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Aggiornato il 26.08.2025
alle 16:37

La scuola primaria italiana di fronte alle sfide del presente: innovazione, inclusione e benessere

L’analisi che propongo nasce dalla mia esperienza diretta come docente di scuola primaria presso l’Istituto Comprensivo Statale “Parini” di Camposampiero (PD), dove, nell’anno scolastico 2024/2025, ho ricoperto il ruolo di Tutor di Istituto. Questo incarico mi ha consentito di unire riflessioni teoriche e osservazioni di campo, elaborando una lettura critica delle sfide che oggi caratterizzano la scuola primaria italiana. Si tratta di un segmento fondamentale del sistema educativo, cuore del primo ciclo di istruzione, che si trova oggi immerso in trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche di portata globale. La globalizzazione, i mutamenti demografici, la crescente diversità linguistica e culturale, insieme a un’accelerata digitalizzazione, impongono un ripensamento organico delle finalità educative e una revisione approfondita delle pratiche didattiche e organizzative.

Le Indicazioni Nazionali per il curricolo 2025, in coerenza con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e con la Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, pongono al centro il diritto all’apprendimento e allo sviluppo di ciascun alunno, riconoscendo l’unicità e le potenzialità di ognuno. Tale orientamento, coerente con la Strategia Europea per lo Spazio Europeo dell’Istruzione 2025, mira a formare cittadini competenti, consapevoli e partecipi della vita democratica.

L’aggiornamento del curricolo nazionale rafforza l’impostazione per competenze, promuove l’interdisciplinarità e incoraggia una didattica attiva, fondata su approcci che valorizzano la collaborazione, la sperimentazione e il protagonismo dello studente. Si tratta di una prospettiva che trova ispirazione nella “mente assorbente” di Maria Montessori, capace di descrivere la straordinaria predisposizione del bambino a interiorizzare esperienze e conoscenze nei primi anni di vita, e nella “zona di sviluppo prossimale” teorizzata da Lev Vygotskij, che individua lo spazio di apprendimento potenziale raggiungibile grazie alla mediazione di adulti competenti e alla cooperazione con pari più esperti. Anche la visione di Gianni Rodari, per il quale immaginazione e creatività rappresentano motori imprescindibili della crescita cognitiva, si inserisce in questo quadro, in sintonia con le indicazioni del Quadro Europeo delle Competenze Chiave e con le finalità dei programmi comunitari come Erasmus+ e Creative Europe, che sostengono l’innovazione metodologica e lo sviluppo di pensiero critico e creativo.

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, il divario digitale rimane un ostacolo significativo, che penalizza in particolare gli studenti residenti in aree interne o provenienti da contesti socio-economici fragili. Gli alunni con background migratorio e competenze linguistiche ridotte risultano particolarmente vulnerabili a tale rischio. Le Indicazioni 2025, in armonia con il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali, che riconosce a tutti il diritto a un’istruzione inclusiva e di qualità, promuovono l’impiego di mediatori linguistico-culturali, percorsi intensivi di alfabetizzazione in italiano L2 e un approccio didattico personalizzato ispirato all’Universal Design for Learning. Al tempo stesso, cresce la preoccupazione per l’uso eccessivo di dispositivi digitali in età scolare, un fenomeno che incide sulla capacità di concentrazione, sulla lettura profonda e sulla competenza della scrittura manuale. In un contesto in cui i dati INVALSI segnalano la persistenza di livelli elevati di analfabetismo funzionale, diventa prioritario rafforzare la comprensione del testo e la padronanza della lingua scritta, in linea con le conclusioni del Consiglio dell’UE del 2021 sul miglioramento della qualità dell’istruzione di base.

Alle sfide di natura pedagogica si aggiungono quelle strutturali, come la carenza di personale docente, il sovraffollamento delle classi e l’obsolescenza di parte degli edifici scolastici. Le azioni previste dal PNRR e dalle Indicazioni Nazionali 2025 mirano a intervenire su più fronti, dalla riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici — in coerenza con la Direttiva UE 2010/31/UE sul rendimento energetico — alla riduzione del numero di alunni per classe, fino al rafforzamento della formazione in servizio, che non si limita alle competenze digitali ma include anche la didattica relazionale e l’educazione interculturale. In questo scenario, l’insegnante è chiamato a svolgere il ruolo di regista educativo, capace di orchestrare un ambiente di apprendimento stimolante, inclusivo e orientato allo sviluppo dell’autonomia personale, in linea con le raccomandazioni del Quadro europeo per la qualità nell’educazione e cura della prima infanzia.

Il contrasto alla dispersione scolastica, che pur manifestandosi in modo più evidente nella scuola secondaria trova spesso radici già nella primaria, richiede interventi mirati e precoci sulle difficoltà linguistiche e sulle fragilità socio-economiche. Le politiche educative italiane, in coerenza con il Target 4 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e con l’obiettivo strategico dell’Unione Europea di ridurre il tasso di abbandono scolastico sotto il 9% entro il 2030, sottolineano l’importanza del patto educativo di corresponsabilità e della costruzione di una comunità educante che coinvolga scuola, famiglie, enti locali e associazioni. Cresce inoltre la consapevolezza che il benessere psico-fisico e relazionale costituisca una condizione imprescindibile per l’apprendimento. In questo senso, normative e linee guida come la Legge 71/2017 sul cyberbullismo, le Linee di orientamento 2021 e la Strategia Europea per i Diritti dell’Infanzia 2021-2024 sostengono la diffusione di pratiche educative capaci di promuovere empatia, rispetto delle diversità e competenze di cittadinanza, prevenendo fenomeni di esclusione, discriminazione e violenza, sia negli spazi scolastici sia in quelli digitali.

Giuseppe Criscenti

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