BreakingNews.
Ascolta le ultime notizie
00:00
00:00
19.01.2026

Ragazzo accoltellato a La Spezia: un minuto di silenzio in molte scuole, anche senza circolare ministeriale

Nella vicenda di La Spezia ci sono parecchie questioni che non tornano.
Proviamo a farne un elenco molto sommario.

Il primo dato che balza agli occhi è che il Ministero non ha ritenuto opportuno invitare le scuole ad osservare un minuto di silenzio per ricordare il giovane studente morto per i colpi di coltello ricevuti.
Tanto che in molte scuole d’Italia docenti, presidi e studenti si sono auto-organizzati e hanno deciso in modo autonomo in tal senso. In qualche caso c’è stata una circolare del dirigente, in altri casi sono stati docenti e studenti ad “auto-imporsi” il silenzio.

Un altro dato riguarda ciò che è avvenuto poche ore fa nella scuola di La Spezia: gli studenti si sono rifiutati di entrare in classe, scandendo slogan non proprio simpatici nei confronti della scuola e del Ministero stesso, colpevoli, a loro avviso, di aver sottovalutato la situazione.
A questo proposito, tuttavia, c’è un’altra stranezza che forse si chiarirà nelle prossime ore.
E’ stato detto che già in precedenza il ragazzo che ha accoltellato il compagno aveva avuto comportamenti “irregolari” (pare che in circostanze precedenti si fosse perfino “vantato” di avere un coltello nello zaino).
Non a caso il Ministro Valditara ha detto fin da subito che, almeno nelle scuole “a rischio”, potrebbero servire metal detector e controlli agli ingressi.
In un video che sta diventando virale, una studentessa della scuola ribadisce che i professori sapevano che da tempo Atif aveva intenzione di “farla pagare” in qualche modo al compagno che, secondo lui, corteggiava la sua ragazza.
Nelle ultime ore, però, è stata accreditata una versione un po’ diversa: sembrerebbe che l’”accoltellatore” fosse uno studente tutto sommato “normale” o comunque come tanti altri. Il gesto di violenza, sarebbe stato provocato da un “raptus” di gelosia, in larga misura quindi imprevedibile.

Se è vera questa seconda spiegazione, allora l’ipotesi di installare metal-detector nelle scuole a rischio non regge in quanto un “raptus” per gelosia e per altri motivi potrebbe verificarsi anche in scuole non a rischio.
Ma allora bisognerebbe mettere sotto controllo anche bar e altri luoghi vicini alle scuole dove posson incontrarsi gli studenti (pensiamo alle stazioni ferroviarie o di autobus).
Insomma se vogliamo avere la massima sicurezza dobbiamo pensare a scuole, bar e mille altri luoghi di incontro di studenti presidiati dalle forze dell’ordine per l’intera giornata.

Ma questo pone un problema decisivo che riguarda non solo la sostenibilità economica dell’operazione: saremmo disposti a vivere in città militarizzate? Possiamo pensare a scuole e bar frequentati da studenti dove si entra solo dopo aver mostrato il contenuto del proprio zainetto agli “addetti alla sicurezza”?

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate