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La scuola del XXI secolo

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La scuola del XXI La scuola di oggi è una scuola che sottolinea gli aspetti inclusivi piuttosto che quelli selettivi in cui gli alunni con disabilità certificata convivono con gli alunni senza disabilità, ma al cui interno possono trovarsi soggetti con una complessità di problematiche che la nuova normativa identifica come BES, e l’attenzione con cui si parla di Bisogni Educativi Speciali (BES)e di Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) costituisce una importante e positiva novità della nostra scuola. L’impegno oggi richiesto alla scuola è quello di diventare luogo di ricerca e centro di sperimentazione e consulenza non solo nel campo della didattica, ma della pedagogia volta all’inclusione di ogni soggetto in difficoltà.

Tra i suoi impegni specifici c’è quello della costruzione di un ambiente di apprendimento valido, sereno e interattivo in grado di ridurre il disagio e le varie difficoltà degli alunni con disturbi specifici di apprendimento in età adolescenziale.
La popolazione studentesca è molto variegata per cui c’è bisogno di un intervento educativo allargato che sia attento alla valorizzazione dell’individualità.
Il docente deve creare lo stile più idoneo per avvicinarsi alle situazioni di svantaggio e difficoltà anche se il raggiungimento di tali obiettivi implica maggiore impegno da parte della comunità educante.
Perciò oltre alla formazione adeguata del personale docente è importante una organizzazione di rete che preveda un intreccio di rapporti e di azioni complementari di varie competenze professionali. Un giusto approccio educativo dovrebbe individuare strategie e metodologie di intervento correlate alle esigenze educative speciali, nella prospettiva di una scuola sempre più inclusiva e accogliente, senza bisogno di ulteriori precisazioni di carattere normativo.

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La figura del docente oggi deve assumere sempre di più un ruolo innovativo che va oltre il vecchio ruolo del docente che dà semplici “informazioni” perché non è più sufficiente dare “informazioni”, i giovani hanno un disperato bisogno di ricevere “formazione”. Per questo motivo il nuovo ruolo del docente si deve trasformare da depositario assoluto del sapere a guida propositiva, affinché il discente diventi da semplice ricettore passivo di informazioni a costruttore attivo di conoscenze e di competenze, dunque per fare ciò il docente deve promuovere una nuova trasmissione del sapere capace di abbracciare tutta l’utenza scolastica senza escludere alcuno.
Un soggetto con Disturbi Specifici di Apprendimento, a scuola incontra molteplici difficoltà e queste possono influire sui percorsi di crescita e, sviluppo di capacità e competenze nell’ambito degli apprendimenti e della relazione. Inoltre, può avvenire un senso di duplice sconfitta, sia per l’ambiente scolastico in cui trascorre molte ore e nel quale dovrebbe imparare a crescere, ma nel quale invece non si sente riconosciuto adeguatamente per i propri sforzi, le proprie capacità e le proprie qualità, sia nel contesto familiare che, non preparato adeguatamente sul problema, tende a non dargli credito.

Dunque, soltanto una vera didattica inclusiva è in grado di farsi carico delle problematiche di tutti e di ciascuno e nel fare questo è capace di riconoscere e valorizzare le differenze, sia che riguardino i DSA, sia che abbiano a che fare con i diversi stili cognitivi delle persone. Dunque l’insegnante deve essere versatile perché il tipo di insegnamento a misura unica, ancora presente nelle nostre classi, non è più proponibile per tutti gli studenti.
Questo modo di insegnare che prevede una spiegazione unica per tutti, un libro di testo unico e, un tempo di apprendimento uguale per tutta la classe, verifiche e valutazioni uniformi , può essere molto veloce e pratico ,ma assolutamente non idoneo perché penalizza molti studenti e ne impoverisce molti altri.