“Il metal detector a scuola sarà uno strumento utile. Non c’é nulla di repressivo. Anche perché chi non porta coltelli, non ha nulla da temere. Repressione? Che dire? Mi dispiace per questa lettura distorta. La sinistra sbaglia”. A dirlo è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara: in un’intervista al quotidiano ‘Il Foglio’, ha anticipato i contenuti del recente decreto sicurezza, che vuole essere una risposta dell’Esecutivo a seguito dei gravi fatti, con studenti protagonisti, accaduti nel corrente anno scolastico, prima a Latina e poi aLa Spezia.
Il dispositivo, da adottare solo nelle scuole che lo chiederanno, d’intesa con le prefetture, comunque non tutti i giorni, secondo il titolare del Mim sarà “importante per proteggere le comunità scolastica: sbaglia” chi confonde “un’esigenza di sicurezza e dunque di libertà, di tutela dei nostri giovani, dei nostri docenti, di tutto il personale della scuola, con un’istanza di repressione”
Quindi, Valditara ha aggiunto che è stato scelto “il metal detector perché è di più semplice utilizzo”, ma comunque verrà installato “solo su richiesta della scuola: il comitato per l’ordine pubblico presieduto dal prefetto valuterà condizione e necessità. Il metal detector non sarà utilizzato quotidianamente, ma quando sarà ritenuto utile”, ha ribadito il Ministro.
Per frenare l’escalation di casi di giovani che usano armi improprie, portandole in alcuni casi anche a scuola, il responsabile del dicastero bianco ha detto che si agirà “su tre fronti: in primis dobbiamo intervenire sul fenomeno, perché nessuna società democratica può tollerare che un giovane vada in giro armato. Dopodiché dobbiamo motivare le giovani generazioni: uno studente che trova una scuola capace di valorizzare i suoi talenti, di appassionarlo, sarà meno incline a forme di devianza. Non ultimo, è nostro dovere sensibilizzare le famiglie. Personalmente vorrei che il decreto sicurezza includesse anche questo aspetto. Il coinvolgimento dei genitori nel percorso formativo. In special modo nei contesti di fragilità“.
A chi accusa il ministro e il governo Meloni di adottare forme di repressione e di porsi con autoritarismo, Valditara ribatte sostenendo che “proprio la degenerazione sociale e culturale sia da imputare a chi per decenni ha negato valore al concetto di autorità, confondendolo con autoritarismo. A chi ha sempre considerato il no repressivo. A quella sinistra che ha sempre parlato di diritti e poco di doveri. Che ha sempre attribuito la responsabilità non all’individuo che sbaglia ma alla società, al governo, al capitalismo, alla borghesia, allo Stato. E chi più ne ha ne metta. Il violento è un uomo che non sa fermarsi dinanzi a un no. Che non conosce i confini, i limiti dell’io”.
Quindi, il ministro dell’Istruzione ha concluso sostenendo che “con la tolleranza a tutti i costi non si è mai risolto nulla. Al buonismo, io preferisco il buonsenso. Ovvero la capacità di valorizzare i talenti di ogni giovane come pure di intervenire in presenza di devianze. I violenti non si affrontano con la comprensione, ma con la responsabilizzazione“.
Poche ore prima, Attilio Fratta, presidente di DirigentiScuola, aveva preso posizione contro quello che definisce “il sistematico massacro della categoria, costruito ad arte – nel silenzio se non con la complicità dell’Amministrazione – per trovare un bersaglio ai rumori della piazza”: il sindacato dei ds, ha per l’occasione lanciato un Manifesto di denuncia, con tanto di proposte, così, hanno spiegato i promotori, si potrà finalmente “difendere la dignità della scuola e di chi ci lavora: dirigenti, docenti e tutto il personale Ata sono invitati a sottoscriverlo”.