Secondo Luigino Bruni, docente di Economia all’Università Lumsa di Roma, “dai nostri istituti scolastici non devono uscire dei giovani tecnici che entrano in un mondo lavorativo cambiato rispetto alle competenze acquisite: dovremmo insegnare pensando al gioco del rugby, dove si va avanti andando indietro, dunque riuscendo a custodire la grande tradizione e il patrimonio narrativo che non ha nessun Paese del mondo, sotto forma di cultura, storia, arte, religione, ideali, filosofia”.
L’economista, intervistato dalla Tecnica della Scuola, sostiene che “i nostri studenti studiano l’Odissea, Manzoni, Dante, e questo si fa soltanto in Italia: nessun altro Paese al mondo ha una base umanistica letteraria e di poesia come in Italia. E questo non è un ‘di meno’, ma ‘un di più’”.
La morale dell’intervento del prof. Luigino Bruni è che “prima di smantellare la scuola, chiedendo alle imprese cosa serve loro, e forse neanche loro lo sanno con certezza, io credo che nel tempo che stiamo vivendo, quello dei grandi cambiamenti, la scuola debba stare ferma e cercare di far bene quello che già fa: se va dietro alle mode arriverà sempre tardi e quando i suoi studenti saranno pronti il mondo sarà già cambiato”.
Il professore universitario ha infine detto che “gli insegnanti sono pagati poco e male”, a iniziare dai docenti di sostegno che meriterebbero il “premio Nobel”.