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La scuola che vorremmo e il il diritto al merito per i saperi degli allievi. Ministro Valditara, sto con Lei

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Senza pregiudizi e reticenze posso dire che la  cultura, la conoscenza e i saperi nascono dal merito. Si può condividere o meno questo mio dire, ma è sempre meglio riflettere prima di perdersi in un bosco senza il riflesso della luce. La scuola non è una agenzia. La scuola crea, elabora, approfondisce e propone saperi. Altro che agenzia del turismo o delle uscite e dell’entrate, mi si perdoni l’ironia, come qualcuno  volle, in priorità di anni sessanta, chiamarla.
Il merito ci sta tutto parlando di istruzione, scuola, didattica, apprendimento e conoscenza. Caro ministro della istruzione nazionale pubblica. Ben fatto ben detto. Ben meritato il merito alla Istruzione.  Senza merito non si può andare avanti. Non siamo più nel malefico ’68 e tanto meno nella scuola di Barbiana che tanti danni ha provocato al concetto di qualità e di parità fino ad idelogizzare e adottare una frase donmilaniana ad una convention congresso dei democratici comunisti veltroniani anni fa e alcune  scuole quel motto, che non penso di ricordare, vollero adottare come per testimoniare di essere tutti uguali e felici a partire da punti di base uguali pur essendo disuguali idealizzando sinistramente tutto.

Eredità non tennero a dimostrare il contrario nonostante quel fallimento che si perpetrò e penetrò nella fragilità della leggerezza perché gli anni sinistri sessantottini comandarono e i democristiani accolsero in virtù di pacificare mirate piattaforme dette di progetti sociali per società uguali socialisteggiando un Marx che mai ebbe a dire ciò. Ma si sa: l’ignoranza poteva correre il rischio di far crescere gli orecchi e di allungare il naso con il rischio di giocare a mosca cieca tra l’asino e la balena di pinocchio. Ma eravamo in tempi di Centri di cultura popolare.
Ironia della sorte ma ci aiutò il “non è mai troppo tardi” anche se mio zio grandioso professore del Telesio liceo con il Paratore universitario eccellente  non credettero mai a ciò e usarono coraggiosamente il merito partendo dallo zero e dal sapere pur immersi tra scienza e latino. Ma i sessantottini crebbero e li trovammo in cattedra tra un gesto marcusiano e le tre M compreso, successivamente, una inconsistente P mai letta fino in fondo e, quindi, mai approfondita come si sono illusi. 

Bella scelta parlare di merito e non deve scandalizzare se le sinistre coscienze non comprendono e non vogliono accettare perché il confronto tra conoscenza e ignoranza oggi è il limite abissale che segna chi sa e chi non sa e si illude di pensare pur sapendo di non sapere. Mancano altri due fattori caro Giuseppe Valditara, classe 1961, ottimo ministro che più ottimo e superlativo non si può soprattutto dopo i precedenti alla istruzione nazionale. Cioè,  uso volutamente una parola cara agli studenti degli anni miei universitari,  il primo fattore è la valutazione dopo un tot di anni. Una valutazione o rivalutazione dei docenti nei loro campi e dei dirigenti scolastici anche sul merito culturale, ai quali, a questi ultimi,  andrebbero affiancati dei manager per la programmazione culturale anche all’interno della progettualità dei cosiddetti Pon da rivedere completamente. Dati necessari per la serenità degli allievi e la tranquillità delle famiglie se vogliamo credere ad un sano rapporto proprio tra scuola e famiglia. 

La seconda interessa i troppi compiti assegnati agli alunni. Assegnare troppi compiti non qualifica docente e prestanza della scuola. Anzi il contrario. E poi, in codicillo a ciò, smettiamola di caricare di compiti i ragazzi e le rispettive famiglie durante le festività. È proprio un voler appesantire e disturbare giorni e ore tra le pause meritate di Natale, Pasqua e anche settimane estive. Lasciamoli liberi questi ragazzi e facciamo che vivano la festa con gioia e ribaltamente di impegni perché il tempo passa e con esso trascorrono anche la giovinezza e l’età gioconda tra Pascoli e Pirandello, ma, senza però, diamo una sferzata alla scuola nazionale pubblica recuperando la classicità dove si può e la profondità, senza l’insegnamento della leggibilità della mera leggerezza, per altri versanti. 

Ministro Valditara, Lei che può, Giuseppe caro, faccia una circolare e ci rassicuri che la scuola è ed ha una storia seria soprattutto perché tra i suoi predecessori, nonostante la tanta acclamata e inutile parità e i banchi a rotelle, c’è il filosofo più importante del Novecento e dell’Europa, ovvero quel Giovanni Gentile che resta ancora l’unico riferimento per una scuola seria, profonda e matura. Lei, Giuseppe caro, ora può. Faccia un patto con la Tradizione in questa modernità sradicante e sia innovativo per la bandiera che indossa e per tutti noi che abitiamo la cultura, la famiglia e i ragazzi oltre la via Pàl. Faccia un patto con la cultura della scuola attraverso proprio il merito che non riguarda soltanto i ragazzi studenti allievi.

PS. Veda  e Lei lo sa bene che in mezzo a tutto ciò c’è la adozione dei testi scolastici. Un annoso problema. Riprenda immediatamente questa questione. Chi decide per un testo? Chi lo valuta? In base a cosa? Sulla verifica di quale sistema? Sa bene caro Giuseppe che sono stati adottati nel corso di questi anni dei testi con grossolani errori storici, cronologici oltre a precise impostazioni ideologiche mirati. Anche ciò rientra nella fenomenologia del merito. Non è più concesso sbagliare e non è più concesso un idirizzo ideologico dei libri scolastici. La questione dei telefonini è altra faccenda.

Pierfranco Bruni
Presidente nazionale Sindacato Libero Scrittori