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La scuola deve essere riformata e non rottamata

Parlare di scuola significa ascoltare i mutamenti sociali.

Prima di adottare provvedimenti legislativi, serve un metodo chiaro: la scuola pubblica va riformata con una presa di posizione netta, non rottamata con tagli burocratici. La centralità di docenti e studenti deve ripartire da obiettivi concreti, misurabili e verificabili all’interno delle comunità scolastiche.

Ce lo chiedono i docenti, che ogni giorno affrontano l’arduo compito di formare le nuove generazioni. È urgente rivalutarne la dignità e il prestigio sociale. Pensiamo al paradosso dei docenti precari o dei supplenti pendolari che spendono gran parte dello stipendio in trasporti e affitti: serve un tetto minimo salariale garantito e tutele reali per la mobilità, oltre a criteri trasparenti nel reclutamento e nella gestione delle cattedre.

Ce lo chiedono gli studenti, che manifestano per ottenere interventi strutturali. Gli esempi delle carenze sono quotidiani: edifici e succursali fatiscenti, “classi pollaio” che rendono impossibile la didattica personalizzata e un’alternanza scuola-lavoro (PCTO) spesso ridotta a burocrazia o a mansioni che nulla hanno a che fare con il percorso di studi.

Serve invece potenziare i laboratori professionalizzanti e dare spazio all’educazione civica con un monte ore stabilito, fornire a ogni docente e studente una rivista Mezzopieno in ogni classe che trasmetta a lezione quello stimolo di dibattito e confronto positivo, aprire a progetti di ricerca e scambi internazionali in visita a una scuola internazionale e aziende.

La scuola non è un’azienda: non serve il nozionismo fine a se stesso, ma un apprendimento continuo
Riformare oggi significa superare la logica del rinvio per proporre un modello basato su umanità, crescita e benessere.

Ciò comporta:

  • Superamento della didattica tradizionale: in un’epoca in cui Google o l’Intelligenza Artificiale forniscono dati istantanei, il docente non deve più solo “trasmettere” nozioni, ma insegnare a verificare le fonti e a sviluppare il pensiero critico.
  • Valorizzazione delle competenze trasversali: coltivare l’intelligenza emotiva e la cooperazione inclusiva (team building), fondamentali per contrastare fenomeni dilaganti come il cyberbullismo e qualsiasi tipo di violenza e discriminazione di genere.
  • Centralità della valutazione formativa: bisogna andare oltre la logica punitiva del voto numerico o dei recenti inasprimenti sul voto in condotta usati come meri strumenti di controllo burocratico. La valutazione deve valorizzare l’errore come momento di crescita e orientamento, restituendole il valore umano che merita.

In questa transizione, la tecnologia deve restare esclusivamente un mezzo. Software didattici e IA sono utili supporti, ma nessun algoritmo potrà mai sostituire l’empatia, l’ascolto e l’alleanza educativa che si creano tra insegnante e allievo quando si intercetta un disagio o si accende una passione.
La manovra di bilancio attuale, al contrario, impone una rottamazione silenziosa riducendo la spesa per l’istruzione pubblica a favore di altre realtà, col rischio di creare scuole di serie A e di serie B. Al contrario, come confermano i dati Eduscopio, i successi universitari e lavorativi nascono dove c’è un forte investimento sulla scuola del territorio.
Il problema non è la carenza di risorse, ma la loro gestione. È necessario, inoltre, reintrodurre una figura ispettiva indipendente per il controllo e la verifica delle scuole, lontana da logiche politiche.
Smantellare il sistema scolastico significa violare l’articolo 3 della Costituzione e danneggiare le generazioni presenti e future. Chiediamo una pianificazione che restituisca alla scuola pubblica il suo ruolo di presidio democratico e di vera palestra di vita.

Domenico Michele Saldutto
Portavoce “Punta Italia” – Movimento popolare e sociale per la vita e il territorio

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