A sentire certuni sembra che la scuola debba preoccuparsi soltanto di formare il cittadino cosciente e critico, mentre sembra quasi sia una colpa volerlo formare anche per il mondo del lavoro. Ma il mondo del lavoro è quello nel quale prima o poi tutti o quasi devono entrare, a meno che non si sia ricchi di famiglia e ci possa permettere di non varcare mai la soglia di un posto di lavoro.
Se il suddetto è l’unico scopo della scuola, allora a che serve che esistano gli istituti tecnici industriali, quelli per geometri/ragionieri/periti commerciali/periti agrari, ecc., cioè scuole che già nella loro stessa denominazione contengono un chiaro riferimento ad un mestiere?
Non solo: se gli studenti escono dalla scuola perfetti cittadini e basta, dove e quando imparano i contenuti che servono loro per inserirsi nel benedetto mondo del lavoro? Le famiglie sono – giustamente – molto sensibili a tutto questo, senz’altro molto più sensibili di tanti che hanno buon gioco a pontificare perché – loro – un introito economico comunque ce l’hanno.
Io (e altri come me), aziendalista convinto, ritengo che la scuola debba servire anche (attenzione: ho detto “anche”) a fornire strumenti atti a trovare un impiego dignitoso e ben retribuito, cosa che molti diplomati e laureati purtroppo non hanno, nonostante tutta la loro crescita civile, democratica e sociale.
Daniele Orla