Gaetano Cosentini, studioso, classicista e critico letterario ragusano, festeggia il suo cinquantesimo libro con un saggio singolare, per temi e scopi: “Antiche memorie”, SmartStampa, 11,00 Euro. Che è un excursus storico e letterario, artistico e mitologico attorno alle tante avventure, tra odi e amori, metamorfosi e vendette, gelosie e avventure, creatività e fantasie succedute nella nostra Sicilia, nel corso dei secoli, dentro saghe e leggende, racconti e saggezza popolare, acchiappati per lo più tra gli scrigni dei racconti dei classici greci e latini.
Dai primi documenti rilasciati dai coloni greci, ai viaggiatori, come Guy de Maupassant, in giro per l’Isola nell’ultimo baluginio del Grande Tour. Con lo stile alto e coinvolgente che ha sempre contraddistinto i suoi scritti, Cosentini entra con disinvolto accredito culturale tra le rappresaglie della mitologia classica, dentro cui si muove con la nota levità, seguendo in qualche modo una sorta di filo rosso attorno a cui attorciglia le sue scoperte e le sue volute simbiotiche.
Un excursus fra l’altro che ama fare incursioni soprattutto nella parte orientale dell’Isola, dove le vicende raccontate dai poeti antichi nel corso dei millenni hanno avuto notevole impatto anche nella formazione e nella definizione di luoghi e città, di eventi e modi di dire.
La Sicilia dei greci che, a differenza di quella punica, ama crogiolarsi ancora sulle ali delle fantasie storiche-mitologiche e popolari, che hanno dato alla fine connotazione e volto al popolo siciliano e alla tanto citata e contradditoria “sicilitudine”.
Ama il Nostro, fra l’altro, raccontare, nel grande vaso dei miti più ancestrali, quelli meno noti, i più nascosti nei resoconti dei grandi classici, e ridare loro consistenza e vita, insieme ai riferimenti più singolari per spiegare il mondo e i colori che ci coinvolgono e dai quali abbiamo tratto nutrimento, spesso perfino inconsapevole.
Cantore raffinato, Cosentini, in questo suo ultimo lavoro, riafferra i suoi veri interessi e la sua vera arte divinatoria, imbracciando la cetra dalle sette corde di Dionisio, con cui scaglia al lettore i suoi dardi di “memorie”, come quelli tramandati da un Odisseo umano e moderno, tra le braccia di una appassionata Calipso, oppure da una Aretusa, innamorata, ma tradotta suo malgrado in fontana, di perenne lacrime di vita. Da cui le storie sul papiro siracusano e le vicende di Artemide, che riportano ai miti lunari e alle religiosità, tra il pagano e il cristiano, ancora in uso tra le tante realtà dell’Isola di Trinacria.