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05.03.2026

Anna Ferzetti: “I professori dovrebbero essere i più pagati, ma la società non aiuta e per questo sono demotivati”

Il cinema torna a raccontare la scuola e il mondo degli insegnanti. Con il film Domani interrogo l’attrice Anna Ferzetti veste i panni di una professoressa di inglese che arriva in una quinta di liceo nella periferia romana di Rebibbia per accompagnare gli studenti fino all’esame di Stato. Un racconto che si inserisce in una stagione della serialità e del cinema italiani sempre più attenta al mondo scolastico, accanto a titoli come Un professore con Alessandro Gassmann, La preside con Luisa Ranieri e A testa alta con Sabrina Ferilli.

Il film e i ricordi di scuola

Nel film la protagonista arriva in una classe considerata difficile, composta da ragazzi che sembrano aver già perso fiducia nel futuro. Tra telefonini, pregiudizi e la convinzione che la vita fuori dalla scuola sia già segnata, la docente prova a instaurare un rapporto con gli studenti, guardandoli negli occhi e cercando di capire le loro storie. Per l’attrice è stato anche un modo per tornare con la memoria ai propri anni sui banchi: “Ho rivissuto alcuni momenti della mia infanzia e di un’adolescenza turbolenta. Non ero una studentessa modello, non avevo voglia di studiare. Ero piuttosto ribelle, però ho imparato un sacco di cose. A scuola ho faticato perché mi sentivo inadatta. Ho avuto la fortuna di incontrare una professoressa che mi ha preso per mano, mi ha accompagnato e mi ha fatto capire tante cose: accettare le sconfitte, saper sbagliare e sapersi rialzare”.

La figura centrale del docente

Ma è soprattutto osservando la scuola da madre che Ferzetti ha maturato una riflessione forte sul ruolo degli insegnanti oggi. Al Messaggero ha dichiarato: “Ho vissuto molto la scuola delle mie figlie nel quotidiano. Una va all’università, l’altra è ancora sui banchi. Secondo me è cambiato nel senso che i nostri professori sono sempre meno tutelati. Dovrebbero stare al primo posto, essere i più pagati. Hanno il futuro nelle loro mani. Ai bambini insegnano tutto, da che cosa è successo nella storia a come vivere. I nostri figli passano metà della loro giornata a scuola. Quello dei docenti è un compito difficile e andrebbe tutelato. Invece la società non aiuta e loro sono sempre più demotivati“.

Un messaggio che attraversa anche il film, dove la professoressa – chiamata semplicemente “prof”, senza nome – diventa una figura che prova a costruire un rapporto autentico con i ragazzi. “Per me è stato difficile. È una grandissima responsabilità portare in scena questa donna. Spero che il film possa aiutare a parlare di questo settore abbandonato, non tutelato e non stimolato”. Per Ferzetti, raccontare la scuola oggi significa proprio questo: riportare al centro il valore e la fragilità di chi ogni giorno sta dall’altra parte della cattedra.

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