Nazareno, ha parlato dell’assunzione di 180mila insegnanti, è stato lo stesso premier Renzi, più tardi, a specificare che nel computo erano inseriti anche i vincitori del prossimo “concorsone”.

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Ora, ammesso che questo possa partire nel 2015 (una possibilità che, visti i precedenti, ci sembra improbabile per i tempi tecnici, decisamente lunghi, di realizzazione e approvazione del bando selettivo), i vincitori di concorso non potranno sedersi dietro la cattedra da prof di ruolo non prima del settembre 2016 (o più probabilmente del 2017). Il punto, però, non è questo, ma riguarda il fatto che le assunzioni dei precari si sarebbero ridotte a circa 120mila: la gran parte, circa 100mila, sarebbero estrapolati delle GaE. Altri 10mila sarebbero, invece, gli idonei e vincitori dell’ultimo concorso pubblico, quello bandito dall’ex ministro Profumo nel 2012, che attendono l’immissione in ruolo dall’estate del 2013.

Gli altri di questo primo “plotone”, infine, potrebbero essere assunti tramite le Graduatorie d’istituto: su questo punto, però, a regnare è l’incertezza. C’è chi sostiene che per il Governo sarebbe un precedente molto pericoloso, perché l’assunzione, anche di poche migliaia di abilitati non inseriti nelle GaE, creerebbe il viatico per un contenzioso infinito (creato da tutti gli esclusi): in questo caso, quindi, l’Esecutivo farebbe bene a tenere duro e a tenere esclusi tutti coloro che stazionano nelle liste di attesa delle scuole.

Ma è vero anche il contrario, ribattono già i sindacati che si rifanno alla sentenza della Corte di Giustizia europea del 26 novembre scorso, secondo cui per essere assunti nella PA basta avere svolto 36 mesi su posti vacanti, con i titoli di studio adeguati (quindi anche l’abilitazione) e la presenza o meno nelle GaE sarebbe quindi ininfluente. A tal proposito, qualche giorno fa dalle pagine di un quotidiano nazionale, La Repubblica, erano stati indicati “solo 1.793” posti. Le ultime indiscrezioni indicavano addirittura 15mila posti. Insomma, ormai su questa parte del provvedimento si naviga senza riferimenti certi.

Anche tra Governo e Miur potrebbero non aver ancora deciso. Nel senso che al momento, nel decreto legge d’urgenza ci si limiterebbe a comunicare il numero di posti. Per poi definire la modalità, da dove “pescarli”, solo in un secondo momento. Anche perché non bisogna dimenticare che la firma finale sul provvedimento dovrà essere presa dal Capo dello Stato. E il caso vuole che Sergio Mattarella è stato il giudice relatore nell’udienza con cui la Consulta ha rinviato alla Corte di Giustizia Ue la questione sulla compatibilità italiana rispetto alla direttiva comunitaria sulla reiterazione dei contratti a termine. Quindi, il Governo dovrà esaminare a fondo la situazione, evitando decisioni con possibili “bug”.

Anche per l’Organico funzionale si parla di slittamento: appare del resto incomprensibile come si possa organizzare e mettere in moto in meno di sei mesi un meccanismo così innovativo e complesso. Nel corso di quest’anno, quindi, ci si limiterebbe a terminare la fase preliminare: quella attuativa si svolgerà solo nel 2016.

Del resto, la spalmatura delle assunzioni su più anni è prevista dalla stessa Legge di Stabilità, che ha finanziato la manovra del primo anno con 1 milione di euro e quella a regime con altri 3 milioni. Una parte di questi soldi, serviranno però anche ad altro: come al potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro (non solo però per gli stage ma anche per modernizzare, sembra, i laboratori). Poi ci sono dei fondi (si parla pero di soli 50 milioni) che saranno destinati alla formazione e all’aggiornamento professionale di docenti e dirigenti scolastici.

Per quanto riguarda specificatamente la didattica, rimaniamo a quanto riportato dal Sole 24 Ore, secondo cui “il decreto scuola dovrebbe contenere il rafforzamento di alcune materie: musica, che potrebbe guadagnare un’ora in quarta e quinta elementare; educazione fisica e l’utilizzo di un docente «esperto»; le lingue straniere per due ore a settimana in quinta elementare dall’anno scolastico 2015/2016 e poi anche in quarta dal 2016/2017. Queste misure porterebbero al ripristino della compresenza abolita dalle riforma Gelmini, a cui bisogna assommare il potenziamento di storia dell’arte, diritto ed economia nelle scuole secondarie di II grado”.

 

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