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Prima Ora - Notizie del 21 luglio

21.07.2026

Marsilio pubblica “Gli Atti degli Apostoli”: la nuova edizione critica che riscrive le origini del cristianesimo

In libreria, per Marsilio Firmamenti, la collana diretta da Maurizio Bettini, Massimo Cacciari, Luigi Garofalo, e col sostegno della Fondazione Cassamarca di Treviso, fra le cui finalità filantropiche c’è pure quella della diffusione della cultura, “Gli atti degli Apostoli” (850 pp., 70,00 €), a cura di Adriana Destro e Mauro Pesce.

E questo poderoso volume, con testo greco a fronte, ne dimostra la concreta volontà e gli obiettivi, considerato pure che tiene conto di tutte le note critiche, le indicazioni storiche, i riferimenti testuali che nel corso dei secoli si sono avviluppati attorno a questo straordinario, prezioso testo che racchiude i fondamenti del cristianesimo dopo la predicazione di Gesù che, ricordiamolo, si rivolgeva solo agli ebrei. Contenuti nel Nuovo Testamento, insieme ai Vangeli, gli Atti furono scritti probabilmente fra l’Ottanta e il Novanta dopo la morte di Cristo, per cui costituiscono, oltre che l’impianto teologico della nuova dottrina rivolta ormai al mondo conosciuto, anche la narrazione, in qualche modo precisa, di un periodo storico, di una condizione umana e di un mondo speciale in evoluzione, del quale si riassumono i contorni più netti.

Inoltre, dall’esame scientifico del testo, si fa sempre più precisa la possibilità che l’opera sia stata scritta da un unico autore. E non già dall’evangelista Luca, come una certa tradizione pretende, ma, secondo i curatori e sulla base di dettagliate analisi della struttura sintattica, da un “giudeo di lingua greca”, colto e conoscitore della letteratura ellenistica-romana e dunque di un intellettuale raffinato che scrive col preciso intento di diffondere il Verbo nell’intero universo impiantato dai romani.

Vengono pure rilevati, in questo del tutto nuovo esame critico degli Atti, le implicazioni antropologiche e sociologiche disseminati nell’opera, insieme al rapporto tra religione e potere, ulteriormente specificato coi riferimenti giuridici legati alla predicazione di Gesù, alle sue idee di uguaglianza, di comunione dei beni, di salvezza e di giustizia sociale, mentre si indica l’avvento del Regno di Dio come estremo riscatto dalla povertà morale e materiale dell’uomo, compresa la malattia.

Sicuramente ancora permane il ruolo subalterno della donna, non però più quello della schiavitù, coi commenti relativi al lascito egualitario di Cristo e dunque con le implicazioni alla preghiera, ai miracoli, agli esorcismi, che sono prodigi lontani dal concetto di magia nera, come erano intesi dai pagani.

Gli Atti aprono, anche su questo versante, spaccati sociologici di una intera epoca, mentre il cristianesimo inizia la sua avanzata nella complessa struttura della società imperiale romana, dentro cui troverà in seguito la sua roccaforte.

“Gli Atti”, chiosano i curatori, introducendo questo atteso testo critico, “attribuiscono ai seguaci di Gesù e alle loro aggregazioni una serie di comportamenti e pratiche che dal punto di vista antropologico e storico-religioso si possono definire forme di contatto con il soprannaturale”, anche nell’uso della parola, quella che fu all’origine del mondo, fluida e potente, affinché il cristianesimo evolvesse fuori dal mondo giudaico, invadendo l’universo.

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